La Bce rivede la forward guidance ma resta accomodante. I commenti dei gestori

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di Redazione 23 Luglio 2021 | 10:02
La riunione della BCE di ieri non ha deluso coloro che cercavano un tono accomodante, in particolare dopo il recente risultato della Strategy Review della Banca Centrale”. Ad affermarlo è Andrea Iannelli, Investment Director Fixed Income di Fidelity International, che spiega poi come il linguaggio della forward guidance sia stato aggiornato per riflettere il nuovo obiettivo di inflazione simmetrico.
Il punto chiave, a detta di Iannelli, è stata comunque l’attenzione sulle proiezioni dell’inflazione e su ciò che servirebbe al Consiglio direttivo per prendere in considerazione un inasprimento della politica: “Le dichiarazione di Lagarde hanno sottolineato che la politica monetaria rimarrà largamente accomodante fino a quando l’inflazione non avrà raggiunto il 2% ben prima della fine del suo orizzonte di previsione, e in modo stabile per il resto dell’orizzonte”.
Qualsiasi possibilità di rialzo dei tassi che era stata prezzata dal mercato nei prossimi anni a causa dell’aumento dell’inflazione visto fino ad oggi, dovrà ora essere rivista. La duration europea di base dovrebbe continuare a performare bene in questo contesto, così come i titoli di stato periferici“, conclude Iannelli.
“Le aspettative riguardo all’orientamento sugli acquisti di asset erano già state mitigate prima di questa riunione – commenta Andrew Mulliner, Head of Global Aggregate Strategies di Janus Henderson Investors la decisione più importante sarà stabilire come preservare le condizioni di finanziamento favorevoli, ma ci aspettiamo dettagli ulteriori a settembre. Non ci sono grosse conclusioni da trarre relativamente alle implicazioni per gli investitori, fatta salva la volontà della BCE di non aumentare i tassi per diverso tempo, una notizia già risaputa”.
“Mentre la Lagarde ha sottolineato che c’è stata unanimità sulla necessità di riflettere la nuova forward guidance nel comunicato, sono emerse delle divergenze marginali sul testo – avverte poi Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGRquesto fa pensare a qualche malumore mai sopito, ma non è una novità. Il punto interrogativo più importante è: se la BCE sposta l’asticella dell’inflazione verso l’alto, ma continua a vedere l’inflazione ben al di sotto del 2% nelle sue previsioni, come mai non fa ancora più stimolo oggi? Ricordiamo che le previsioni di giugno vedevano l’inflazione all’1,9% nel 2021, all’1,5% nel 2022 e all’1,4% nel 2023″.
“Non annunciando alcuna azione forte per raggiungere l’obiettivo del 2% di inflazione – fanno notare dal Macro&Strategy Team di Mirabaud AM – poi rimane da capire come la BCE voglia raggiungere questo nuovo obiettivo. In particolare, non è ancora chiaro come, in pratica, gli strumenti attuali saranno sufficienti per raggiungere questo nuovo e più alto obiettivo di inflazione. In effetti, le previsioni interne della BCE sull’inflazione mostrano un’inflazione futura inferiore al previsto. In secondo luogo, sebbene l’Eurotower abbia sottolineato che il PEPP sarà condotto a un ritmo significativamente più elevato rispetto ai primi mesi dell’anno, non sono stati fatti cambiamenti significativi riguardo alla sua possibile fine nel marzo 2022. Infine, non sono state comunicate nuove informazioni sull’obiettivo di mantenere le condizioni finanziarie”.
“Per quanto riguarda la nostra asset allocation – aggiungono poi gli esperti di Mirabaud Am – rimaniamo investiti in azioni della zona euro e manteniamo i nostri attuali orientamenti, favorendo le piccole e medie imprese e i titoli ciclici. Nel reddito fisso, rimaniamo sottopesati nelle obbligazioni sovrane dell’Eurozona e nelle obbligazioni investment grade, ma siamo più positivi nel segmento high yield. Per quanto riguarda il cambio estero, manteniamo il nostro sovrappeso sul cambio EUR/CHF”.
“La revisione della strategia ha chiarito il mandato della banca centrale – commenta Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income di Candriam – la BCE assegna lo stesso peso alle deviazioni dell’inflazione sopra e sotto l’obiettivo del 2%, introducendo una maggiore tolleranza per il superamento dell’inflazione. Negli ultimi 10 anni, i dati dell’inflazione nell’Eurozona hanno fatto registrare livelli molto al di sotto dell’obiettivo della Banca centrale europea. Con questo nuovo obiettivo, la BCE vorrebbe rafforzare nuovamente la propria credibilità. Oggi siamo lontani dalla soglia del 2%, dato che l’Eurotower prevede un tasso d’inflazione che tornerà all’1,5% nel 2022 e all’1,4% nel 2023. Inoltre la pandemia costituisce ancora una minaccia per le prospettive di crescita e di inflazione. In tale contesto la banca centrale continuerà a sostenere la ripresa anche dopo la scadenza del programma PEPP a marzo”.

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