Investimenti, utility a confronto

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di Redazione 9 Agosto 2021 | 14:01

I fattori ambientali, sociali e di governance non sono integrabili nel processo di investimento in modo diretto tanto quando lo sono i dati finanziari, e questo a causa della loro natura spesso qualitativa. Inoltre presentano anche una sfida in più, dovuta allo sviluppo ancora scarno dei dataset relativi”. Ad affermarlo è Siby Thomas – Co-Portfolio Manager, Emerging Markets Corporate Bond Strategy di T. Rowe Price, che di seguito spiega nel dettaglio la propria visione.

Per ovviare a queste problematiche, abbiamo sviluppato un framework proprietario, che aiuta gestori e analisti a integrare più agevolmente l’analisi ESG: è chiamato RIIM (Responsible Investing Indicator Model) e presenta il duplice vantaggio di ricercare proattivamente un ampio universo di dati ESG, delineando un profilo specifico per ogni security, portafoglio o benchmark, e fornire un quadro sistematico per misurare e confrontare le caratteristiche ESG di ciascun titolo o portafoglio. Questo modello ci permette di analizzare in modo idiosincratico i profili ESG, mettendo in luce anche dinamiche ESG promettenti che spesso sfuggono ai rating esterni, come nei due casi che seguono.

AES Andes, la seconda più grande azienda di produzione di elettricità in Cile, è uno dei player principali nel settore del carbone termico.

Per un investitore sensibile alle tematiche ESG, questa azienda non sembra sicuramente una scelta scontata. Ma nei mercati emergenti, dove la produzione di energia è generalmente “meno verde” che nei Paesi sviluppati, la direzione di marcia è importante. Identificando tempestivamente i modelli di business migliori si può generare valore, e noi siamo interessati al modo in cui AES sta affrontando le sue sfide ambientali.

Sulla carta, sulla base delle metriche ESG quantitative riportate, AES non si presenta particolarmente bene. Ma le metriche quantitative sono solo un punto di partenza. Nel 2018, il management ha annunciato la sua strategia Greentegra, che si concentra sull’impatto ambientale e prevede l’aggiunta di 2,3 gigawatt di energia rinnovabile tra il 2019 e il 2024. I passi includono lo smaltimento delle attività a carbone, l’aggiunta di progetti eolici e solari, e il grande progetto idroelettrico Alto Maipo, che è attualmente in fase di completamento.

La società prevede di far crescere la generazione di energia dalle rinnovabili dal 33% dell’EBITDA nel 2017 al 66% nel 2024. La capogruppo dell’emittente si è impegnata a ridurre il carbone da una quota pari al 50% della generazione nel 2018 a meno del 10% entro il 2025, e ad avere zero emissioni nette di carbonio provenienti dalla vendita di elettricità. Sta puntando a sistemi di energia rinnovabile al 100% entro il 2040, in linea con l’accordo di Parigi.

L’agenzia di rating Fitch ha recentemente dichiarato che “crede che l’azienda abbia dimostrato di poter decarbonizzare con successo ed espandersi nelle rinnovabili, anche in presenza di una forte concentrazione di carbone”.

Un altro caso è rappresentato dalla Oman Electricity Transmission Company, il monopolio statale dell’elettricità in Oman. Essendo un trasmettitore piuttosto che un generatore di energia, non ha a che fare con le stesse sfide ambientali di AES. Piuttosto, la storia qui riguarda una combinazione di resilienza e qualche incertezza nel mercato su come prezzare i rischi.

Nel dicembre 2019, China State Grid ha acquistato il 49% di partecipazione della Oman Electricity Transmission Company. Quando il governo omanita possedeva il 100% della società, le obbligazioni venivano scambiate essenzialmente in linea con quelle sovrane. Dall’accordo in poi, le obbligazioni sono state scambiate a un prezzo più basso, aggiungendo un premio di rischio implicito specifico della società a quello sovrano. La domanda è: quanto rischio dovremmo prezzare?

Dal punto di vista del rischio sovrano, siamo incoraggiati dallo slancio delle riforme fiscali che abbiamo visto, e l’aumento dei prezzi del petrolio è positivo per il contesto macroeconimico. L’incertezza persistente è stata anche risolta l’anno scorso quando è stato nominato un successore del sultano Qaboos bin Said Al Said, che è morto senza eredi nel 2020 dopo un regno di 50 anni.

Guardando al rischio idiosincratico, il fatto che la società non sia più al 100% di proprietà statale (e quindi implicitamente garantita) è, sulla carta, un fattore negativo. Ma riteniamo che China State Grid porti alcuni nuovi elementi al mix che potrebbero essere positivi per la qualità del credito.

Per esempio, il nuovo partner ha un forte profilo di credito e, dato il suo accesso al ben più profondo settore finanziario cinese, apre a fonti di finanziamento precedentemente non disponibili. Un altro aspetto positivo è che, rispetto a un proprietario statale più passivo, China State Grid sarà probabilmente un partner più strategico, meglio posizionato per aiutare a trovare modi per ottimizzare le operazioni o migliorare le efficienze.

Più in generale, però, l’attività di trasmissione dell’elettricità è uno dei modelli più resilienti a disposizione degli investitori. L’Oman Electricity Transmission Company non è esposta all’inflazione dei costi di input o al rischio delle materie prime, poiché l’ambiente normativo permette di trasferire questi costi al cliente. Inoltre, anche se l’emittente non ha più il 100% di sostegno statale, mantenere “le luci accese” è una priorità così alta nell’agenda del governo che lo Stato è altamente incentivato a contribuire a garantire che la società rimanga a galla.

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