Asset allocation: il futuro del cibo e del benessere per gli investimenti

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di Redazione 19 Maggio 2021 | 15:32

Abbiamo sicuramente osservato significativi cambiamenti nel mercato in generale. Nel 2020 il mercato azionario ha avuto rialzi di circa il 5%, legati ai titoli che hanno beneficiato della crisi del covid. Nel 2021 abbiamo assistito a una rotazione dal growth al value, determinata dall’aumento dei tassi di interesse e dal ritorno della crescita, infatti i titoli ciclici o value traggono beneficio dalle previsioni di riapertura e dalla ripresa economica. “Tuttavia, non appena il mercato supererà questa fase gli investitori torneranno ad investire nei titoli growth, ci aspettiamo quindi una normalizzazione sul medio termine”, l’avvertimento arriva da Richard Speetjens, Portfolio Manager di Robeco Global Consumer Trends, che di seguito illustra nel dettaglio la propria view.

Investiamo nella crescita strutturale e di lungo termine dei consumi, e alcune società – come quelle del lusso, dei sistemi e delle carte di pagamento, così come dei viaggi – hanno sofferto molto per i vari lockdown nel 2020 ma beneficeranno molto delle riaperture. Per i settori dei viaggi e dell’entertainment stiamo già assistendo a una forte accelerazione che ha portato il settore a recuperare le perdite del 2020.

Un’altra tendenza di grande attualità è quella legata al cibo

Oggi assistiamo a una sempre maggiore attenzione verso cibi sani e prodotti in maniera sostenibile, anche se nel modo ci sono ancora 1,9 miliardi di persone in sovrappeso, con patologie che vanno a incidere sul settore sanitario e su quello assicurativo. L’attenzione verso il cibo è vigorosa tra i Millennial, sempre più consapevoli degli effetti del cibo prodotto industrialmente sulla salute fisica, ma anche su quella del pianeta. La Generazione Z è molto attenta a cercare alimenti che oltre a essere più sani, siano prodotti in modo sostenibile, e questa consapevolezza si sta estendendo a cascata anche sulle altre generazioni.

In tal senso, ci stiamo concentrando sui prodotti caseari di origine vegetale. Oggi hanno una penetrazione del mercato solo dell’1%, dato che la barriera di prezzo rispetto alle carni o latticini è ancora elevata ed incide sulle scelte dei consumatori. Ma nel lungo termine l’iniziativa dei governi per incentivare la popolazione a ridurre il consumo di “cibi spazzatura”, in favore dell’aumento dei consumi di cibi sani – tramite la sugar tax per esempio – farà sì che nel lungo periodo i consumatori si orientino verso scelte più genuine. Per questo motivo stiamo guardando anche alle società che producono ingredienti sostenibili e naturali, che beneficeranno della sempre maggiore attenzione posta dai consumatori verso le “etichette trasparenti”. Il consumo più consapevole in ambito alimentare, che incide per circa il 25% delle emissioni di gas serra globali, rappresenta un ambito in cui l’adozione di modelli di produzione più sostenibili può fare la differenza.

In generale i consumatori si occupano molto di più di cura del corpo – sia dentro che fuori, e il cibo è uno di questi aspetti – e possiamo infatti parlare di “caring economy”. La domanda per i settori coinvolti si è dimostrata resiliente anche durante la pandemia, con un incremento nel 2020 per la cosmesi – anche maschile – e la cura delle persone più anziane.

Poi c’è il tema della cura degli animali domestici: da detentori di animali ci stiamo trasformando in genitori di animali, e questo cambiamento ha portato a un incremento della domanda di servizi e della spesa verso la salute degli animali stessi, non più concentrata solo sul cibo. Negli Stati Uniti l’anno scorso la domanda di animali domestici è cresciuta del 4% quando normalmente è del 1% annuo, con la registrazione addirittura della scarsità sul mercato di alcune tipologie di animali. La pet economy rappresenta dunque opportunità di crescita di lungo termine.

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