Strutturati e bloccati

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di Redazione 2 Luglio 2008 | 08:15
Passione, dedizione totale alla clientela ed elevata professionalità. Secondo Daniele Bozzalla, private banker di Banca Fideuram, sono queste le linee guida che i futuri promotori finanziari dovranno seguire per rilanciare un settore in crisi, ma che presenta ottime opportunità di miglioramento.

Lei ha festeggiato da poco i 40 anni di attività. Può indicarci come si è evoluta nel tempo la sua professione?
Quando nel 1968 iniziai l’attività con Banca Fideuram collocavo un solo fondo, il Fonditalia. Oggi, invece, posso proporre quasi 2.000 fondi di 18 diversi gestori internazionali, aprire conti correnti, operare in titoli, assicurazioni, sono quindi in grado di fare una consulenza a 360°. L’evoluzione della professione si è basata sul graduale sviluppo di queste possibilità che all’inizio degli anni ‘90 hanno avuto un’accelerazione, perché l’Italia è stata finalmente autorizzata a investire liberamente all’estero.

Da più di un anno l’industria del risparmio gestito è in crisi. Secondo lei su quali fattori si deve puntare per invertire questo trend?
Abbiamo alle spalle uno dei periodi più difficili mai vissuti sui mercati azionari. Il crollo dei titoli tecnologici nel 2000, la crisi della “finanza creativa” innescata dai mutui subprime ancora in atto e il forte deprezzamento di dollaro e yen. Devo dire che i recenti ribassi hanno colpito un mercato azionario tutt’altro che gonfiato, e le azioni stanno patendo le conseguenze dei timori di ulteriori perdite nei bilanci di molte banche e di una dura recessione che probabilmente non vi sarà. In Italia questi eventi hanno creato ansia e confusione, ma nonostante ciò i promotori hanno saputo aiutare i risparmiatori a prendere le decisioni in modo razionale senza farsi condizionare dall’emotività. Bisogna, quindi continuare così, anche se l’introduzione di una moderna cultura del risparmio ha bisogno di tempo e i promotori avranno un ruolo fondamentale in questo.

Secondo alcuni critici le reti veicolerebbero i risparmi degli investitori su prodotti poco trasparenti ma più redditizi per gli intermediari. Qual è la sua opinione a tal proposito?
Non sono d’accordo con questa affermazione, ritengo, invece che le banche, non avendo un personale sufficientemente qualificato per “vendere” consulenza allo sportello, né tantomeno per creare un’asset allocation adeguata del portafoglio del cliente, abbiano creato nuovi strumenti come i prodotti strutturati, che bloccano il capitale per molti anni, garantendo quasi sempre l’investimento a scadenza e, solo a volte, anche un modesto interesse al cliente. In questo modo, però si immobilizzano grandi masse di capitali e si garantiscono solo buoni ritorni economici per gli istituti di credito a scapito dei risparmiatori.

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