Investimenti: l’epoca della trasformazione

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di Redazione 26 Ottobre 2021 | 09:32

“Un contesto macroeconomico radicalmente differente dovrebbe offrire valide opportunità per gli investitori capaci di orientarsi in contesti complessi. Autorità e investitori probabilmente si troveranno ad affrontare un contesto macroeconomico radicalmente differente nei prossimi cinque anni. Stiamo infatti lasciandoci alle spalle il decennio di Nuova Normalità caratterizzato da crescita modesta ma stabile, inflazione al di sotto dell’obiettivo, ridotta volatilità e consistenti rendimenti. All’orizzonte si profila un contesto più incerto e disomogeneo di crescita e di inflazione, in cui i rendimenti sui mercati dei capitali in generale saranno probabilmente inferiori e più volatili”. Ad affermarlo è Joachim Fels, Global Economic Advisor di PIMCO, che di seguito illustra nel dettaglio il “secular outlook” della casa.

I fattori che guideranno la trasformazione

Nel nostro Secular Outlook 2021 “L’epoca della trasformazione” abbiamo individuato tre tendenze secolari, che abbiamo analizzato approfonditamente al nostro Secular Forum 2021, e che avranno importanti implicazioni per gli esiti economici e degli investimenti.

Il passaggio dal brown al green

Le iniziative per azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050 implicheranno cospicui investimenti sia privati che pubblici in energia rinnovabile per i prossimi anni. Naturalmente, i maggiori investimenti in energia pulita saranno verosimilmente controbilanciati, in parte ma non integralmente, da minori investimenti e da distruzione di capitale nei settori “brown” ossia dei combustibili fossili come il carbone e il petrolio. Nella fase di transizione potrebbero esserci difficoltà nelle forniture e sensibili rincari dei prezzi dell’energia che potrebbero fiaccare la crescita e spingere al rialzo l’inflazione. In aggiunta, poiché tale processo creerà vincitori e perdenti, sul fronte politico potrebbero esserci proteste a fronte delle perdite di posti di lavoro nei settori dei combustibili fossili, dell’aumento dei prezzi e della tassazione delle emissioni di CO2 o di dazi imposti sulle importazioni inquinanti.

Scatto in avanti nell’adozione delle nuove tecnologie

I dati ad oggi indicano un notevole aumento degli investimenti in tecnologia da parte delle imprese. In passato incrementi simili degli investimenti, ad esempio negli anni ‘90 negli Stati Uniti, sono stati accompagnati da un’accelerazione della crescita della produttività. Resta da vedere se la recente impennata in termini di investimenti in tecnologia e crescita della produttività sia occasionale o segni l’avvio di un trend più robusto. La digitalizzazione e l’automazione creeranno nuovi posti di lavoro e determineranno aumenti della produttività negli ambiti di lavoro esistenti ma anche contraccolpi per chi vedrà scomparire la propria mansione e potrebbe non disporre di adeguate competenze per trovare un’occupazione altrove. Al pari della globalizzazione, anche la digitalizzazione e l’automazione probabilmente avranno come risvolti negativi l’aumento delle disuguaglianze e del sostegno a politiche populiste.

Condivisione più diffusa dei benefici della crescita

La terza tendenza potenzialmente trasformativa in atto è l’accresciuto impegno da parte delle autorità e delle società civili in generale per affrontare l’aumento delle disuguaglianze di reddito e ricchezza e rendere la crescita più inclusiva. Evidenze aneddotiche indicano, ad esempio, che in molte imprese l’equilibrio di forza nel rapporto fra datori di lavoro e dipendenti ha cominciato a spostarsi dai primi ai secondi con conseguente maggior potere negoziale dei lavoratori. Resta da vedere se questa tendenza continuerà o se il lavoro da casa grazie all’aiuto delle tecnologie consentirà alla fine alle imprese di decentrare il lavoro in aree geografiche nazionali o globali più economiche e in tal modo mantenere o persino accrescere il loro potere negoziale.

Implicazioni per gli investimenti

Riteniamo che l’Epoca della trasformazione sarà un contesto più complesso per gli investitori rispetto alla Nuova Normalità del passato decennio ma crediamo anche che offrirà valide opportunità di alfa per quei gestori attivi capaci di trarre benefici da quello che ci attendiamo essere un periodo di maggiore volatilità e di “code più spesse” sulla curva gaussiana della distribuzione normale.

La maggiore volatilità macroeconomica e di mercato molto probabilmente implicherà rendimenti obbligazionari e azionari più contenuti. Le valutazioni di partenza, con bassi rendimenti reali e nominali sui mercati del reddito fisso e multipli azionari storicamente elevati, rafforzano tale attesa.

Il nostro scenario di base prevede che prevalgano bassi tassi ufficiali che ancorino i mercati obbligazionari globali. Benché ravvisiamo rischi al rialzo per i tassi d’interesse nel breve termine col proseguire della ripresa economica, nell’orizzonte secolare prevediamo che i tassi restino confinati in una banda di oscillazione relativamente ristretta e rendimenti inferiori ma positivi per le allocazioni obbligazionarie core.

Benché il nostro scenario di base non contempli un periodo prolungato di elevata inflazione, continuiamo a ritenere che i TIPS statunitensi, le materie prime e altri attivi reali siano validi strumenti di copertura dai rischi d’inflazione.

Al contempo, le tendenze macroeconomiche, i driver e i fattori di cambiamento dirompente associati agli alti livelli di debito probabilmente determineranno una considerevole differenziazione fra regioni, paesi e settori. In Asia, le prospettive di crescita più robusta e mercati dei capitali in sviluppo verosimilmente offriranno valide opportunità d’investimento nonostante i rischi associati al rallentamento della crescita in Cina e alle tensioni geopolitiche in corso. Sebbene diversi paesi dei mercati emergenti siano alle prese con difficili circostanze di stampo secolare, come sempre è importante adottare un approccio che non sia di stampo passivo al beta e guardare ai mercati emergenti come a un ampio ventaglio di opportunità rispetto al quale prevediamo di individuare ottime opportunità.

Il passaggio dai combustibili fossili all’energia verde, l’accelerazione nell’adozione di nuove tecnologie e i cambiamenti post-pandemia nelle filiere produttive e in termini di preferenze determineranno una serie di vincitori e perdenti e questo rafforza l’importanza della gestione attiva sui mercati del debito societario. I mutamenti del quadro normativo in materia ambientale porteranno con sé incertezza e complessità ma anche opportunità. Gli elevati livelli di debito sono fonte di particolare preoccupazione rispetto a quei paesi e a quelle imprese che rischiano di non farcela nel passaggio dal “brown” al “green”.

Infine, prevediamo di mantenere un orientamento positivo sull’azionario nei nostri portafogli multi-asset. Crediamo che la ripresa dal COVID-19 abbia evidenziato la necessità di investimenti in infrastrutture fisiche dopo anni di sotto-investimento, a fronte delle tendenze di digitalizzazione e di automazione nonché della spinta verso un’economia verde. Il passato decennio è stato trainato dal software, quello venturo sarà definito piuttosto dagli investimenti in beni strumentali legati a questi trend. Nella ripresa sarà cruciale differenziare fra vincitori e perdenti in termini di paesi, di settori nonché nella selezione dei titoli. In particolare, crediamo che i produttori di semiconduttori, i fornitori di sistemi e impianti per l’automazione industriale, di energia verde e di sistemi per la mobilità dovrebbero essere favoriti e prevediamo che gli investimenti in questi settori costituiranno una parte rilevante nella nostra costruzione dei portafogli.

Nell’epoca della trasformazione in cui i tassi d’interesse reali e nominali probabilmente resteranno ancorati su livelli bassi, riteniamo opportuno puntare a massimizzare le opportunità nelle strategie obbligazionarie tradizionali con mandati flessibili per attingere all’intero ventaglio di opportunità globali e trarne benefici. È altresì opportuno, a nostro giudizio, andare oltre il reddito fisso tradizionale puntando su ambiti alternativi tra cui l’immobiliare, il credito privato e i mercati dei capitali globali in sviluppo ove questo sia in linea con le esigenze e le aspettative dei clienti.

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