Consulenti, ci sono sempre più risparmi da salvare

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di Redazione 16 Agosto 2021 | 10:28

Se è vero che la missione di ogni buon consulente finanziario dovrebbe essere quella di prendersi cura dei risparmi della clientela, in Italia si può dire che i “nostri eroi” possono trovare decisamente pane per i loro denti, specie dopo il Covid.

Stando infatti a una ricerca effettuata da Fabi, che si basa su dati della Banca d’Italia, siamo di fronte a un vero e proprio effetto Covid sulle “finanze” delle famiglie italiane. Più risparmi e meno debiti: nell’ultimo anno sono aumentate del 5,6% le riserve, mentre la crescita dei mutui si è attestata al 3,5%. Se sui conti correnti e sui depositi bancari sono stati “lasciati” quasi 60 miliardi di euro in più, da maggio 2020 a maggio 2021, il totale dei mutui concessi dalle banche per l’acquisto di abitazioni, nello stesso periodo, è salito di “soli” 13 miliardi. Complessivamente, i salvadanai delle famiglie italiane sono passati da 1.070 miliardi a 1.130 miliardi, mentre lo “stock” dei prestiti per la casa è salito dai 385 miliardi di maggio 2020 ai 399 miliardi di maggio 2021. Una nota positiva arriva sul versante delle rate non pagate (sofferenze): l’ammontare degli arretrati, infatti, è calato di oltre 2 miliardi, scendendo a 11 miliardi. È la fotografia della Fabi sui comportamenti “finanziari” delle famiglie italiane, scattata durante la pandemia, secondo la quale dal 2016 al 2021 i mutui erano cresciuti complessivamente del 9,9%, con un aumento di 35 miliardi, mentre i risparmi erano saliti del 23%, in salita di 211 miliardi. Il totale dei mutui erogati dalle banche è salito nell’ultimo anno, da 385,5 miliardi a 399,1 miliardi, in crescita del 3,5% (più 13,6 miliardi), mentre dal 2016 al 2021 la crescita è stata, complessivamente, del 9,9% (più 35,9 miliardi). Quanto ai risparmi, negli ultimi 5 anni, l’ammontare complessivo del denaro depositato in banca è passato dai 919,1 miliardi del 2016 ai 1.130,3 miliardi del 2021, con una crescita del 23% (più 211,2 miliardi); solo nell’ultimo anno, sui conti correnti e sui depositi sono stati “lasciati” 59,9 miliardi in più (più 5,6%). I minori consumi e la propensione al risparmio accentuata, assieme alle “moratorie” sui vecchi prestiti concesse dalle banche grazie a una norma del governo varata a marzo 2020, hanno garantito, negli ultimi 12 mesi, la regolarità nel pagamento delle rate dei prestiti alle famiglie: le sofferenze, infatti, sono calate del 15,1% (meno 2 miliardi), arrivando, complessivamente, a 11,6 miliardi; nel 2016 il totale si attestava a 37,5 miliardi e in cinque anni si è registrato un calo del 69,1% (meno 25,9 miliardi).

«L’incertezza del presente e la sfiducia nel prossimo futuro hanno aumentato la tendenza al risparmio, riducendo la propensione delle famiglie a indebitarsi per comprare casa. Sul comportamento negli ultimi 12 mesi, quelli caratterizzati dal Covid, hanno pesato la paura per il futuro e, ovviamente, anche tutte le restrizioni legate all’emergenza sanitaria che hanno limitato tantissimo i consumi e condizionato il turismo, la ristorazione, la grande distribuzione e il commercio al dettaglio. Per uscire definitivamente da questa situazione, serve esclusivamente poter ritornare a vivere, progettando con serenità il prossimo futuro: questa è la chiave per aprire la porta della fiducia» commenta il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. «La nostra attenzione alla clientela è fortemente collegata anche al tema delle pressioni commerciali indebite esercitate dai vertici delle banche sulle lavoratrici e sui lavoratori. Pressioni, esercitate in tutti i modi, che stanno crescendo sistematicamente in molti gruppi bancari e vanno azzerate: con il solo obiettivo di realizzare maggiori guadagni legate alle commissioni, infatti, le banche spingono la vendita ai clienti di prodotti finanziari e assicurativi di ogni tipo, anche rischiosi. Quindi, va evitato anzitutto il pericolo di trovarsi di nuovo ad affrontare casi di risparmio tradito. E poi dobbiamo risolvere le conseguenze, anche psicologiche, subite da chi lavora in banca. Questo argomento sarà centrale, per noi, nei prossimi mesi» aggiunge Sileoni.

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