Lettera appello sui rischi della speculazione sul cibo

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di Redazione 1 Luglio 2008 | 15:15
I firmatari di questo documento condividono la vivissima preoccupazione che si stia sviluppando, dopo quella Internet e quella sub-prime, una terza bolla finanziaria, basata questa volta sulla sovrastruttura di prodotti finanziari che pesano sulle commodities.

di Alfonso Scarano, Giovanni Bottazzi, Daniela Carosio, Enrico Colombi, Malcolm Duncan

La preoccupazione non riguarda tanto il problema della possibile bolla per se stessa, quanto il suo formidabile impatto sulle quotazioni del cibo, grano, soia, riso, mais etc..

L’escalation già in atto dei prezzi delle basi alimentari verosimilmente proseguirà, come previsto da numerosi analisti, come sperato da soggetti non disinteressati e come potrà effettivamente verificarsi per il combinato disposto di varie circostanze connesse in forma sinergica: domanda mondiale crescente, tanto alimentare quanto di materie prime energetiche connesse, accaparramenti e limitazioni alle esportazioni, variante sullo stesso tema, e, ancora, speculazione fine a se stessa. In definitiva, tutto questo contribuirà, come in un gioco di specchi, all’auto-realizzarsi delle previsioni peggiori ed a determinare, inevitabilmente, un genocidio per fame di dimensioni imprevedibili.

Riteniamo immorale che possa passare inosservata una sorta di nuova ideologia in cui, consapevolmente o meno, il sistema finanziario sia trascinato in una cieca gara al genocidio di inermi popolazioni. Infatti in questo momento storico globalizzato lo scenario cambia e la dimensione del fenomeno è di portata tale da provocare possibili devastanti impatti proprio sull’elemento primario di sostentamento e di vita: il cibo.

Pur riconoscendo alla speculazione una sua funzione, in quanto storicamente mezzo per rendere i mercati più efficienti, in certo senso giustificata dalla contrapposizione tra rischio assunto dallo speculatore e rendimento atteso (e chi vivrà alla fine vedrà, quando pure questa bolla finirà), temiamo che il risultato netto di queste strategie di asset allocation sarà negativo. Quand’anche alla fine le probabili perdite finanziarie di alcuni pareggiassero il conto degli utili realizzati da altri, certamente il costo peggiore sarà quello pagato nel frattempo da soggetti certamente più numerosi ma del tutto estranei ai giochi speculativi. Perciò riteniamo immorale che qualcuno possa contribuire ad accumulare lucri immediati ed ingenti speculando, in definitiva, sulla fame nel mondo.


Fatto singolare per un Paese che ospita la sede del Vaticano e della FAO, ci sembra che la stampa italiana sia meno sensibile a questo tema nei confronti con quella estera: forse riteniamo il problema della fame lontano, confinato nello spazio e nel tempo, dimenticandone la pericolosità in termini sociali e geopolitici. Alcune banche stanno proponendo alla clientela retail prodotti finanziari speculativi sulle commodities; anche le Borse non disdegnano di mettere in vetrina strumenti derivati su beni primari, accessibili anche al privato investitore. Quest’ultimo verosimilmente non sospetta di contribuire a fare raddoppiare o triplicare il prezzo del grano, del riso o del mais quando sottoscrive un semplice contratto; non si rende conto di farsi anello di una catena di interessi che finisce, all’altro, lontanissimo capo, per allontanare la ciotola di cibo dalla bocca di uno sconosciuto affamato. Eppure lo strumento finanziario speculativo, offerto come tanti altri ad ignari risparmiatori, li rende di fatto corresponsabili del genocidio, questa volta delegato alla finanza globalizzata.

Non possiamo certo essere considerati moralisti fuori tempo se auspichiamo che il vasto pubblico abbia migliore conoscenza dell’attuale “bolla bollente”: sappiamo bene che la “partecipazione pubblica” è il propellente per lo sviluppo della fase terminale della bolla, quella dell’euforia speculativa. Se resi più consapevoli delle lontane conseguenze di decisioni apparentemente neutre prese a tavolino, molti investitori saprebbero investire con migliore responsabilità il proprio denaro.

Siamo a conoscenza della proposta di aumentare i depositi iniziali avanzata allo scopo di rendere meno agevole l’accesso a posizioni speculative e di ridurre quindi la relativa leva finanziaria.  Questa ed altre proposte potranno essere esaminate tecnicamente. Dunque facciamo un appello a tutti i Colleghi e Colleghe di buona volontà perché si rendano responsabili rispetto a questo cogente problema e contribuiscano ad approfondirne gli aspetti tecnici, le dinamiche e le modellistiche interpretative. L’invito è ad operare insieme in modo che la sovrastruttura della finanza globalizzata sia uno strumento che promuova sviluppo anziché, come in questo caso, rischiare di essere tacciata come fornitrice di strumenti killer.

Con l’occasione desideriamo citare le parole di un grande banchiere, Raffaele Mattioli, uomo sensibile più e prima di altri a queste tematiche: “le risorse di tutti i Paesi messi insieme basteranno ad assicurare tra un secolo un minimo di benessere alla pullulante popolazione del pianeta?”

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