Asset allocation: utility a rischio sindrome tlc

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di Redazione 6 Luglio 2021 | 15:33

Le utilitiy europee hanno registrato nell’ultimo semestre una sottoperformance del 17% rispetto al mercato, dato sorprendente specie se raffrontato con la sovraperformance del 45% complessiva degli ultimi tre anni. Gli esperti di Plenisfer ritengono che questo scenario sia riconducibile a tre ragioni:

aumento dei tassi di interesse, cui il settore è molto sensibile alla luce dell’utilizzo elevato della leva finanziaria;

aumento della concorrenza nelle rinnovabili, in particolare da Oil Majors: circa il 60% dei contratti offshore messi in asta dal Regno Unito sono stati vinti da Oil Majors (BP, Total), quota molto più alta di quanto si aspettasse il mercato (c.25%-30%);

incertezza sui rendimenti futuri da investimenti in rinnovabili: per aggiudicarsi le aste, le società petrolifere hanno adottato una politica di offerta molto aggressiva destinata inevitabilmente a comprimerne i margini stimabili nel 4%-5%, ritorno estremamente basso rispetto a quelli attualmente raggiunti dalle Utilities (6,5%-7% nell’offshore e 5%-7% nell’onshore/solare).

Le utility rischiano la sindrome da TLC?

Gli investimenti effettuati a partire dai primi anni duemila dalle TLC sul fronte 3-G hanno generato un ritorno significativamente inferiore al costo del capitale che si è tradotto, nell’ultimo decennio, in una sottoperformance di oltre il 70% rispetto all’indice azionario europeo.

Se non vi sarà una regolamentazione delle tariffe, tale da garantire ritorni adeguati agli investimenti necessari alla transizione energetica – stimati in oltre 20 trilioni di dollari – la “sindrome da TLC” per le Utilities potrebbe diventare realtà e la sottoperformance degli ultimi mesi potrebbe essere solo l’inizio di un drastico re-rating del settore.

Ma se non saranno le utilities a beneficiarne, chi uscirà vincitore dalla transizione energetica? Plenisfer ritiene potranno essere le Oil Company.

Considerate dal mercato come destinate a un lento e inesorabile declino, potrebbero trarre dalla transizione energetica la migliore opportunità per reinventarsi come dimostra la crescente competizione con le utilities nel settore delle rinnovabili.

In particolare, potranno trarre beneficio dalle potenzialità connesse alla diffusione dell’idrogeno verde prodotto da gas naturale – e distribuito attraverso le reti di proprietà delle Major – che riteniamo sia pronto a una prossima diffusione di massa, per tre ragioni:

  • calo del costo delle energie rinnovabili e degli elettrolizzatori utilizzati per produrre idrogeno verde: diminuito del 50% negli ultimi cinque anni, si stima diminuirà di un altro 60-90% prima del 2030 (Fonte: Hydrogen Insights Report 20-21);
  • continui miglioramenti tecnologici, migliori efficienze e flessibilità nelle celle a combustibile e negli elettrolizzatori;
  • crescente attenzione globale alla decarbonizzazione con prezzi del carburante a idrogeno verde che potrebbero scendere del 90% passando dai 13-16 $/kg attuali a $ 1/kg entro il 2050 (fonte: Hydrogen Insights Report 20-21).

Soluzioni a basso tenore di carbonio come SMR (un processo in cui il metano dal gas naturale viene riscaldato per produrre una miscela di monossido di carbonio e idrogeno utilizzato come combustibile) combinata con le tecnologie Carbon Capture potrebbe vedere un’ampia diffusione nei prossimi anni limitando quindi l’impatto negativo atteso sulla domanda di petrolio e gas come conseguenza della penetrazione dell’idrogeno.

In Plenisfer riteniamo quindi che l’idrogeno rappresenterà un’opportunità chiave per le Oil Company e, alla luce della transizione energetica in corso, offrirà loro, probabilmente, l’opportunità più promettente per reinventarsi.

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