Scacco matto in cinque mosse

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di Redazione 15 Luglio 2008 | 14:15
Il governatore della Banca d’Italia ha confermato le sue linee guida in merito alla crisi del risparmio gestito. Cinque punti essenziali per salvare l’industria dall’estinzione. Cinque soluzioni concrete che, se messe in pratica, eliminano gli alibi che oggi accompagnano la crisi del settore.

I dati relativi al primo semestre non danno spazio a interpretazioni. L’industria del risparmio gestito ha perso 70,4 miliardi di euro. Dodici dei quali solo nel mese di giugno. Non sembrano però al momento emergere soluzioni. Chi prova a indicare una via è, ancora una volta, Mario Draghi. Il governatore della Banca d’Italia, nel corso del suo intervento presso l’assemblea annuale dell’ABI ha indicato la sua ultima, e a quanto pare, definitiva soluzione che si basa su cinque punti essenziali.
 
1. «Occorre intervenire sulle distorsioni fiscali che penalizzano i fondi di diritto italiano. Essi andranno tassati, come altrove, sugli utili distribuiti e sulle plusvalenze realizzate, non sul maturato». Il regime fiscale è sicuramente un punto cruciale per la riforma dell’industria. Se non risolve la situazione almeno elimina un alibi a molte società che nascondono dietro la scusa fiscale la scarsa qualità dell’offerta.
 
2. «Andranno eliminate anche le distorsioni prodotte dalla normativa sulla trasparenza, particolarmente stringente per i fondi. Non va ridotta la tutela per questi ultimi, ma accresciuta, nella sostanza e non negli adempimenti burocratici, quella che riguarda altri prodotti finanziari», continua Draghi. E su questo punto insiste molto, a ragione, anche la Consob. Quando tutti i prodotti saranno sullo stesso livello di trasparenza sarà più semplice anche per i clienti evitare cattivi investimenti. Ma soprattutto sarà più difficile oscurare costi e commissioni.

3. «L’autonomia delle società di gestione è essenziale. Alla riduzione dei conflitti di interesse deve contribuire un codice di autoregolamentazione che rafforzi l’autonomia delle società di gestione del risparmio. Indispensabile appare che i loro consigli di amministrazione siano formati in maggioranza da membri indipendenti».


Fino a quando l’industria del gestito sarà dominata al 90% dai gruppi bancari e assicurativi (come sottolineato anche da Lamberto Cardia nel corso dell’assemblea annuale della Consob del 14 luglio) difficilmente assisteremo alla nascita di un mercato competitivo e altamente concorrenziale. E il governatore non lascia spazio a interpretazioni. O si risolve tutto in maniera autonoma o «Nell’esercizio dei nostri poteri adotteremo entro l’autunno misure per separare più nettamente la conduzione delle SGR di matrice bancaria da quella del gruppo di appartenenza, chiarendo limiti e finalità dei poteri di indirizzo della capogruppo».
 
4. «Occorre, ed è il compito più difficile, riqualificare le modalità di offerta dei prodotti finanziari ai risparmiatori, per realizzare appieno il principio, contenuto nel Testo unico della finanza, secondo cui gli intermediari devono operare nell’interesse del cliente. Va meglio definito e reso più professionale il servizio di consulenza finanziaria, promuovendo concorrenza e trasparenza. La consulenza va chiaramente distinta dal collocamento di propri prodotti». E riecco il tema della consulenza finanziaria. Le regole che dovranno disciplinare tale attività sono ancora in via di definizione ma è ormai evidente che i nuovi consulenti, e non solo, avranno un compito arduo: risollevare le sorti dell’industria. La MiFID è un’imposizione, ma la consulenza finanziaria è una necessità.
 
5. «Nuove regole sono necessarie, non sufficienti. Il rilancio dello sviluppo dell’industria finanziaria è in ultima analisi affidato alla capacità competitiva delle aziende; alla loro prontezza nel cogliere le opportunità offerte dall’innovazione e nel reagire alla sfida della sempre maggiore integrazione dei mercati e della struttura produttiva del settore, anche attraverso operazioni di concentrazione tra gestori. Occorre guardare lontano. È evidente da anni che difendere una nicchia locale, una clientela captive non è più una strategia vincente; ormai non è più neppure un efficace strumento di difesa».

In sintesi: basta con le logiche di breve periodo. È il momento di ragionare con strategie di lungo periodo in grado di ridare slancio a un settore che in un anno e mezzo ha perso oltre 100 miliardi di euro. Essere ottusi oggi non conviene.

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