Philip ‘Iron Man’ Falcone

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di Marco Mairate 21 Giugno 2008 | 11:00
Sono ancora le materie prime a sostenere le performance del mercato. Con una scommessa sul comparto delle commodity, l’hedge fund manager Philip Falcone da una scossa all’industria hedge mettendo a segno la prima vittoria del 2008. Ancora una volta intuito, capacita di analisi e una buona dose di sfrontatezza sono le caratteristiche essenziali per diventare un buon trader.

Tra i ritorni (modesti) messi a segno dai fondi hedge del 2008 (-1,45% da inizio anno secondo CS/Tremont)  sono pochi i gestori che possono vantare rialzi a due cifre.

Tra questi spicca il nome di Philip ‘Iron Man’ Falcone (nella foto) che in meno di 6 mesi è riuscito a portare i suoi due fondi Distressed in cima al mondo degli hedge.

Falcone, 45 anni, ex trader prodigio di Barclays Capital specializzato in junk bond (uno di quei business che hanno la fama di molti manager di Wall Street negli anni ottanta) lo scorso anno si è aggiudicato la seconda posizione tra i manager più pagati al mondo con 1,5 miliardi di dollari di performance generate.

Anche il 2008 sembra iniziare bene: secondo il New York Post, infatti, il rendimento dei due fondi Distressed da lui gestiti  segna un rialzo prossimo al 30 percento.
 

Come è possibile guadagnare in un mercato dove tutti fanno acqua? La risposta risiede in una piccola azienda dal nome Cleveland Cliffs e nell’incredibile intuito da stock picker dello stesso Falcone.
 

La piccola azienda estrattiva con sede nell’Ohio si è dimostrata una ‘miniera d’oro’ per Falcone e suoi clienti. Cleveland Cliffs, infatti, produce il cosiddetto “Iron Ore” (ferro non trattato e uno dei componenti essenziali per la produzione di acciaio) materia prima  il cui prezzo che negli ultimi mesi ha subito una brusca accelerazione al rialzo spingendo di conseguenza il valore della società da 43 dollari  per azione a 102 dollari (101,58 l’esatta chiusura di venerdì 13 giugno).

A sostenere l’andamento della società (o meglio della materia prima che estrae) è stata l’impennata violenta  della richiesta mondiale di Iron Ore dopo che le inondazioni degli ultimi mesi hanno bloccato l’operatività in diverse miniere australiane (terzo paese produttore al mondo con 270 milioni di tonnellate l’anno). 

Falcone, grazie al suo intuito, è riuscito a cavalcare gran parte di questo uptrend prendendo posizioni sul titolo nei primi mesi dell’anno, fattore che ovviamente si è ripercosso in maniera molto positiva sull’andamento del fondo.
 

Un deposito di Iron Ore, materiale essenziale per la produzione di acciaioMa falcone non è nuovo a questi exploit. Lo scorso marzo, in piena crisi finanziaria, Harbinger Capital Partners è riuscita (insieme a pochi altri gestori hedge) a sfruttare la debacle di Bear Stearns e a guadagnare ‘shortando’ sulla discesa impetuosa del titolo finanziario (dal primo gennaio al 20 marzo il titolo perse oltre il 93% del suo valore).

Falcone, che aveva posizioni ’corte’ sul titolo dalla scorsa estate (quando il gruppo guidato dall’allora Ceo Jimmy Cayne valeva oltre 140 dollari), chiuse la sua posizione intorno a 5 dollari per azione, mettendo a segno un guadagno miliardario.

Ora Falcone, che attraverso Harbinger gestisce 25 miliardi di dollari (a gennaio ne gestiva solo 19 miliardi ndr) punta a battere il primato di John Paulson, altro eccellente manager che lo scorso anno è riuscito nell’impresa titanica di guadagnare miliardi di dollari mentre il mercato finanziario implodeva su se stesso.
 

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