Mercati, oro: boom di acquisti per le banche centrali

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di Redazione 14 Ottobre 2021 | 10:02

Nei primi otto mesi del 2021 le banche centrali hanno aumentato le loro riserve di oro di oltre 360  tonnellate. E’ quanto emerge dai dati diffusi dal World Gold Council, secondo cui la maggior parte degli acquisti si sono verificati ad aprile, ed hanno poi rallentato ad agosto, ma rimanendo comunque abbastanza elevate.

Durante l’intero anno precedente il totale degli acquisti non aveva superato le 264 tonnellate, quindi in soli otto mesi quest’anno gli acquisti sono già stati superiori del 36%.  Nel corso del 2019 però erano state acquistate 707 tonnellate, in particolare da Cina (96 t), Russia (158 t) Turchia (125 t) e Polonia (100 t).

Quest’anno, fino ad ora, i maggiori acquisti sono stati effettuati da Thailandia (90 t), Giappone (80 t), Ungheria (63 t) e Brasile (62 t), seguiti da India e Uzbekistan con più di 40 tonnellate a testa.

Rispetto all’incremento medio nei primi sei mesi dell’anno degli ultimi cinque anni, l’incremento del 2021 è stato del 39%, ovvero decisamente significativo, come fatto notare da Cryptonomist.ch.

Ad un prezzo attuale di quasi 57mila dollari al kg, 360 tonnellate avrebbero un costo di oltre 20 miliardi di dollari. Molto meno sia del market cap complessivo dell’oro, sia del valore complessivo delle valute fiat in circolazione nel mondo.

Oro, i paesi che hanno aumentato maggiormente le riserve

La Thailandia è stata colpita duramente dalla pandemia, in particolare a causa del collasso del turismo. Questo potrebbe aver spinto la sua Banca Centrale ad aumentare le sue riserve di oro per far fronte ad eventuali crisi monetarie.

Da notare che nel corso dell’anno il baht thailandese ha perso quasi il 10% del proprio valore rispetto al dollaro americano, tornando ai livelli di quattro anni fa, dopo tre anni di crescita.

L’India è da tre anni che acquista continuamente grandi quantità di oro. Tanto che in totale dal 2019 ha già incrementato le sue riserve di 118 tonnellate, ovvero il 20% di quante ne possedeva a fine 2018. Ad oggi le sue riserve in oro sono pari al 6,4% del valore delle riserve valutarie complessive.

Il maggior incremento in percentuale del 2021 lo ha fatto l’Ungheria, che con 63 tonnellate aggiunte ha triplicato le proprie riserve. Pur facendo parte dell’Unione Europea, l’Ungheria non ha adottato l’euro, ed utilizza il suo fiorino che, nel corso del 2021, ha perso quasi il 5% del proprio valore sul dollaro.

Banche centrali, oro e coperture contro l’inflazione

Il calo più significativo però si è verificato a partire da giugno, con una perdita di quasi il 9%. L’acquisto di oro però è stato fatto interamente a marzo, contemporaneamente ad una perdita lampo di quasi il 5% del valore del fiorino rispetto al dollaro in poco più di una settimana.

La Russia sta effettuando continui acquisti di oro fin dal 2012. I dati della Cina si fermano invece al 2019, sebbene molti analisti ritengano che abbia continuato ad acquistare anche negli anni successivi.

È possibile che il boom di acquisti di quest’anno sia una conseguenza della riduzione di acquisti verificatasi l’anno scorso. Potrebbe anche però essere dovuto agli stimoli monetari e fiscali erogati per fare fronte alla pandemia.  In quest’ottica le banche centrali acquisterebbero oro per coprirsi dai rischi dovuti all’inflazione.

Nonostante ciò il prezzo dell’oro non è aumentato. Nel corso del 2021 è sceso del 7%, tornando ai livelli di giugno 2020. E’ nettamente più elevato rispetto a quello pre-Covid, grazie ad una crescita complessiva dell’11% fino ad oggi. Rispetto a cinque anni fa la crescita è stata del 41 per cento.

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