Mercati: la pericolosa relazione tra Bitcoin e la Fed

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di Redazione 20 Settembre 2021 | 13:02

Tra le principali banche centrali mondiali, una delle più critiche e scettiche sulle valute digitali e sul Bitcoin è sicuramente la Fed, che è l’unica a non ritenere ancora il momento nemmeno di iniziare uno studio sulle possibilità di adottare una moneta di Stato digitale, come fanno notare da Cryptonomist.ch.

La finanza istituzionale combattuta sull’utilità delle criptovalute

Anche se a luglio ha affermato che esistenza di valute digitali di Stati probabilmente renderebbe il Bitcoin e le altre criptovalute assolutamente inutili. E non è un caso che  di recente il Presidente della Banca dei regolamenti internazionali, Benoit Coeure, pochi giorni abbia ribadito della necessità di adottare le valute digitali di Stato.

Il presidente Jerome Powell recentemente ha poi ribadito di ritenere le criptovalute come asset altamente speculativi e inaffidabili e per questo assolutamente inadeguati a poter sostituire le tradizionali monete.

Ad agosto, sempre Powell aveva inoltre dichiarato che le criptovalute dovrebbero essere maggiormente regolamentate. E su questo sicuramente la SEC sembra aver recepito bene il messaggio, dal momento che negli ultimi mesi sono decine le indagini aperte dalla autorità di Borsa americana su società crispo americane, proprio per presunte violazioni delle regole finanziarie.

La Federal Reserve è anche molto preoccupata dal diffondersi delle stablecoin, che al contrario delle normali criptovalute, sono ancorate ad una moneta fiat, come il dollaro.

E questo secondo molti osservatori spaventa le banche centrali come la Fed, perchè effettivamente potrebbero rappresentare una alternativa alle moneta fiat, essendo appunto molto meno speculative delle normali criptovalute.

Le criptovalute sfuggono al controllo delle banche centrali

Un altro aspetto che in un certo senso spaventa la Fed è quello che Bitcoin è nato dopo la grande crisi finanziaria del 2008 in America per dotare il mondo di un sistema di pagamento che sfuggisse al tutte le manipolazioni generate dalle autorità centrali, che secondo chi ha inventato Bitcoin, è stata una delle vere cause della grande crisi dei mutui subprime.

La funzione delle principali banche centrali è proprio quella di controllare l’inflazione e tenere a freno un suo rialzo, con una adeguata politica dei tassi, o attraverso politiche espansive di acquisto di titoli per finanziare il sistema economico, come è avvenuto nel 2008 e come sta avvenendo adesso dopo la grande crisi economica determinata dalla pandemia.

Ora, secondo molti osservatori, proprio la FED potrebbe dare una stretta a questa politica espansiva per frenare i primi segnali di rialzo dell’inflazione. Non è un caso che il Bitcoin venga considerato come un’arma per combattere l’inflazione e per questo viene molto usata negli Stati sottosviluppati, che hanno un problema di iperinflazione.

Come incidono le mosse della FED sul Bitcoin

Secondo alcuni economisti la diffusione delle criptovalute potrebbe ridurre gli effetti della politica monetaria della FED e delle altre banche centrali, perché ridurrebbe la richiesta di monete fiat.

Bitcoin e le criptovalute in genere, come detto, perciò ridurrebbero i rischi di inflazione, per controllare la quale le banche centrali devono intervenire riducendo o alzando a seconda delle esigenze i tassi di interesse.

E’ un dato di fatto ormai abbastanza chiaro che le quotazioni di dollaro e Bitcoin siano ormai indirettamente correlate, e molto spesso ad un rialzo dell’uno corrisponde un calo del secondo.

Allo stesso modo perciò spesso ad un rialzo dei tassi americani da parte della FED corrisponde un calo delle quotazioni del Bitcoin, per la migrazione degli investimenti verso gli asset in dollari e una conseguente minore esposizione su altri asset più speculativi, come appunto Bitcoin e le criptovalute in genere.

Per gli indici azionari la correlazione sembra meno diretta, ma soprattutto nell’ultimo periodo sembra prevalere una tendenza sinergica soprattutto tra il Bitcoin e il Dow Jones, il principale indice azionario americano. Quando sale uno spesso sale anche l’altro e viceversa.

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