I "Campioni" di borsa del 2008

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di Marco Mairate 1 Luglio 2008 | 16:00
L’anno 2008 verrà ricordato non solo per il prezzo del petrolio alle stelle o per il caro alimentari, ma anche e soprattutto per l’enorme sell-off che si abbattuto sui mercati finanziari che hanno visto evaporare nel giro di pochi mesi quasi tre anni di rialzi. Di seguito una breve carrellata dei’Campioni’ del 2008 con tanto di performance borsistica degli ultimi 12 mesi.

Il mese di luglio inizia nel modo peggior per mercati e investitori. La crisi, che secondo molti esperti era già stata superata (la frase worst is over è stata una delle più inflazionate negli ultimi mesi) sta ora dimostrando tutta la sua forza e ampiezza andando distruggere tutto quello che trova.

Il settore più colpito dalla crisi del credito globale (quello dei finanziari) conosce in queste ultime ore dei nuovi record (negativi). Bisogna infatti tornare indietro di qualche anno (o decennio nei casi peggiori) per scovare dei prezzi così bassi.


UBS

Il colosso elvetico ormai non fa più notizia e le news negative sul gruppo si sprecano.

Da ultimo l’ipotesi di nuove svalutazioni per oltre 4 miliardi di dollari e la possibile cessione (forzosa?) delle attività di asset management in Usa.

Risultato ultimi 12 mesi -68% (nella foto il Presidente di UBS, Peter Kurer)



Lehman Brothers

La più piccola tra le banche d’affari americane è considerata ormai da mesi la prossima “vittima sacrificale” a quella finanza speculativa che l’ha vista protagonista per molti anni.

I continui rumors sulla solidità finanziaria del gruppo, il cambio del Cfo (la bionda Erin M. Callan) e per ultimo la rinuncia dei bonus 2008 per il Ceo, Richard Fuld e compagni non sono ancora abbastanza.

Il mercato non sembra più crederci e si aspetta un nuovo trimestre in rosso (il secondo trimestre dell’anno si è chiuso per la prima volata dal 1994 in negativo).

Risultato ultimi 12 mesi -74%.


UniCredit

La più europea delle banche italiane, dall’acquisizione di Capitalia non è mai riuscita a riprendere il suo percorso di crescita. Dopo che nel 2007 il management della società ha cercato di convincere il mercato di essere una delle banche più virtuose e meno colpite dalla crisi subprime, anche il bravo Alessandro Profumo (nella foto) si è dovuto arrendere al mercato e all’ampiezza della crisi.

Crisi che trova conferme nel piano industriale 2008-2010 dove si parla di 9.000 licenziamenti nell’Europa “dell’ovest” e assunzioni nei nuovi mercati “felici” dell’Europa dell’est e centrale.  Si,  anche le banche cominciano a delocalizzare e lo fanno dove possono, ovvero in quei mercati che sotto il nome di emergenti, in rapida crescita, promettenti, si nascondono spesso solo un costo del lavoro inferiore a Italia, Germania, Francia.

Risultato ultimi 12 mesi -50%.

Settore Auto
Se i finanziari se la passano male anche i grandi produttori d’auto non dormono sonni tranquilli.


General Motors

Era l’aprile 2007 quando il colosso giapponese Toyota festeggiava il ‘sorpasso’ su General Motors per numero di auto vendute al mondo. Bisogna invece tornare ai mitici anni 60’ per trovare un prezzo di Borsa così basso per il gruppo guidato da Richard Wagoner (nella foto).

Petrolio, impennata dei prezzi, rallentamento del ciclo economico, sono solo alcune delle cause che hanno messo in ginocchio GM che oggi capitalizza meno delle metà di Fiat.


Risultato ultimi 12 mesi -58%.




Fiat

Il miracolo di Mister Sergio Marchionne è durato fino a che il prezzo del petrolio e la crisi subprime non si è avvitata anche sull’economia reale.

Portare un’azienda dal semifallimento all’utile è stato un vero e proprio capolavoro del grande manager che sembra però aver finito il carburante e le idee.

Anche dal punto di vista finanziario il titolo Fiat ha registrato una delle più poderose riprese degli ultimi anni, passando dai 6,6 euro dell’ottobre 2005 ai 23 euro di luglio 2007.

Da allora un baratro e il ritorno sul pianeta terra con le quotazioni che ritornano sotto i 10 euro.

Risultato ultimi 12 mesi -51%.

Media & Assicurazioni

Quando ogni hanno la rivista Forbes stila la classifica degli uomini più ricchi del pianeta, uno degli indicatori più utilizzati per stimare il patrimonio dei fortunati è la capitalizzazione di Borsa delle società da loro partecipate.

Mediaset

Quest’anno, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (nella foto) dovrà scendere di parecchie posizione rispetto la classifica 2008 (90° uomo più ricco del pianeta con 9,4 miliardi di dollari).

Il gruppo del Biscione infatti continua a perdere colpi a fronte di una raccolta pubblicitaria debole e di un mercato (quello dei contenuti televisivi) sempre più competitivo. Questo e le delicate vicende personali del premier trascinano Mediaset ai minimi del 1997. Risultato ultimi 12 mesi -53%

Ma se le TV non tirano più come negli anni ottanta, nemmeno il comparto assicurativo/previdenziale riesce a sostenere la crisi finanziaria.



Mediolanum

Il gruppo fondato da Ennio Doris (nella foto) e partecipato da Silvio Berlusconi, ha toccato i nuovi minimi dell’anno e torna al 2003.

Risultato ultimi 12 mesi -50%.
 

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