Il pericolo inflazione è molto emergente

A
A
A
di Redazione 14 Luglio 2008 | 12:00
Il rialzo dei prezzi non tocca solo UE e USA, ma sta crescendo negli “emerging market”. E sfocerà in una nuova fase di tassi in salita.I paesi “evoluti” dovranno accettare rincari dell’import e ristrutturare l’offerta di export. L’esperienza dell’America Latina degli Anni ’80 non rende ottimisti sull’esito di adeguate politiche monetarie.

di Allan Conway
e Nicholas Field

Nel 2007, al dipanarsi della crisi creditizia negli USA, era opinione prevalente che la crescita dei mercati emergenti sarebbe rallentata nel 2008, restava soltanto da stabilire in che misura. Ora, nel 2008, siamo a chiederci se l’accelerazione della crescita che ha caratterizzato questi paesi negli ultimi mesi non sia eccessiva e possa scatenare un’inflazione incontrollata. Non vi sono dubbi sul fatto che l’inflazione abbia significativamente rialzato la testa negli ultimi mesi. L’accorpamento del dato inflazionistico dei diversi paesi secondo queste modalità, non offre sempre risultati validi. Ciononostante, permette di sottolineare che l’inflazione, dopo il declino e la stabilizzazione su livelli contenuti, ha ripreso ad accelerare dalla metà del 2007 nei maggiori mercati emergenti. Trattandosi di inflazione headline, mostra gli effetti degli aumenti del prezzo di alimentari ed energia. Ma dato che uno dei miglioramenti più evidenti degli indicatori macroeconomici per i mercati emergenti in questi anni è stata la disinflazione, l’attuale svolta è preoccupante.
Di primo acchito, pare sia mancata una risposta a livello di politica economica. Finora non si è registrato alcun inasprimento delle politiche monetarie.
L’inflazione headline
Vi sono due temi economici globali di lungo termine che hanno innescato delle pressioni inflazionistiche negli ultimi anni. Il primo è legato alla domanda, il secondo è un effetto monetario. La domanda di materiali è cresciuta in maniera esponenziale in tempi recenti, sulla scia della continua industrializzazione dei paesi BRIC, in particolare della Cina. L’ultimo quinquennio ha rappresentato l’inizio di un processo, articolato su 30 – 50 anni, di normalizzazione della ricchezza dei mercati emergenti rispetto ai mercati sviluppati e, quindi, ci troviamo in un cosiddetto “superciclo delle materie prime”.
L’offerta è riuscita faticosamente a tenere il passo con l’incremento marcato della domanda, ma in ultimo assisteremo a una normalizzazione, con un aumento dell’offerta e della produttività. Ad esempio, l’agricoltura è attualmente improduttiva in Cina e India, con livelli di produttività attestati attorno ai valori registrati in Europa Occidentale e USA all’inizio del 20° secolo. Ci sono ampi spazi per un miglioramento della produttività, ma si tratta pur sempre di un effetto a lungo termine e nel frattempo un elemento chiave per la normalizzazione di offerta e domanda rimarrà un deciso aumento dei prezzi. Ma la questione monetaria per eccellenza è costituita dalla politica accomodante negli USA e dalla debolezza del dollaro.
Senza entrare nel dibattito dell’inflazione core e di quella non core dobbiamo chiederci se l’attuale inflazione headline sia esclusivamente basata sul cibo e se sia transitoria. Ma si tratta di una domanda a cui è difficile rispondere con certezza. Sicuramente in Cina una buona parte di quest’inflazione degli alimentari è stata causata dalla sindrome riproduttiva e respiratoria dei suini. Quindi l’inflazione forzata dovrebbe ridursi nei prossimi mesi man mano che crescerà il numero di animali allevati. Anche se non mancano segnali a testimonianza di una diffusione dell’inflazione e di un aumento delle pressioni salariali.
Il problema, in questa discussione, è che nessuno sa effettivamente se gli effetti recenti dei prezzi di alimentari ed energia siano destinati ad assumere un carattere permanente. E quando si arriverà a determinarlo, potrebbe essere tardi per un’azione delle banche centrali.

Controllo monetario
Nei mercati sviluppati è prassi disporre di una banca centrale indipendente, pronta a prendere decisioni impopolari in materia di rialzo dei tassi di interesse per contrastare l’inflazione. E’ altresì prassi indicare dei parametri massimi per il costo del denaro a livello nazionale e consentire la fluttuazione dei tassi di cambio. Tuttavia, la situazione nei mercati emergenti è meno cristallina. Nella vasta gamma di strutture istituzionali per le politiche monetarie, ben poca attenzione è dedicata alla lotta all’inflazione.  […]


Trovi l’approfondimento completo
sui consulenti e
gli scenari macroeconomici
su ASSET di luglio

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo
NEWSLETTER
Iscriviti