Il barile di 'carta'

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di Marco Mairate 18 Giugno 2008 | 15:00
E’ guerra aperta sul petrolio. Ora che il greggio è arrivato a 140 dollari al barile i Governi di tutto il pianeta (compresi quelli dell’area Medio Orientale) si sono accorti che l’andamento del prezzo del greggio è sempre più (s)correlato dall’economia reale. Ovviamente tutti puntano il dito contro tutti ma nessuno sa dire quanto vale un barile di petrolio (davvero) e come frenare la corsa dei prezzi.

Lo scorso anno a quest’ora (pressapoco) il prezzo di un barile di petrolio (brent) era all’incirca di 70 dollari al barile. Oggi il prezzo del barile è di 134 dollari, più o meno un incremento del 90% nel giro di pochi mesi.

Ovviamente non è possibile spiegare questa incredibile impennata con la solita domanda in eccesso proveniente da Cina e India, per questo motivo ci devono essere altri fattori dietro un simile rialzo.

Da un punto di vista prettamente finanziario il fenomeno del Contango può in parte spiegare perchè il contratto future sul petrolio (regolarmente scambiato sul circuito Nymex di New York o sul Intercontinental Exchange di Londra) prezza ad un valore più alto dello stesso bene che rappresenta se fosse consegnato nell’immediato.

Il contango o “forward premium“, è infatti il termine che viene utilizzato nei mercati delle commodities per individuare la differenza positiva tra il prezzo spot e uno dei prezzi futures per una data commodity.

Sebbene si possa sostenere che debba accadere l’inverso (cosa che accade nel caso di “backwardation“), cioè che i prezzi futures debbano essere minori del prezzo spot come premio per l’impegno preso dall’acquirente, con le commodities il contango è generalmente verificato a causa della presenza di alcuni costi aggiuntivi (trasporto, consegna, stoccaggio, etc.) che gravano sui prezzi futures. Questo spiega perchè il prezzo spot del future con scadenza dicembre è più elevato di quello che verrà consegnato in luglio.

In breve, l’investitore paga oggi un sovrapprezzo ai raffinatori (e altri soggetti che operano in questo mercato) perchè comprino e stocchino il petrolio oggi per poi venderlo nel futuro.

Ma questo gap temporale tra contratti (ad oggi quantificato in pochi dollari tra un contratto e l’altro) non può spiegare come mai nel giro di pochi anni gli investimenti nei future sull’oro nero sono passati da 60 miliardi di dollari del 2004 agli oltre 150 miliardi di dollari di oggi.

 

“Nel 2007 è sensibilmente aumentato l’afflusso di capitale speculativo nel mercato delle commodity dove i controlli sulle transazioni sono molto meno rigidi che in passato, quando si adottavano dure regole sul pagamento dei margini di garanzia, che sono sempre serviti per distinguere la speculazione pura dalle normali operazioni di copertura del rischio (hedging)”, ha detto il presidente dell’Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, nell’intervento all’assemblea annuale dell’associazione.


“Tenendo conto delle migliaia di opzioni sul petrolio, quelle che il mercato dei derivati offre anche sui prodotti finiti, si arriva ad un volume complessivo di future negoziati pari a 1,8-2 miliardi di barili al giorno, rispetto ad una produzione fisica di 87 milioni. In pratica, la carta muove un volume 20-25 volte superiore a quello reale”, ha detto De Vita, che condivide la proposta del ministro dell’Economia Giulio Tremonti di alzare i margini di deposito per frenare la speculazione.

 

I numeri del petrolio: Quanto ne abbiamo

Secondo i dati forniti dal gruppo petrolifero British Petroleum nessuno conosce esattamente quanto petrolio esiste sotto la superficie terrestre (terra o mare che sia). Non è nemmeno quindi possibile stabilire quanto petrolio sarà possibile estrarre nei prossimi anni.

Tutti i dati, nell’ipotesi migliore, rappresentano solo delle stime. Anche lo stesso termine “riserve” può assumere diverse accezioni: risorse ultimi scopribili, comprovate, probabili ecc. (vedi grafico sotto)

Riserve di petrolio 'comprovate' (dati aggiornati al 2007, Fonte:BP)

Quanto se ne produce

Nel 2007 la produzione globale di petrolio è scesa di 126.000 barili al giorno, pari ad un decremento dello 0,2% per un totale di 81,5 milioni di barili prodotti al giorno. La quota prodotta globalmente da Africa, Asia e FSU è cresciuta nel 2007, mentre Medio Oriente, America del Nord, America Latina ed Europa hanno perso terreno. Un trend che ormai prosegue da lungo tempo.


Quanto se ne consuma

Il consumo globale di petrolio è cresciuto di 1 milione di barili al giorno nel 2007, in aumento rispetto il 2006 quando l’aumento fu di 0,9 milioni di barili al giorno. Cina e Medio Oriente sono i principali ‘responsabili’ dell’aumento netto del consumo mondiale di petrolio.

Mappa del consumo di petrolio mondiale procapite (Dati in tonnellate, Fonte: BP)
 

La speculazione sostiene i prezzi

Differente l’opinione di Pasquale De Vita secondo cui, “Stando alle ultime rilevazioni dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), nel primo trimestre del 2007 si è avuto un eccesso di domanda pari a circa 600 mila barili al giorno, mentre nel primo del 2008 ci si è trovati nella situazione opposta, cioè con un surplus di offerta di circa 400 mila barili al giorno. Eppure i prezzi nello stesso periodo sono cresciuti più del doppio“.

 

Secondo il presidente dell’Up tra i fattori che influenzano maggiormente sui prezzi del greggio figurano “l’enorme liquidità internazionale, favorita da politiche monetarie espansive adottate nei principali Paesi avanzati, in particolare negli Stati Uniti, e l’eccessiva svalutazione del dollaro che, come ha recentemente affermato il governatore della Federal reserve americana, Ben Bernanke, giustificherebbe un terzo dell’attuale rincaro del petrolio”.

Barile di carta.
 

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