Investimenti: ecco i temi chiave per l’obbligazionario

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di Redazione 29 Settembre 2021 | 16:02

Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, Jim Leaviss, gestore del fondo M&G (Lux) Global Macro Bond di M&G Investments presenta di seguito la situazione sui mercati obbligazionari globali e discute alcuni dei temi chiave che probabilmente domineranno il sentiment per il resto del 2021 e oltre.

Il tapering ancora al centro delle discussioni

Il tapering resta il tema dominante sui mercati obbligazionari globali alla luce delle recenti dichiarazioni della Fed, che ha fornito indicazioni di un rallentamento degli acquisti di titoli obbligazionari entro la fine dell’anno. Tutto ciò in un contesto di ripresa del mercato del lavoro statunitense, dove circa la metà dei posti di lavoro persi durante la pandemia da Covid è stata ripristinata. Il tasso di disoccupazione statunitense si attesta ben al di sotto di quel 6,9% che nel 2013 aveva portato all’annuncio del tapering, un dato che in circostanze normali sarebbe considerato prossimo alla piena occupazione.

Alcuni funzionari della Fed hanno inoltre espresso preoccupazione riguardo ai rischi per la stabilità finanziaria causati dall’eccessiva assunzione di rischi da parte degli investitori, che si precipitano verso i titoli high yield inseguendo rendimenti più alti. Per quanto riguarda il primo rialzo dei tassi, il grafico a punti della Fed (grafico “dot plot”) indica che sarà probabilmente nel 2023, benché il mercato dei future sia lievemente più aggressivo e sconti il primo ritocco nel secondo semestre del 2022.

Nonostante la prospettiva di un inasprimento della politica monetaria, i rendimenti dei Treasury hanno evidenziato movimenti relativamente contenuti quest’anno e, di certo, non si è ripetuto il panico da tapering del 2013, quando i rendimenti dei Treasury a 10 anni s’impennarono di circa 120 pb, toccando il picco del 3% a fine anno. Allo stato attuale, i rendimenti decennali restano arretrati rispetto al massimo dell’1,75% di inizio anno.

Vi sono svariate ragioni per cui i rendimenti non sono riusciti a salire questa volta, anche se il motivo principale è probabilmente la rapida diffusione della variante Delta del Covid negli USA e in alcune zone dell’Asia. Questo sembra avere già un impatto sugli ultimi dati economici, tra cui il marcato rallentamento della fiducia dei consumatori statunitensi e dati sulle vendite al dettaglio inferiori alle attese in Cina. Pertanto, gli osservatori della Fed monitoreranno attentamente ogni minimo segnale di peggioramento dell’economia o di ritorno del virus nei mesi autunnali.

Inflazione: transitoria o persistente?

Le prospettive di inflazione sono un grande argomento di dibattito con opinioni discordanti tra chi pensa che il recente aumento dei prezzi al consumo sia transitorio e chi invece è convinto sia più permanente. Pur ritenendo che i fattori strutturali che hanno mantenuto bassa l’inflazione per molti anni (andamento demografico, globalizzazione ed evoluzione tecnologica) permangano, credo che gli investitori abbiano ragione a muoversi con cautela, forse per la prima volta da molti anni.

L’inflazione USA è ben al di sopra del tasso obiettivo da alcuni mesi, con l’indice CPI che attualmente si attesta al di sopra del 5%. Sebbene ciò sia chiaramente dovuto a fattori transitori, come gli effetti base e i prezzi delle auto usate, appare probabile che l’inflazione resterà al di sopra del target per almeno il resto dell’anno. Un fattore in particolare che dovrebbe mantenere la pressione al rialzo sull’inflazione è la forza significativa del mercato del lavoro statunitense, come mostra l’ultima indagine JOLTS (Job Openings and Labour Turnover Survey), da cui risulta un record di 10 milioni di posti di lavoro vacanti negli USA, a fronte dei circa 5 milioni solitamente rilevati.

A breve potremmo dunque arrivare al punto in cui la Fed ha effettivamente raggiunto il suo obiettivo d’inflazione asimmetrica, con i dati elevati di quest’anno sull’inflazione che controbilanciano pienamente il periodo di bassa inflazione dell’anno scorso. E questo è un altro fattore che può alimentare la necessità di aumentare i tassi d’interesse.

 

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