Asset allocation: ecco il mix per i prossimi mesi

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di Redazione 24 Settembre 2021 | 10:01

Partiamo dalle cose certe: nessuno conosce il futuro. A parte qualche profeta, poco interessato però alle vicende di Borsa e più a quelle teleologiche e metafisiche. Ogni previsione sui mercati va quindi presa con cautela cercando di capire, con i dati disponibili, se il trend atteso somigli di più ad un Toro o a un Orso. Nel corso del 2021 gli indici azionari hanno mostrato di essere in grado di aggiornare costantemente i massimi e si avviano a chiudere un anno positivo grazie agli stimoli monetari e alla migliorata visibilità della ripresa rispetto al 2020, anno di piena crisi pandemica. Siamo nella fase di ripresa del ciclo post-recessione.

Quali sono le aspettative per i prossimi mesi?

Per quanto riguarda l’andamento dei Treasury Usa, crediamo che questo sarà guidato da diversi fattori: la durata dell’inflazione (temporanea o no), il mercato del lavoro che potrebbe portare ad un ridimensionamento della crescita economica e a quì la risposta della FED nel ridurre il proprio sostegno all’economia. Se, come è possibile che avvenga, la politica economica riuscirà a portare l’economia alla piena occupazione nella prima metà del 2022, è possibile attendersi che le retribuzioni aumentino ulteriormente nell’intorno del 3,5%. Ciò significa che la crescita dei prezzi possa essere meno temporanea di quello che si pensa. La conseguenza sarebbe che i rendimenti a dieci anni si avvicinerebbero al 2,3% – 2,5%, ma con quella a più lunga scadenza inferiori. In altre parole il rialzo avverrebbe nella parte frontale della curva. Chiaro che poi servirà una più rapida normalizzazione della politica monetaria per scongiurare un ulteriore rialzo dell’inflazione.

Per quanto riguarda l’Europa, riteniamo che il miglioramento dell’occupazione, la proroga delle misure fiscali dei governi e i piani di spesa del fondo Next Generation EU, saranno i temi da monitorare per capire se la ripresa della domanda possa essere stabile e duratura. L’inflazione dovrebbe rimanere per ancora un po’ tempo sopra il 2% ma, in un’ottica di più lungo periodo, la diminuzione dell’attività economia verso il suo potenziale di crescita, unita alla stabilizzazione del prezzo delle materie prime, dovrebbe portare ad un valore non molto dissimile alle aspettative della BCE. Inoltre, il rallentamento degli acquisti di asset nell’ambio dei QE dovrebbe spingere gradualmente al rialzo i rendimenti, che tuttavia ci aspettiamo restino probabilmente contenuti nonostante i volumi netti negativi di emissioni obbligazionarie, la scarsa liquidità di trading e le preoccupazioni per la variante Delta nel mondo. Da non sottovalutare le elezioni in Germania e in Francia, che potrebbero mettere a repentaglio l’approccio europeista dei due paesi, con possibili conseguenze sul rallentamento della domanda di obbligazioni dell’Europa periferica.

Siamo positivi con moderazione sull’azionario USA. La ripresa del Pil, prevista in graduale diminuzione verso una crescita sostenibile, gioca a favore dei titoli value che da fine maggio scontano comunque rendimenti legati ai dividendi piuttosto contenuti. Ma le valutazione giocano a loro favore, grazie ad una crescita degli utili (anche se più modesta dell’attuale) che potrebbe proseguire ancora per molto tempo, trainando al rialzo le rispettive stime a lungo termine.

Per quanto riguarda le small caps USA, riteniamo che i dubbi sulle aspettative inflazionistiche potrebbero limitare la loro sovraperformance. Diverso invece l’andamento atteso delle small caps europee, dove stimiamo un rialzo maggiore rispetto a quelle USA ed alle big caps, favorito dal sostegno duraturo fornito al momentum ciclico e da una relativa più lenta riapertura delle economie regionali rispetto agli USA.

A cura di Antonio Tognoli, Head of Research di Integrae Sim

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