Si sgonfia l'industria hedge in aprile

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di Marco Mairate 11 Giugno 2008 | 14:15
Se dovesse tirare il freno l’industria hedge? Per ora il pericolo sembra lontano con un mercato che si avvicina a tre trillioni di dollari di masse gestite e che ‘offre’ il meglio in termini di gestione patrimoniale. Detto questo, anche gli hedge ‘piangono’ soprattutto se le performance non giustificano la formula commissionale classica del 2% – 20%.

Per la prima volta in sei anni (e mezzo) l’industria globale dei fondi hedge subisce un rallentamento, sintomo che tutta l’industria del risparmio (che sia alternative e non) paga l’attuale incertezza economica.

Sono 5,9 i miliardi di dollari usciti dalle casse dei fondi hedge in aprile, dato che si scompone in 9,4 miliardi di dollari di riscatti per i fondi single manager e 3,5 miliardi di raccolta per i cugini fondi di fondi.

Per vedere un simile esodo, scrive il report pubblicato da Barclays, TrimTabs and BarclayHedge, bisogna tornare indietro al dicembre 2005 quando gli hedge ‘persero’ clienti per 2 miliardi di dollari o nel 2001, quando un mese dopo l’attentato delle torri gemelle, i riscatti toccarono il record di 6,1 miliardi di euro.

Quali motivazioni?

Tra le cause di questo esodo anomalo (le masse dei fondi hedge crescono pressoché ininterrottamente da dieci anni) la delusione degli investitori per le mediocri performance di marzo e aprile, quando i gestori alternativi non sono riusciti a battere l’indice S&P 500. Per esempio tra le strategie hedge analizzate da Barclays, la totalità (14) hanno registrato performance sotto la media nei primi quattro mesi dell’anno.

In particolare i cosidetti gestori Fixed Income, che dal gennaio 2000 hanno generato una performance annualizzata del 6,4%, nei primi quattro mesi del 2008 hanno perso oltre il 17 percento.

Tanto è bastato ai ricchi clienti dei fondi hedge per prendersi una pausa e riscattare parte degli asset investiti, con l’idea (forse) di tornare sul mercato quando i tempi saranno più maturi.

Long Short contro Managed Futures

Un dato interessante dello studio è il ribilanciamento dei patrimoni tra le diverse strategie. Se storicamente i gestori Long/Short Equity hanno sempre fatto la parte del leone nella raccolta, oggi, quegli stessi gestori subiscono riscatti per 6,2 miliardi di dollari, pari al 2,9% delle masse totali della strategia.

A tirare la volata invece sono Cta e Distressed Securitites. Nel primo caso, i gestori che operano sui future di valute, materie prime, indici azionari stanno cavalcando l’onda di entusiasmo per le commodity con una raccolta di 5,3 miliardi di dollari (7,3% degli asset gestiti).

Discorso diverso per i gestori che operano su compagnie o debiti distressed: in questo caso la raccolta positiva (+2,6 miliardi di dollari) è la più ampia dei primi quattro mesi del 2008 e riflette l’atteggiamento prudenziale (per non dire pessimista) degli investitori verso i bilanci delle aziende e il quadro economico.

Grande è bello

La ricerca, infine, sottolinea come i fondi più grandi (quelli con masse superiori ai 5 miliardi di dollari) hanno superato il crollo dei mercati relativamente bene, con una crescita delle masse del 4,5% nei primi quattro mesi dell’anno, mentre i fondi più piccoli (quelli con asset inferiori ai 200 milioni di dollari) hanno registrato riscatti pari al 3,9 percento delle masse.
 

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