Asset allocation: le giuste strategie su Giappone e Cina

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di Redazione 8 Luglio 2021 | 14:03

“Nell’anno in corso il Giappone ha un po’ deluso. Due grandi ondate di infezioni da Covid e una lenta distribuzione dei vaccini hanno costretto il gabinetto Suga a ricorrere a misure di distanziamento sociale, portando a una vera e propria contrazione del PIL nel primo trimestre. Con le misure di emergenza recentemente estese a metà giugno, il Giappone potrebbe però sperimentare un rimbalzo mediocre nel 2° trimestre, oltre a significative disfunzioni delle Olimpiadi estive di Tokyo”. Ad affermarlo è Homin Lee, macro strategist – Asia di Banca Lombard Odier, che di seguito dettaglia la view e l’outlook.

Nonostante queste battute d’arresto, ci aspettiamo ancora una crescita del PIL del 3% sull’intero anno. Come negli altri Paesi industrializzati, la campagna di vaccinazione giapponese sta procedendo rapidamente dopo un periodo di tentativi ed errori da parte delle autorità nazionali e locali. Più di dieci milioni di abitanti (circa l’8% della popolazione) hanno ricevuto almeno una dose e il tasso di vaccinazione giornaliero supera ormai quello degli Stati Uniti. Supponendo che il Giappone riesca a mantenere l’attuale ritmo di vaccinazioni e che il tasso di infezione continui a scendere, potrebbe presto avviarsi verso la piena riapertura dell’economia e raggiungere una crescita vicina al 7% (annualizzato) nel secondo semestre.

Se un tale rimbalzo possa aiutare o meno il primo ministro e la sua coalizione, resta tutto da valutare. Lo scontento degli elettori nei confronti dell’operato di Suga è aumentato costantemente quest’anno (si veda grafico 18), poiché i giapponesi hanno dovuto attraversare un altro momento di disagio per il distanziamento sociale mentre in altri paesi il vaccino veniva distribuito con modalità molto più efficaci. La coalizione al potere (il Partito Liberaldemocratico di Suga e il suo alleato Komeito) affronta un’elezione fondamentale alla Camera bassa che si terrà entro il 22 ottobre, e i recenti sondaggi d’opinione e i risultati delle elezioni suppletive suggeriscono che la maggioranza potrebbe ridursi notevolmente. Questo crea il rischio di una fine prematura della premiership di Suga prima o dopo le elezioni, potenzialmente preannunciando il ritorno degli intrighi politici e delle premiership a rotazione.

Con l’incertezza politica in aumento, è difficile immaginare che l’élite politica del Giappone possa produrre grandi catalizzatori nei prossimi mesi. Dopo un anno di stimoli fiscali significativi, il governo potrebbe invece ridurre gradualmente il sostegno. Inoltre, è improbabile che la Banca del Giappone (BoJ) introduca un altro importante shock morbido, con un indebitamento pubblico superiore al 10% del PIL e la ripresa economica destinata ad accelerare. In effetti, la BoJ sta già tagliando gli interventi sul mercato finanziario, il che significa che l’obiettivo della curva dei rendimenti sarà il suo strumento principale, amplificando nei fatti l’impatto (positivo o negativo) della politica statunitense.

Cina, movimenti di lungo termine 

Dopo aver guidato la ripresa post-Covid, la Cina inizierà presto a veder rallentare la propria crescita. Mentre i forti indicatori di attività fino a oggi sostengono ancora la nostra previsione di crescita al 9,0% per l’intero anno, il ritmo rallenterà al 5,5-6,0% nella seconda metà del 2021 con l’accumulo di scorte, le esportazioni di merci e gli investimenti immobiliari destinati a tornare gradualmente alla normalità.

Notiamo, tuttavia, che un’elevata crescita del 5% è ben al di sopra del 4,8% necessario al raddoppio dell’economia cinese entro il 2035, il nuovo obiettivo di fatto a lungo termine che è scaturito dal quinto plenum del Partito comunista cinese dello scorso anno. Ciò suggerisce che le autorità non saranno preoccupate dalla probabile frenata della crescita. Infatti, l’efficace contenimento della pandemia e la rapida accelerazione delle vaccinazioni (si veda grafico 20) ne sosterranno la fiducia sulla stabilità del percorso di crescita a breve termine della Cina.

Come tale, l’attenzione della politica economica si è già spostata sulle sfide di lungo termine. A prosecuzione dell’ultimo piano quinquennale, i responsabili politici hanno aumentato l’età pensionabile insolitamente bassa della Cina, allentato le ben note restrizioni sulla fertilità e ripreso le trattative tra le varie agenzie sull’adozione dell’imposta sulla proprietà. Sono stati anche rilasciati regolarmente piani volti a soddisfare gli impegni del presidente Xi sui picchi di carbonio entro il 2030 e sulla neutralità del carbonio nel 2060. Inoltre, le normative sulle grandi piattaforme tecnologiche sono state rafforzate in modo significativo, per riaffermare il controllo del governo sull’uso dei dati e sull’ecosistema digitale.

La stretta macroprudenziale è stata una parte fondamentale di questo cambiamento generale di politica. Oltre a cessare le misure fiscali di emergenza, le autorità hanno introdotto restrizioni più severe per i prestiti ipotecari e hanno tagliato l’accesso al credito ai costruttori immobiliari altamente indebitati. La garanzia statale implicita è stata rimossa o ammorbidita per le imprese statali più vulnerabili, con uno dei grandi gestori di crediti inesigibili che si trova davanti alla reale prospettiva dell’autodistruzione del debito dopo l’arresto e l’esecuzione del suo ex presidente. Queste azioni si sono dimostrate efficaci nel rallentare la crescita del credito (si veda grafico 21).

Sul fronte geopolitico, la posizione aggressiva dell’amministrazione Biden sulla Cina ha rafforzato la prospettiva di una prolungata competizione strategica tra i due paesi. Tuttavia, troviamo delle indicazioni piuttosto incoraggianti nella riluttanza degli Stati Uniti a rialzare il tono delle controversie legate agli scambi commerciali, così come l’apparente ripensamento della Cina del proprio approccio diplomatico.

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