Risparmio gestito, Bce: the day after

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di Redazione 11 Giugno 2021 | 15:05

Ecco di seguito i diversi commenti dei gestori dopo il meeting di ieri della Bce.

Mohammed Kazmi, portfolio manager e macro strategist di Ubp

Nessuna sorpresa dalla BCE, che ha deciso di mantenere gli acquisti nell’ambito del PEPP nel prossimo trimestre a un ritmo significativamente più alto rispetto ai primi mesi dell’anno. Nel corso delle ultime settimane questa è diventata l’opinione condivisa fra gli investitori a seguito dei vari commenti di diversi membri del Consiglio direttivo. Questo è avvenuto in seguito a un rialzo dei rendimenti dei Bund e all’allargamento degli spread periferici osservati dopo l’ultima riunione della BCE, che aveva leggermente inasprito le condizioni finanziarie, verso cui l’Istituto di Francoforte è chiaramente molto sensibile.

Dato il risultato in linea con il consenso, l’impatto sui mercati è stato minimo. Detto questo, le proiezioni della BCE hanno visto moderate revisioni al rialzo, il che ci indica chiaramente che le prospettive stanno migliorando, mentre i rischi al ribasso diminuiscono. Riteniamo che la prossima decisione di policy della BCE si muova in direzione delle istanze dei falchi nel prossimo trimestre, quando dovremmo avere più chiarezza sull’andamento della riapertura delle economie e dei confini.

Ora potremo tornare a concentrarci sui dati economici, che rimangono positivi nell’Eurozona, poiché l’avanzamento della campagna vaccinale sta migliorando il sentiment e la fiducia verso la regione, soprattutto in un momento in cui altri Paesi stanno rallentando la propria campagna vaccinale. Questo dovrebbe permettere non solo ai consumatori di trainare la domanda, ma anche alle spese in conto capitale di tornare nella regione, sia dal lato privato che da quello pubblico, attraverso il Recovery Fund, supportando una ripresa più robusta. Rimaniamo quindi sulla parte ripida della curva dei Bund tedeschi, dato che vediamo spazio perché gli investitori possano rivedere al rialzo anche le proprie aspettative di crescita sulla regione. Siamo anche sovrappesati sui mercati del credito, poiché questo contesto caratterizzato da una crescita più forte e dalle banche centrali ancora favorevoli dovrebbe essere positivo per il carry.

Macro&Strategy Team di Mirabaud AM

Meglio prevenire che curare: la BCE mantiene in atto il suo enorme pacchetto di stimoli: questo è il messaggio principale dell’ultimo policy meeting della BCE. Tre questioni principali sono state al centro di questa riunione.

1/Gli acquisti netti nell’ambito del programma emergenziale di acquisto di obbligazioni continueranno nel prossimo trimestre a ritmo elevato. Attualmente, la BCE procede con acquisti nell’ambito del PEPP per un importo di oltre 80 miliardi di euro al mese, dopo la riunione di marzo in cui la Presidentessa Lagarde ha menzionato un aumento “significativo” nell’acquisto di obbligazioni (la precedente media ammontava a 60 miliardi di euro). La BCE mantiene l’attuale ritmo elevato di acquisti di asset, in linea con la dichiarazione di mantenere “favorevoli” le condizioni di finanziamento – qualsiasi discussione sull’uscita dagli acquisti aggressivi tramite il PEPP è prematura, secondo la Presidentessa della BCE.

2/ Anche se le previsioni sono state aggiornate, gli aumenti dell’inflazione saranno probabilmente di breve durata. Tenendo conto che dovrebbe arrivare un miglioramento dei dati macroeconomici, la BCE ha aggiornato le proprie previsioni, in particolare su crescita e inflazione. Per quanto riguarda la prima, con molte economie in rapida riapertura e i livelli del Purchasing managers index in forte aumento, la BCE è più ottimista sulla crescita sia per quest’anno che per il 2022, pur mantenendo invariato il dato, di più lungo termine, del 2023. Inoltre, la “bilancia dei rischi” non pende più verso il basso. Per quanto riguarda l’inflazione, un punto chiave è la proiezione a lungo termine dell’IPC nel 2023 – un valore che è stato lasciato inalterato. I valori più alti dell’inflazione indicati dagli economisti della BCE per quest’anno e il prossimo riflettono principalmente effetti di base e fattori transitori – le proiezioni di inflazione a più lungo termine rimangono tristemente basse, molto lontane dall’obiettivo ufficiale della Banca centrale di un’inflazione “di poco inferiore al 2%”. Come sottolineato da Christine Lagarde, l’inflazione rimane “lontana dall’obiettivo finale”.

3/ Un altro tema è quello dell’attuale consenso all’interno del Consiglio direttivo della BCE, poiché un clima di armonia rafforzerebbe l’incisività delle decisioni future, anche sul programma PEPP e sulla revisione strategica. Sottolineando che c’era “un ampio accordo” all’interno del Consiglio direttivo sulle decisioni prese, Lagarde ha voluto sottolineare l’unanimità esistente fra le autorità monetarie. Inoltre, c’è stato “un sostegno unanime” alla dichiarazione introduttiva, e non sembra che ci sia stata alcuna discussione interna riguardo a un cambiamento nel ritmo degli acquisti di asset.

Implicazioni per gli investimenti: manteniamo la nostra posizione complessivamente neutrale sull’azionario dell’Eurozona, ma confermiamo il nostro forte sovrappeso sulle piccole e medie imprese dell’Eurozona. Nell’ambito del reddito fisso, manteniamo la nostra unica posizione di sottopeso sulle obbligazioni sovrane, con una visione più favorevole sulle obbligazioni high yield dell’Eurozona. Manteniamo la nostra visione positiva sulla coppia valutaria euro-franco svizzero, mentre prevediamo un movimento più laterale dell’euro rispetto al dollaro USA.

David Zahn, Head of European Fixed Income di Franklin Templeton

La BCE ha aumentato le sue previsioni di crescita e inflazione rispettivamente al 4,6% e all’1,9% per il 2021, il che dimostra che l’economia europea si sta riprendendo dalla crisi del Covid-19.

È probabile che la Bce abbia deciso di lasciare i tassi e il ritmo del programma di acquisto di obbligazioni invariato fino al completamento della revisione strategica prevista per l’autunno. Tuttavia, alla luce dell’aggiornamento delle previsioni di inflazione e crescita, l’accomodamento dovrebbe essere ridotto nei prossimi trimestri, il che dovrebbe far salire i rendimenti delle obbligazioni e allargare leggermente gli spread delle obbligazioni periferiche.  I portafogli a reddito fisso europei di Franklin Templeton sono posizionati con una duration corta in previsione di questa mossa.

Fabio Castaldi, Senior Investment Manager di PictetAM

Le aspettative di una riunione con potenziali novità importanti sul lato della riduzione degli acquisti del PEPP erano già venute meno nelle ultime settimane, in virtu’ dalla comunicazione aggressiva delle “colombe” del direttorio dell’ECB (Philippe Lane, Panetta e Villeroy de Galhau in testa) circa la necessità di mantenere condizioni finanziare accomodanti nella fase di uscita dell’economia europea dalla crisi pandemica. I mercati obbligazionari dell’area Euro e gli spread dei mercati periferici, in deciso recupero nelle settimane recenti, si erano pertanto riposizionati per un’ulteriore riunione di transizione. E tale è stato l’esito del meeting odierno. Revisioni al rialzo delle previsioni di crescita (ampiamente previste) e d’inflazione per il 2021 e 2022 ma invariate per il 2023. Sul lato inflazione buona parte delle revisioni al rialzo vengono attribuite ad effetti base o comunque temporanei con proiezioni a medio termine (1,4%) ancora ben al di sotto dell’obbiettivo di policy del 2%. In conclusione, gli acquisti di titoli obbligazionari da parte dell’ECB sotto il programma del PEPP continueranno al ritmo significativamente superiore rispetto ad inizio anno (ed incrementato nel secondo trimestre), con la dovuta flessibilità richiesta dal periodo estivo. L’attesa si sposta quindi alla riunione del 9 di settembre (il meeting di luglio non ci aspettiamo possa riservare novità importanti), quando anche la “revisione strategica della politica monetaria” da parte della ECB potrebbe essere in dirittura d’arrivo.

Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR

Il messaggio della BCE del meeting di giugno è chiaramente dovish. Come ci si attendeva, la BCE ha lasciato i tassi d’interesse invariati e ha lanciato un messaggio di continuità. Il comunicato è, infatti, in gran parte la copia di quello di aprile. La BCE continua ad enfatizzare la flessibilità del PEPP e, molto importante, si aspetta che gli acquisti del PEPP continuino a un ritmo “significativamente superiore” rispetto ai primi mesi dell’anno.

Ci sono divisioni nel Consiglio? Si, ma sono contenute (per ora). La Lagarde ha sottolineato che c’è stato accordo unanime sul comunicato nel suo complesso, ma c’è stato qualche dissenso sul ritmo degli acquisti. Questo tuttavia non deve sorprendere. Con un’economia in chiaro miglioramento, è naturale che emergano delle opinioni diverse su quando e come rimuovere lo stimolo monetario. Quello che è importante è che la BCE ha in ogni caso deciso di prolungare lo status quo e la politica monetaria rimane quindi assolutamente accomodante, come d’altronde ci si aspettava dopo gli ultimi commenti dei policymakers.

Le nuove previsioni macro: crescita e inflazione in aumento, ma nessuna fretta. Le nuove previsioni macroeconomiche chiariscono – se ce ne fosse bisogno – come mai la BCE non intenda contemplare politiche meno espansive per ora. La crescita del PIL è prevista al 4,6% nel 2021, 4,7% nel 2022 e 2,1% (in precedenza: 4%, 4,1%, 2,1%), e i rischi sono bilanciati, un miglioramento rispetto a marzo.

L’inflazione viene rivista al rialzo, ma rimane ben al di sotto del target. Le nuove previsioni sono 1,9% nel 2021, 1,5% nel 2022 e 1,4% nel 2023 (in precedenza: 1,5%, 1.2%, 1.4%). Per l’inflazione core, la BCE nota alcuni miglioramenti ma si aspetta appena un 1,1% nel 2021, 1,3% nel 2022 e 1,4% nel 2023 (in precedenza: 1%, 1,1%, 1,3%).  In altre parole, nonostante i tassi prossimi allo zero e un’espansione di liquidità senza precedenti, la BCE continua a vedere l’inflazione di tipo core ben al di sotto dell’obiettivo del 2% nel medio periodo.

Nel corso della conferenza stampa, la presidente Lagarde ha sottolineato che le nuove previsioni fanno ben sperare rispetto a quelle più modeste di marzo. La Banca Centrale continua a vedere un’economia che opera sotto il potenziale e non è preoccupata dalle pressioni dal lato dei salari, nonostante ci siano segnali più incoraggianti sul lato inflazione core.

La Lagarde è rimasta ambigua riguardo alla tempistica di un’uscita dal PEPP ritenendola “prematura”, e ha indicato che la Strategy Review verrà conclusa nella seconda parte del 2021. Sulle “condizioni finanziarie”, la BCE sostiene che sia impossibile focalizzarsi su un solo indicatore. Al contrario, la Banca Centrale prende in considerazione una serie di variabili. Ancora una volta la Lagarde ha scelto di enfatizzare le differenze tra il ciclo economico negli USA e nell’Eurozona, il che lascia presagire come la BCE non intenda lanciare segnali di tapering prima che lo faccia la Fed.

La divergenza continua e potrebbe ampliarsi. Spazio per un dollaro più forte? Nonostante qualche segnale di disaccordo interno, appare davvero difficile ipotizzare che i falchi della BCE possano avere la meglio nei prossimi mesi. Appare più probabile che sia la Fed a scegliere di lanciare in uno dei prossimi meetings qualche timido segnale nella direzione di una riduzione di acquisti dal 2022. Questo potrebbe aiutare a spingere in alto i tassi USA e a rafforzare il dollaro contro l’euro nei prossimi mesi. Viste le previsioni d’inflazione in Eurozona – in miglioramento ma ben sotto il target – la BCE con ogni probabilità ringrazierebbe.

Giuseppe Zaffiro Puopolo, Portfolio Manager di Moneyfarm

Come da aspettative, la Banca Centrale Europea (BCE) ha rinnovato il suo impegno a mantenere l’attuale ritmo di acquisti di asset nonostante i segnali di ripresa economica.

La presidente Christine Lagarde e i suoi colleghi hanno dichiarato che gli acquisti netti nell’ambito del PEPP nel prossimo trimestre continueranno ad essere condotti a un ritmo significativamente più elevato rispetto ai primi mesi dell’anno. Inoltre, hanno lasciato invariati i tassi di interesse, i prestiti a lungo termine alle banche e il vecchio programma di acquisto di obbligazioni.

La BCE ha accelerato il ritmo del programma di acquisto di obbligazioni da 1,85 trilioni di euro tre mesi fa e la decisione di oggi suggerisce che si continuerà a questo tasso probabilmente fino a settembre. Nonostante sia le prospettive di crescita sia le previsioni di inflazione siano state riviste probabilmente al rialzo, i responsabili politici nella zona euro e negli Stati Uniti sostengono che i prezzi sono guidati da fattori temporanei che verranno risolti a breve, tra cui l’aumento dei costi del carburante e i colli di bottiglia nella produzione.

La BCE è stata chiara nel comunicare come ritenga sia presto per un dibattito sulla riduzione delle misure contro la Pandemia, lasciando intendere che il programma di emergenza resterà in vigore fino a marzo 2022, data in cui attualmente è prevista la sua fine.

A nostro avviso, un eventuale annuncio nel prossimo futuro che preveda di rallentare gli acquisti non sarebbe da interpretare come un segnale particolarmente aggressivo, soprattutto se il processo previsto sarà graduale. Considerazioni simili si applicano agli Stati Uniti e alla politica monetaria della FED, che per il momento rimane espansiva nonostante i segnali di rimbalzo che arrivano dal mercato del lavoro e dall’inflazione.

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