Mercati, l’appetito cinese

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di Redazione 12 Agosto 2021 | 15:02

La Cina ha stabilito obiettivi ambiziosi per raggiungere il picco delle emissioni di carbonio entro il 2030 e la neutralità del carbonio entro il 2060. Il Paese è attualmente il più grande emettitore di carbonio del mondo, contribuendo per quasi il 30% del totale globale nel 2019, anche se le sue emissioni pro capite di CO₂ sono solo la metà di quelle degli Stati Uniti. Pechino avrà bisogno di abbassare aggressivamente la sua intensità carbonica, misurata come emissioni per unità di PIL, per raggiungere il suo obiettivo di picco di emissioni entro il 2030. Sarà un risultato difficile da ottenere, perché la produzione ad alta intensità energetica e altamente inquinante ha guidato la rapida crescita della Cina da quando Pechino ha aderito alla World Trade Organization nel dicembre 2001. Il Dragone si basa molto sul carbone, che è a più alta intensità di carbonio della maggior parte delle fonti di energia.

Per raggiungere la neutralità carbonica, la Cina dovrà riequilibrare la sua economia, inasprire gli standard di inquinamento industriale, migliorare l’efficienza energetica e aumentare la capacità di produzione di energia rinnovabile. Molte materie prime (compresi i combustibili fossili) rimarranno centrali per la crescita della Cina nel breve e medio termine. Tuttavia, nel medio e lungo termine, ci aspettiamo che i combustibili fossili vengano sostituiti da fonti di energia più pulite“. Lo afferma Carol Liao, Economista per la Cina di Pimco, che di seguito dettaglia la view.

La domanda di alcuni metalli di base utilizzati nell’installazione e nella produzione di energia rinnovabile sarà probabilmente sostenuta dall’obiettivo di decarbonizzazione della Cina. Il Governo cinese ha iniziato a usare i controlli sulla produzione e le tariffe energetiche per raggiungere gli obiettivi di breve termine sulle emissioni. Ma l’impatto sulla crescita sarà probabilmente limitato. Le misure includono la limitazione della produzione di acciaio grezzo ai livelli del 2020 e la limitazione dell’aumento della capacità di alluminio elettrolitico.

Stimiamo che i tagli alla produzione in questi settori potrebbero ridurre la crescita complessiva del PIL per il 2021 di 0,1-0,2 punti percentuali, una diminuzione minore rispetto alla nostra previsione di base per l’anno solare dell’8,6%. Anche l’effetto sull’inflazione dovrebbe essere modesto. Il calo dei prezzi della carne di maiale a un livello più normale ha compensato l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sull’IPC di quest’anno.

Nel complesso, la crescita dei consumi rimane al di sotto del trend a causa delle persistenti preoccupazioni per la salute pubblica e l’inflazione di base è rimasta debole. Inoltre, il settore manifatturiero cinese dei beni di consumo è estremamente competitivo e i produttori sono riluttanti ad aumentare i prezzi, temendo la perdita di quote di mercato. Mentre non sono stati in grado di trasferire i prezzi più alti ai consumatori, l’impatto sui profitti è stato finora attenuato dalla forte domanda di esportazioni.

La Cina è un grande produttore e consumatore di materie prime come carbone, acciaio, alluminio e rame. I controlli sulla produzione hanno esacerbato uno squilibrio tra domanda e offerta, aggravato dal rimbalzo della domanda nei mercati sviluppati, da una ripresa ritardata dell’offerta in molti mercati emergenti e da colli di bottiglia logistici (anche se ci aspettiamo che queste pressioni si attenuino entro la fine dell’anno). Di conseguenza, i prezzi delle principali materie prime sono aumentati nella prima metà del 2021 e l’indice dei prezzi alla produzione nazionale cinese (PPI) è balzato al 9% su base annua a maggio.

Se il governo cinese ha espresso preoccupazione per l’impennata dei prezzi delle materie prime, non ci aspettiamo un significativo inasprimento delle politiche monetarie e dei cambi. Infatti, il governo ha appena tagliato il coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) per le banche per evitare rischi di irrigidimento eccessivo e garantire un sostegno adeguato alla ripresa. Il governo ha preso delle misure per reprimere il commercio speculativo delle materie prime e per mettere a punto il ritmo delle limitazioni alla produzione di acciaio, alluminio e carbone legate al carbonio. In risposta alle speculazioni che la Cina possa permettere un maggiore apprezzamento della valuta per compensare l’inflazione importata, la People’s Bank of China (PBOC) ha ribadito il suo obiettivo di mantenere il tasso di cambio dello yuan cinese intorno a un “livello appropriato ed equilibrato”. Abbiamo osservato che la PBOC ha adottato misure per rallentare il ritmo dell’apprezzamento dello yuan nelle ultime settimane.

Implicazioni per gli investimenti

Ci aspettiamo un ambiente macro ampiamente stabile in Cina, ma le iniziative di decarbonizzazione dovrebbero creare diverse opportunità di investimento. A breve termine, gli attori principali nei settori a monte come il carbone, l’acciaio o altri metalli di base potrebbero beneficiare dell’aumento dei prezzi di produzione, mentre i margini di profitto potrebbero essere compressi a valle. Nei prossimi 5-10 anni, la domanda di carbone e di altri combustibili fossili rimarrà probabilmente sostenuta dalla crescita della Cina e dalla domanda di energia associata.

Nel medio termine, la decarbonizzazione dovrebbe stimolare la domanda di specifiche materie prime. I metalli di base come l’alluminio e il rame sono ampiamente utilizzati negli impianti di energia rinnovabile, nelle reti elettriche, nell’immagazzinamento dell’elettricità e nella produzione di automobili ibride e completamente elettriche – tutte aree in cui la Cina avrà bisogno di aumentare significativamente la capacità. Fattore che dovrebbe fornire un certo sostegno ai prezzi, compensando l’impatto del rallentamento degli investimenti in infrastrutture e abitazioni.

Tuttavia, a lungo termine, la domanda cinese di materie prime fossili dovrebbe diminuire man mano che il paese passerà all’energia pulita. Ciò sarà negativo per i proprietari di asset di carbone e petrolio, con rischi relativi alla redditività di quelli che sarebbero tipicamente considerati asset a lungo termine.  Più in generale, i settori legati alla generazione di energia rinnovabile e alla trasmissione e distribuzione dell’elettricità potrebbero beneficiare del sostegno del governo e del riequilibrio dell’economia, fornendo opportunità interessanti per gli investitori.

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