Investimenti, ecco perché la svolta della Fed non è un errore

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di Redazione 25 Giugno 2021 | 16:04

Un certo sentimento di calma si è ristabilito nei mercati verso la fine della settimana, in seguito al drastico appiattimento della curva dei rendimenti USA, che ha visto i rendimenti di lungo periodo scendere all’1,90%, da un livello del 2,20% al momento del meeting del FOMC di mercoledì scorso.

In seguito alla riunione, l’impressione è che una parte del mercato sia rimasta scioccata dall’inversione di marcia del FOMC, cosa che ha generato un lieve assaggio di ‘taper tantrum’. Tuttavia, una serie di speaker della Fed hanno rassicurato i mercati sul fatto che il framework di Average Inflation Targeting (AIT) rimarrà in vigore e che qualsiasi aggiustamento delle politiche riflette dati più solidi del previsto.

Questa narrativa ha aiutato l’azionario USA a raggiungere nuovi massimi, mentre i Treasuries sono tornati ai livelli pre-meeting. Di conseguenza, Powell e i suoi collaboratori possono sentirsi abbastanza soddisfatti sul risultato che hanno ottenuto, con l’attenzione tornata di nuovo sui prossimi dati economici in arrivo.

I dati relativi all’attività economica continuano a mostrare una crescita robusta con la riapertura delle economie, come mostrato dagli indici flash PMI di questa settimana. Negli Stati Uniti, il Nowcast della Fed di Atlanta per il Pil del secondo trimestre rimane al di sopra del 10% e quindi non dovrebbe essere una sorpresa che Raphael Bostic – un potenziale successore di Powell – sia uno dei ‘falchi’ che chiede un’anticipazione del taper e un aumento dei tassi per nel 2022, una prospettiva in linea con il nostro scenario di base da diversi mesi.

Un marcato ‘effetto ricchezza’ sta spingendo i consumi USA, come dimostra anche dall’aumento dei prezzi delle case. In Texas, sono aumentati di oltre il 30% nell’ultimo anno, in quanto lo Stato ha registrato un boom grazie all’afflusso di persone che vogliono beneficiare di una tassazione più bassa rispetto ad altri stati come la California.

Più in generale, i tassi di interesse reali negativi stanno alimentando un boom del mercato immobiliare, spingendo i prezzi al rialzo. Ci aspettiamo che ciò farà aumentare anche i costi per gli affitti delle case di conseguenza.

Gran parte del recente aumento dell’inflazione deriva dai prezzi dei beni. Vi è margine per un ulteriore rincaro di questi prezzi, alla luce delle letture dell’indice dei prezzi alla produzione, dei costi di trasporto in aumento e delle continue carenze in settori come i semiconduttori, che stanno creando dei ‘colli di bottiglia’.

Tuttavia, va notato che l’inflazione dei prezzi dei servizi potrebbe avere un ruolo più importante da giocare nei prossimi mesi, in quanto ci aspettiamo che i salari la faranno accelerare ulteriormente.

I datori di lavoro continuano a cercare di convincere le persone a tornare a lavorare, offrendo benefit – persino assicurazioni sugli animali domestici. Via via che ci avviciniamo al prossimo report sull’occupazione USA, sarà interessante vedere se c’è stata un’accelerazione nel numero di occupati, ma sarà anche importante osservare se le pressioni sui salari stanno iniziando a manifestarsi nei dati.

Inoltre, manteniamo una view costruttiva sull’economia. Alla luce di ciò, continuiamo ad aspettarci che la Fed annuncerà il taper a settembre, dopo averne discusso al meeting di Jackson Hole ad agosto. Tutto ciò è contingente a dati più solidi per posti di lavoro e inflazione nel mentre.

Ci aspettiamo guadagni su entrambi i fronti, con parte del mercato che sarà sorpresa dal fatto che l’inflazione debba ancora raggiungere il picco e potrebbe iniziare a sembrare molto meno transitoria. In questo contesto, manteniamo una conviction relativamente elevata rispetto alle posizioni corte sui tassi USA.

Su un altro fronte, restiamo invece più positivi in riferimento alla duration. L’outlook europeo continua a migliorare, ma non è minimamente vicino alla solidità di quello USA, dati i minori stimoli forniti finora.

Gli spread creditizi hanno continuato a restringersi nel corso dell’ultima settimana, con gli emittenti a più alto rendimento che hanno continuato a sovraperformare su base relativa. A 228 pb, l’indice iTraxx Crossover si trova su livelli minimi da inizio 2020 e a 25pb di distanza dai minimi post-2007.

Le stime sui default continuano a essere riviste al ribasso, grazie all’abbondante liquidità. Sebbene una svolta sul fronte delle politiche potrebbe portare a condizioni meno favorevoli in futuro, la solidità della crescita nominale del Pil implica un contesto favorevole per gli utili nei prossimi mesi, a nostro avviso.

In un mondo in cui i tassi di interesse reali dovrebbero restare in territorio negativo per diversi anni, sembra che i titoli azionari possano continuare ad essere supportati dallo slancio degli utili. Tuttavia, se dovesse farsi strada la necessità da parte della politica monetaria di reagire più rapidamente all’evoluzione dei trend dei dati, allora sarebbe plausibile aspettarsi un ritracciamento dei prezzi del 5-10%, in scia allla volontà di ridurre i rischi.

Spostandoci altrove, il dollaro ha ceduto parte dei guadagni del trading post-FOMC. Tuttavia, il fatto che l’euro e altre valute non siano entrate in rally, anche mentre i rendimenti USA erano in calo, implica a nostro avviso che vedremo più probabilmente una fase di forza che non di debolezza per il dollaro nei prossimi mesi.

I mercati emergenti sono stati supportati dal sentiment sul rischio l’ultima settimana, anche se permangono preoccupazioni riguardo al fatto che le valutazioni nel credito non siano particolarmente attraenti e che la svolta nel ciclo della Fed potrebbe rappresentare una sfida per diverse economie emergenti.

Intanto, quella passata è stata una settimana relativamente tranquilla per i titoli sovrani europei. Sul fronte delle commodity, è da sottolineare che il petrolio ha continuato la sua ascesa.

Guardando avanti

Il report sul mercato del lavoro USA di settimana prossima sarà cruciale per gli operatori di mercato. Un report positivo potrebbe spingere i rendimenti a muoversi lateralmente, mentre gli asset rischiosi continuerebbero il rally sulla scia della liquidità abbondante. Tuttavia probabilmente vedremo un’accelerazione del ritmo della creazione di nuovi posti di lavoro e salari più stabili, che agiranno da catalizzatore affinché gli speaker della Fed continuino ad aggiustare i propri commenti e di conseguenza i rendimenti aumentino.

Ci troviamo in un mondo in cui la Fed ha dichiarato che seguirà i dati e, da questo punto di vista, riteniamo sia più sensato che siano i dati stessi a guidare il mercato.

Di conseguenza pensiamo che parte dell’isteria riguardo al fatto che il FOMC possa aver commesso un errore sul fronte delle politiche la scorsa settimana, o che non abbia rispettato il proprio framework, sia fuori luogo.

Siamo rimasti colpiti anche dal numero di commenti mal scritti che hanno fatto seguito ai movimenti dei rendimenti la scorsa settimana. Sì, una Fed più ‘falco’ implica una curva più piatta, mentre une Fed più ‘colomba’ significa una curva più ripida. Tuttavia dire che la crescita sta rallentando o che la politica monetaria è diventata troppo restrittiva suona come una fake news alle nostre orecchie. Bisogna fare attenzione a chi si decide di dare ascolto – si potrebbe addirittura lasciarsi convincere del fatto che l’Inghilterra vincerà gli Europei di calcio!

A cura di Mark Dowding, CIO di BlueBay

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