Asset allocation: arrivati a questo punto il Giappone è meglio della Cina

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di Redazione 22 Giugno 2021 | 14:02

“A livello globale, prevalgono i fattori positivi a sostegno dell’investimento azionario, ma in Asia la situazione è cambiata. Mentre il Giappone appare in netto miglioramento, dopo le difficoltà legate ai vaccini e alle incertezze sui Giochi Olimpici estivi, riteniamo che il momento favorevole della Cina sia prezzato in modo eccessivo. Per questo, per il nostro fondo Ethna-AKTIV stiamo considerando di uscire dall’azionario cinese e di incrementare l’esposizione sulla Borsa di Tokyo”. È l’analisi di Michael Blümke, senior portfolio manager di Ethenea Independent Investors.

Nonostante l’elevata valutazione assoluta dei mercati azionari e il sentiment già molto ottimistico, a livello globale continuano a prevalere i fattori positivi, in termini di valutazione relativa, di politica monetaria e fiscale di sostegno e di andamento inalterato del trend – argomenta Blümke – e questo ci porta a mantenere un’allocazione azionaria superiore alla media per il terzo trimestre consecutivo nel fondo Ethna-AKTIV, seppure modificando l’allocazione geografica.

La Cina ha fatto registrare una buona performance del mercato azionario nel 2020, grazie al fatto che è stata pioniera nella lotta contro la pandemia e l’unica grande economia a non registrare una crescita negativa nel 2020. Oggi, tuttavia, ci sono molte ragioni per dubitare del futuro livello dei prezzi delle azioni cinesi. Il momentum creditizio in Cina è in calo, il peso dello Stato, in particolare per quanto riguarda la regolamentazione delle aziende tecnologiche, non è del tutto prevedibile e l’atteso allentamento delle tensioni con gli Stati Uniti è probabilmente prezzato in modo eccessivo.

Al contrario, consideriamo il mercato azionario giapponese come un buon proxy di valore. Il Giappone è stato a lungo in ritardo in termini di progressi nella vaccinazione e ha vissuto una fase di prolungata incertezza relativamente ai Giochi Olimpici che si svolgeranno da fine luglio, ma il costante miglioramento della situazione induce maggiore ottimismo.

In termini di allocazione di portafoglio, questo ci induce ad accrescere gradualmente la nostra esposizione sul Paese, mentre stiamo riducendo i nostri investimenti nell’indice negli Stati Uniti e abbandonando l’azionario cinese”, conclude Blümke.

 

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