Asset allocation: sempre più investimenti fattoriali in portagoglio

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di Gianluigi Raimondi 27 Settembre 2021 | 16:02

Invesco ha pubblicato il sesto Global Factor Investing Study annuale, uno studio basato sulle interviste di 241 investitori fattoriali, responsabili della gestione di attivi per oltre 31mila miliardi di dollari. Ecco di seguito le principali evidenze.

I vantaggi connessi all’integrazione dei fattori ESG spingono gli investitori verso un approccio fattoriale

Alla luce della crescente attenzione per gli investimenti sostenibili, osservata negli ultimi anni, lo studio sottolinea il rapido incremento della propensione a integrare i criteri ESG nell’ambito di una metodologia fattoriale. Nel 2021, il 78% degli intervistati, tutti investitori fattoriali, ha affermato di integrare criteri ESG nei rispettivi portafogli.

In passato, la domanda di stakeholder e beneficiari rappresentava lo stimolo principale a implementare criteri ESG, mentre oggi la spinta più forte sembra giungere dalla convinzione secondo cui gli aspetti ESG avrebbero il potenziale di migliorare la performance d’investimento a lungo termine.

L’investimento fattoriale viene considerato più compatibile con i criteri ESG rispetto a un approccio ponderato per il mercato, ma non tanto quanto un approccio attivo fondamentale. Nonostante ciò, gli intervistati sono apparsi più inclini ad affermare di essere spinti verso un approccio fattoriale alla luce delle considerazioni ESG, in parte grazie alla capacità di replicare una metodologia quantitativa in diverse porzioni di un portafoglio. Una minoranza del campione ritiene che l’ESG sia un fattore d’investimento che replica le caratteristiche di fattori quali value e quality. Tuttavia, l’opinione più comune è che gli aspetti ESG siano completamente indipendenti dai fattori d’investimento (41%).

Molti investitori ritengono che il discorso ESG abbia determinato un bias fattoriale nei loro portafogli, traducendosi ad esempio in ponderazioni più alte del previsto alla qualità rispetto al valore tra le azioni. Sul totale degli intervistati, circa due quinti ha svolto un’analisi chiedendosi se i criteri ESG abbiano creato un bias fattoriale nei loro portafogli, con esito positivo in quasi due terzi dei casi. Gli investitori che non hanno svolto questa analisi potrebbero non essere consapevoli della misura in cui l’integrazione degli aspetti ESG incide sulle loro esposizioni fattoriali e in ultima istanza sul profilo di rendimento del portafoglio.

Da un’analisi più approfondita è emersa una domanda non soddisfatta di ETF che combinino criteri ESG e fattori. Circa metà degli investitori (46%) afferma che sarebbe più disposta a investire in un ETF fattoriale se incorporasse criteri ESG. In linea generale, è opinione comune che la combinazione di ESG e investimento fattoriale non si traduce ancora in un’offerta sufficientemente ampia di prodotti ETF. Il 49% dei proprietari di attivi afferma infatti di trovarsi talvolta in difficoltà nell’individuare ETF fattoriali adatti alle proprie esigenze.

I rendimenti bassi alimentano l’interesse per i fattori nel reddito fisso

Per quasi metà degli investitori (45%), il contesto di rendimenti bassi avrebbe reso più interessante l’inclusione dei fattori nei portafogli obbligazionari, offrendo opportunità in termini di fonti supplementari di rendimento e diversificazione. Attualmente un numero di investitori notevolmente più alto utilizza i fattori nel reddito fisso (55%), rispetto al 40% emerso dallo studio dello scorso anno. Per la maggioranza (52%), l’investimento fattoriale nel reddito fisso include il ricorso sia a fattori d’investimento (come value/quality) sia a fattori macro (duration/inflazione), mentre il 23% utilizza unicamente fattori d’investimento e un quarto considera i fattori solo in un’ottica macro.

Da quanto emerso, gli investitori integrano diversi fattori d’investimento nei loro portafogli, primi tra tutti value e quality. Dal punto di vista dei fattori macro, i più gettonati sono risultati essere duration, liquidità, inflazione e rischio di credito. La duration è stata ampiamente riconosciuta come maggiore propulsore dei rendimenti obbligazionari nel complesso, mentre la liquidità ha assunto una rilevanza più forte durante la pandemia. Il contesto economico attuale ha reso più interessante l’investimento fattoriale, oltre a permettere di liberare potenziale di rendimento e diversificazione aggiuntiva.

La ripresa post-pandemia attira gli investitori verso il value

Secondo quanto emerso dal Global Factor Investor Study di Invesco, le allocazioni fattoriali continuano ad aumentare. Il 43% degli intervistati ha incrementato le allocazioni nell’ultimo anno, mentre il 35% prevede di farlo l’anno prossimo, utilizzando come propulsori fondamentali dell’adozione la capacità di controllare meglio le fonti di rischio e la possibilità di rendimenti superiori.

Lo stile value si è distinto per le sovraperformance ragguardevoli nella seconda parte del 2020, che si sono protratte nel primo trimestre del 2021. Un’altra solida tendenza riguarda l’aumento delle allocazioni al fattore value: l’incremento ha già avuto luogo nei 12 mesi precedenti per il 42% degli investitori ed è invece in corso per il 48%, in vista della ripresa post-pandemia.

L’investimento multifattoriale dinamico mostra segni di evoluzione e adattamento

Negli ultimi sei anni, come trapelato dal Global Factor Investing Study di Invesco, l’investimento fattoriale è diventato in breve tempo più sofisticato, specialmente mediante il ricorso a strategie multifattoriali, in un contesto caratterizzato dalla ricerca di esposizione a una gamma di fattori più ampia da parte degli investitori.

La rapida diffusione di un approccio multifattoriale ha inoltre reso più dinamico l’investimento fattoriale. Solo il 22% degli investitori mira a mantenere le esposizioni fattoriali completamente fisse, mentre circa metà (48%) applica un approccio che ammette una certa variazione delle proprie esposizioni sul lungo periodo e un terzo le cambia regolarmente. L’approccio dinamico è destinato ad accelerare: il 29% degli investitori ritiene di aver assunto un approccio più dinamico negli ultimi due anni, mentre il 41% ipotizza una maggiore dinamicità nel prossimo biennio.
Secondo lo studio, malgrado l’adozione di strumenti analitici sofisticati da parte di un segmento di utenti fattoriali, molti altri sono ancora in cerca di strumenti più efficaci, specialmente per quanto riguarda il monitoraggio delle esposizioni e l’attribuzione delle performance. Gli investitori cercano una maggiore visibilità sulle esposizioni fattoriali e utilizzano queste informazioni per prevedere con maggiore chiarezza le variazioni del portafoglio nei vari scenari.

La ricerca ha evidenziato una persistente dinamica positiva per gli ETF fattoriali, ritenuti un importante strumento per l’implementazione delle strategie fattoriali tra gli investitori wholesale e istituzionali. Gli ETF possono costituire l’asse portante di una strategia, fungendo da elemento tattico o a completamento di un portafoglio, il che spiega l’accelerazione tanto rapida del ricorso a tali strumenti. Il 46% degli investitori ipotizza un maggiore ricorso agli ETF nei prossimi tre anni.

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