Mercati asiatici: calma apparente

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di Redazione 17 Giugno 2008 | 06:49
Proprio alla vigilia dell’apertura ad Annapolis, in Maryland, di colloqui di alto livello tra il ministro del Tesoro americano, Henry Paulson, e il vicepremier cinese Wang Qishan, Stati Uniti e Cina hanno annunciato a Washington di aver firmato 35 accordi commerciali, in particolare nel settore dell’alta tecnologia e delle comunicazioni, per un valore complessivo di 8 miliardi di dollari.

In una mattina di calma apparente per i mercati asiatici, possiamo scorgere dietro le quinte del teatro finanziario le mani che spostano e preparano le nuove scenografie.

Proprio alla vigilia dell’apertura ad Annapolis, in Maryland, di colloqui di alto livello tra il ministro del Tesoro americano, Henry Paulson, e il vicepremier cinese Wang Qishan, Stati Uniti e Cina hanno annunciato a Washington di aver firmato 35 accordi commerciali, in particolare nel settore dell’alta tecnologia e delle comunicazioni, per un valore complessivo di 8 miliardi di dollari.
Che americani e cinesi si trovino a parlare di accordi tecnologici, piuttosto che di accordi energetici e valutari non vi suona strano? Ed è ancora più strano che si trovino a discutere di tecnologia proprio nel giorno in cui è divenuto ormai evidente che non serve a frenare la corsa dell’oro nero nemmeno l’annuncio che l’Arabia Saudita è pronta ad aumentare la propria produzione di petrolio.
E’ bastata peraltro una notizia vecchia di 2 giorni ossia quella della chiusura di una piattaforma petrolifera al largo della Norvegia, miscelata all’effetto del dollaro debole, per riaccendere i prezzi del greggio che e’ arrivato a sfiorare quota 140 dollari al barile.

Il quadro generale continua dunque a non essere chiaro. Tutti si dichiarano favorevole ad un dollaro forte e questa notte in Asia il dollaro viene venduto a piene mani. Tutti si dichiarano favorevoli, compresi i produttori, ad avere un prezzo del petrolio più basso e ogni giorno assistiamo ad un nuovo record al rialzo.

E visto che il quadro generale è illeggibile, provo a cercare ispirazione nei particolari. E’ interessante notare come questa mattina in Corea le quotazioni di Doosan Heavy Industries & Construction, ossia il primo costruttore di centrali elettriche del paese, ma che ha grosse commesse in Cina, stiano calando di oltre il 5%. Che cosa anticipa il mercato? Un drastico calo della crescita cinese o la scommessa che in Cina determinate attività industriali a forte consumo energetico verranno dismesse a favore di attività energeticamente sostenibili?

Sino all’ appuntamento olimpico probabilmente non cambierà nulla, perché la Cina sta sostenendo uno sforzo senza precedenti ad alto impiego energetico che non puo’ al momento essere fermato. Ma in seguito, con i riflettori spenti, probabilmente il piu’ inquinante ed ingombrante carbone ritornerà a prendere il posto del petrolio.

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