Investimenti: attenzione al nodo del lavoro negli Usa

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di Redazione 16 Settembre 2021 | 09:32

Già all’inizio della primavera il mercato del lavoro Usa aveva mostrato segnali di tensione, poi in parte rientrati. Ma più ci avviciniamo al tasso naturale, più le imprese stetunitensi faticano a trovare lavoratori. Questo, dovuto in parte alla pandemia e in parte a cause già esistenti, sta facendo guadagnare potere contrattuale ai dipendenti (facendo tornare a funzionare la curva di Phillips?) e implica, come prevedibile, un aumento degli stipendi, anche alla luce di un aumento dei prezzi.

Un dato molto commentato sul mercato del lavoro Usa è quello dei dimissionari: ad aprile scorso il numero ha toccato un livello mai visto storicamente e pari a 4 mln di individui. Questo potrebbe indicare un ottimismo sulla capacità di trovare un nuovo impiego a condizioni economiche migliori, ma anche che molti sono usciti dal mondo del lavoro (sono contati tra gli inattivi) per i più svariati motivi, non ultimo i sussidi di disoccupazione, che spesso sono più elevati degli stipendi offerti. Motivo questo per il quale per esempio l’aumento degli stipendi a bassa qualifica nell’ultimo anno (+6%) è stato superiore alla media dell’intero settore privato (+2,6%). Ma il fenomeno dimissioni si sta estendendo anche ai lavoratori più qualificati: nel settore dei servizi ad aprile hanno lasciato il proprio lavoro 700mila unità, valore mensile più alto mai registrato.

La carenza di lavoratori potrebbe non finire tanto presto: si pensi solo che il tasso di partecipazione al mercato del lavoro è sceso costantemente negli ultimi 20 anni passando dal 67,3% del 2000 al 61,6%.

Inevitabili le ripercussioni a medio/lungo periodo sulla redditività delle imprese che, per mantenere stabili i profitti, si troverebbero costrette ad aumentare i prezzi, contribuendo così a creare insieme alle materie prime, una insidiosa inflazione di medio periodo.

Difficile dire quanto questo scenario possa essere concreto e soprattutto anche quali possano essere le politiche economiche conseguenti. Se così fosse, i mercati finanziari si troverebbero a dover scontare un inedito scenario, fatto da inflazione, rendimenti reali incerti e profitti delle imprese sotto pressione.

A cura di Antonio Tognoli Head of Research di Integrae Sim

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