Una Federazione per il risparmio gestito

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di Redazione 9 Giugno 2008 | 16:00
Assumiamoci le nostre responsabilità e reagiamo. Così può essere sintetizzato l’intervento di Pietro Giuliani, presidente del gruppo Azimut, al convegno annuale di Assoreti svoltosi il 7 giugno a Rimini. “Anche se i numeri rivelano le grandi capacità distributive dei promotori finanziari, questo è un canale che non riesce a crescere. I clienti sono ‘ancora’ 4 milioni” ha subito sottolineato Giuliani. “E’ evidente che ci troviamo di fronte a una crisi sia di prodotto sia distributiva”.

E nasce da questa constatazione l’idea lanciata dal presidente di Azimut di creare una Federazione del risparmio gestito. “E’ il momento di coordinare e fondere le associazioni. [a]Assoreti[/a], Assogestioni e Anasf possono unirsi e creare un unico soggetto, una federazione che rispetto al mercato sia più forte – ha urlato a gran voce Giuliani – Basta logiche di campanili, non preoccupiamoci delle ‘poltrone’ e andiamo verso questa direzione. In queste condizioni è questa la soluzione da seguire”.

Una provocazione? Niente affatto, Giuliani crede veramente in questo progetto anche perché è ben consapevole che nei prossimi “sei/dodici mesi le banche non cambieranno atteggiamento sul fronte risparmio gestito, industria che, nel lungo periodo, non può però perdere il proprio valore. E’ un settore che risponderà e reagirà alla crisi, ma dobbiamo lavorare bene adesso – ha sottolineato Giuliani – Se il mercato ti punisce vuol dire che hai sbagliato”, e non puoi limitarti ad attaccare le regolamentazioni.

Sarà l’effetto Draghi, sarà la grinta di un leader del risparmio gestito (il gruppo Azimut è tra i pochi a poter vantare nel mese di maggio una raccolta netta positiva, ndr), o entrambi i fattori, poco importa. Di sicuro Pietro Giuliani è stato l’unico a voler affrontare di petto la crisi, senza nascondersi dietro a vane giustificazioni. “Non pecchiamo di miopia” ha ribadito più volte il presidente di Azimut, “guardiamo ai nostri errori e cambiamo rotta”. Ovvero rivediamo i modelli distributivi che non funzionano, cambiamoli. E a chi non vuole cambiare l’invito di Giuliani è stato chiaro: “uscite dal mercato”. Il mercato consente a diversi modelli di funzionare (e molti funzionano bene) ma ci sono realtà che rimangono miopi e perseguono strade non vincenti. Queste realtà hanno solo due possibilità: cambiare o chiudere.

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