Scandalo compensi: Dick Grasso vince ai punti

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di Marco Mairate 7 Luglio 2008 | 10:00
Con la chiusura del caso Richard Grasso (ex Ceo della Borsa di New York) termina (speriamo) l’epoca delle maxi liquidazioni di Wall Street. Finisce l’epoca degli stipendi a sette zeri spesso decisi dagli stessi stipendiati. Finisce (speriamo) l’ingordigia dei manager che oggi viene in parte frenata solo dalla crisi finanziaria globale: l’unica crisi che oltre a trascinare sul fondo i piccoli risparmiatori sta ‘toccando’ anche i portafogli dei colletti bianchi.

Alla fine ce l’ha fatta. Dick Grasso (nella foto), l’ex numero  uno della Borsa di New York è riuscito a incassare il suo premio di fine carriera da 190 milioni di dollari.

Finisce così (in sconfitta) un altro round  dell’amministrazione Eliot Spitzer, ex Procuratore della Città di New York, che fin dal suo arrivo alla Procura decise di portare una ventata moralizzatrice tra i palazzi di Wall Street.

Era il maggio del 2004, quando Grasso, Ceo del New York Stock Exchange, decide di ritirarsi da una delle poltrone più importanti di Wall Street e pretende una buona uscita (stabilita dal board presieduto dallo stesso Grasso) di 190 milioni di dollari.

Ma la risposta del Procuratore più irreprensibile di New York non tarda a farsi sentire “Non è possibile pagare così tanto il presidente di una società che ufficialmente non fa profitti” disse al tempo Spitzer. Effettivamente quando Grasso lasciò il board del NYSE (nel settembre del 2003) la società di fatto era ancora pubblica, non aveva un bilancio in attivo e non generava un penny di utile.

Su queste basi, e sul metodo di governance interna allo stesso gruppo Nyse, Spitzer decise di richiedere indietro a Grasso “almeno 100 milioni di dollari” oltre ai 18 milioni distribuiti a Kenneth Langone, uno dei consiglieri del NYSE e anche lui coinvolto nel processo.
Dopo quattro anni di dibattimenti e spese processuali milionarie, Grasso e i suoi avocati riescono a smontare uno ad uno tutti i capi d’accusa a suo carico e portare a casa il risultato.

In particolare, il Giudice ha fatto notare come il passaggio della società dal pubblico al privato (il Nyse è diventata un’entità quotata nel 2005) rende qualsiasi richiesta di restituzione di denari ininfluente rispetto gli interessi dello Stato che ora non ha più voce in capitolo.  Non solo, il panel composto da tre giudici ha addirittura puntato il dito contro la stessa Procura newyorchese, rea di aver speso milioni di dollari in una causa fallimentare, contro una società che ora genera profitti per i suoi azionisti.

Duro colpo per la Procura newyorchese, che in soli quattro anni incassa una sconfitta sul campo (la perdite del processo e i 70 milioni di dollari di spese per per gli avvocati) e la defezione dello stesso procuratore Spitzer, che nel marzo del 2008 si vede costretto a rinunciare all’incarico dopo lo scandalo sessuale che ha travolto e rovinato la sua carriere politica (nella foto Spitzer insieme alla moglie annuncia il suo ritiro dalla vita pubblica).

Si chiude un altro caso emblematico che vede da una parte la voracità dei manager di Wall Street e dall’altra gli azionisti-cittadini, in questo caso rappresentati da Spitzer.

Il tentativo, vano, dell’ex procuratore di portare ordine e senso della misura delle cose anche nel mondo della finanza ha fatto un buco nell’acqua.

L’unico risultato ottenuto è stato quello di rinvigorire il già enorme ego dello stesso Grasso, “mi sento vendicato dalla decisione della corte….ma non nutro alcun risentimento nei confronti dei miei accusatori”.

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