Mercati ancora in una comfort zone

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di Gianluigi Raimondi 3 Settembre 2021 | 16:01

I mercati si accingono a chiudere l’ultima settimana semifestiva dell’estate conservando una buna dose di ottimismo in attesa dei dati sul mercato del lavoro americano odierni che non dovrebbero stravolgere di molto ( a meno di risultati eclatanti in una direzione o l’altra) la generale percezione di un tapering molto “soft” da parte della FED man mano che ci portiamo verso la fine dell’anno.

Volatilità estremamente bassa (ai minimi dall’inizio del periodo pandemico), dollaro in vistoso rintracciamento in queste ultime tornate e rendimenti dei decennali stazionari (malgrado i ripetuti richiami da parte di svariati analisti, tra cui Blackrock e Goldman Sachs, di potenziali impennate a fine anno verso rendimenti nell’ordine del 1,9%) dipingono un quadro in cui gli addetti ai lavori sembrano rimanere placidamente adagiati nella loro “comfort zone”.

Il trend dell’indice Vix

Record su record per i listini azionari globali, con lo S&P500 che svetta su nuovi massimi, i listini europei poco distanti dal loro picco ed i listini asiatici, misurati dal MSCI Asia Pacific, alla loro sesta tornata consecutiva al rialzo (la migliore serie da gennaio) trascinati questa mattina al rialzo dal picco trentennale dei listini nipponici che salutano così l’imminente avvicendamento al premierato del paese, con il primo ministro Suga che ha già annunciato come imminenti le proprie dimissioni. Unici listini in negativo questa mattina in Asia Cina ed Hong Kong, dove pesano le preoccupazioni legate all’ormai endemico interventismo di Pechino nel settore privato, e questo malgrado la PBoC, dopo parecchie esitazioni, abbia finalmente segnalato l’intenzione di intervenire in maniera espansiva sul credito delle piccole e medie aziende per rinnovare un impulso alla crescita in visibile rallentamento in queste ultime settimane.

Commodity

La debolezza relativa del dollaro contribuisce a sostenere le quotazioni delle materie prime, con il petrolio che dribbla elegantemente la decisione dell’OPEC di aggiungere 400.000 barili al giorno di produzione a settembre per apprestarsi a chiudere la seconda settimana consecutiva al rialzo.

Oro attestato saldamente sopra i 1.800 dollari per oncia e metalli non ferrosi moderatamente positivi ieri, con un occhio di riguardo sempre all’alluminio che, malgrado sia rientrato nei ranghi sugli spreads (attualmente il cash-3 mesi è in contango per 7 dollari la tonnellata dopo una backwardation che ha sfiorato i 30 dollari in settimana) che ancora ieri segna un nuovo massimo decennale all’LME ed a Shanghai.

Gli analisti della China Nonferrous Metal Association buttano acqua sul fuoco di questo rialzo affermando di non ravvedere condizioni di mercato che giustifichino un tale incremento nei prezzi del metallo leggero (e pronosticando quindi un ribasso significativo entro la fine dell’anno).

Migliore del comparto il piombo che rimane supportato dal basso livello delle giacenze; con sole 52.150 tonnellate nei magazzini LME ed il 20% del materiale ivi stoccato già prenotato al ritiro, la disponibilità di metallo è ai minimi da oltre un decennio.

A cura di Michael Palatiello, ad e strategist di Wings Parntners Sim

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