La settimana sotto la lente

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Avatar di Manuela Tagliani 14 Luglio 2008 | 15:00
Nuovi elementi di preoccupazione sulle principali asset class provengono dal petrolio su nuovi massimi, dalla nuova debolezza del dollaro e dal timore di nuovi fallimenti di istituzioni finanziarie. Andiamo con ordine. Il primo problema è finanziario. La fiducia nel sistema è oramai inesistente.

I prezzi crollano e la capitalizzazione dei principali istituti, soprattutto negli Stati Uniti, diventa insufficiente per tenere in piedi il delicato meccanismo delle linee di credito e delle relazioni patrimoniali tra simili.
Da ciò la paralisi del mercato interbancario con tassi molto più elevati rispetto a quelli ufficiali.
La [a]Fed[/a] e soprattutto il Tesoro, devono a questo punto intervenire.
La nazionalizzazione delle agenzie semi-governative come [s]Fannie Mae[/s] e [s]Freddie Mac[/s] e delle società che assicurano il credit spread (le cosidette monolines) sembra a questo punto necessaria.
Il non intervento del Tesoro viceversa, permette le più nefaste speculazioni; anche Lehman e UBS continuano infatti ad essere segnalate dal mercato “in difficoltà”.
Il petrolio dopo essere velocemente tornato in prossimità dei $130, in due sedute riconquista $146.
Il rischio geo-politico torna ad esplodere (possibili tensioni tra Israele ed Iran), anche se le motivazioni “ufficiali” sono sempre sul lato dell’offerta: conflitto in Nigeria, sciopero in Brasile.
Il dollaro in questo scenario non può che essere debole (1,59 contro euro).

E i fondamentali micro e macroeconomico, anche se non interessano più a nessuno, come stanno andando?
Tra i dati macro negli Stati Uniti molto bene la bilancia commerciale di maggio, leggermente sotto le stime i prezzi alle importazioni di giugno, leggermente sopra il dato preliminare della fiducia dei consumatori in maggio.
E’ cominciata la stagione negli utili del secondo trimestre, con Alcoa che ha battuto le stime e General Electric che ha riportato in linea con le attese.
Ge Tuttavia ha mantenuto le stime sull’anno dando indicazioni tutto sommato positive per il mercato.

A livello di asset class continua la debolezza per gli indici azionari che toccano quasi ogni giorno nuovi minimi.
Anche Stati Uniti e parte dell’Asia, che avevano tenuto molto meglio dell’Europa, cominciano a perdere colpi.
L’S&P Mib e l’EuroStoxx invece si avvicinano ad una perdita da inizio anno del 30%.
Come comportarsi?
Pur evitando correttamente i finanziari è difficile riuscire a decorrelare il portafoglio utilizzando valute e settori più difensivi.
Meglio forse comprare qualche materia prima (via [a]ETC[/a]), scegliendo tra quelle meno “speculate” (zucchero, caffè, mucche, maiali, palladio..).
Anche se il quadrodi fondo rimane preoccupante, riteniamo che a questo punto ci sia un eccesso di pessimismo e che un nuovo intervento, a diversi livelli, delle principali autorità finanziarie sia possibile.
Sul fronte tassi è momentaneamente tornata la calma.
Il decennale rende il 3,84% negli Stati Uniti, dopo avere toccato il 4,3% tre settimane fa.
E’ probabile che torni velocemente al 4%.
Continuiamo perciò a preferire il reddito variabile al reddito fisso, soprattutto le obbligazioni indicizzate agli elevati tassi interbancari.

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