Asset allocation: la Germania si gode l’eredità di frau Merkel

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di Redazione 28 Ottobre 2021 | 16:02

Alla fine di giugno le visite di congedo della Cancelliera tedesca Angela Merkel hanno toccato una tappa assai prestigiosa: a riceverla, infatti, c’era la Regina Elisabetta d’Inghilterra. Durante il suo regno, lungo ormai 69 anni, si sono succeduti 14 Primi ministri. Ben 17 invece sono i capi di governo che ha visto alternarsi in Giappone l’Imperatore Emerito Akihito, rimasto al trono per 30 anni. Particolarmente stabile appare dunque la situazione politica in Germania, dove a ricoprire l’incarico di Cancelliere nell’arco di 72 anni – dalla nascita della Repubblica Federale nel 1949 – sono stati solo 8 candidati. Angela Merkel è a capo del governo dal 2005 e, come Helmut Kohl, è rimasta in carica per quattro mandati elettorali.

Julian Marx, Research Analyst Multi Asset e parte del team Multi Asset diFlossbach von Storch prova a fare un bilancio dell’era Merkel, concentrandoci solo sugli aspetti economici.

“Un’economia forte assicura benessere per tutti”: con questo adagio la Cancelliera accoglie i visitatori del suo sito Internet angela-merkel.de. E non ha tutti i torti: all’epoca del suo insediamento, a fine 2005, la crescita in Germania era debole. Il paese aveva superato più volte i limiti di disavanzo stabiliti dal trattato di Maastricht. Il rapporto fra debito e prodotto interno lordo (PIL) si attestava al 67% e i livelli di indebitamento sembravano destinati ad aumentare inesorabilmente. Per non parlare del tasso di disoccupazione. Nel frattempo, le economie di altri Stati membri dell’UE come Spagna e Gran Bretagna erano in piena espansione.

Durante le quattro legislature Merkel, a partire dal novembre 2005, l’economia tedesca è cresciuta di circa il 20%, che su base reale annua equivale all’1,2%. Cifra non eclatante guardando alla storia della Repubblica Federale di Germania. Solo il suo predecessore Gerhard Schröder aveva un bilancio peggiore. Tuttavia, i tassi di crescita conseguiti dai vari cancellieri sono poco paragonabili fra loro. Ad esempio, l’era di Konrad Adenauer a partire dal 1949 è trascorsa all’insegna della “ricostruzione”, con livelli di crescita fra i più elevati su scala mondiale, mentre il governo Merkel ha visto scoppiare una crisi dopo l’altra. Solo nel 2009 e nel 2020 la crescita globale ha subito crolli rispettivamente del 5,7% e 4,9%.

A maggior ragione sorprende la rimonta delle imprese tedesche rispetto al resto dell’UE. Ad esempio, nel 2005 un cittadino francese guadagnava in media grossomodo quanto un tedesco, mentre nel 2021 dovrebbero essere quasi il 10% in meno. Raramente i tassi di crescita aumentano solo per via di fattori politici, ma va detto che la Merkel ha segnato grandi svolte, soprattutto nelle sue prime due legislature: nel 2007 ha ridotto i contributi di disoccupazione, aumentato l’IVA e innalzato l’età pensionabile a 67 anni. Inoltre ha abbassato l’aliquota d’imposta sugli utili aziendali dal 38% al 30%.

Un altro indicatore utile per valutare l’andamento economico è il tasso di disoccupazione, che dal dicembre 2005 all’inizio del 2021 è sceso dall’11% circa a poco più del 4%. Nello stesso periodo, il numero dei lavoratori attivi in Germania è aumentato di oltre sei milioni di persone: crescita che si deve, per circa la metà, a un calo dei disoccupati ascrivibile in parte alle riforme introdotte dal precedente Cancelliere Gerhard Schröder. Ma a crescere è stata anche la quota di lavoratrici, che dal 2005 è salita di oltre 10 punti percentuali superando il 70%, grazie fra l’altro alla massiccia espansione delle strutture per l’assistenza all’infanzia nell’era Merkel.

Il risparmio privato è dal 2005 perfino cresciuto del ben 76% sfiorando i 7 miliardi di euro a fine 2020, con una crescita intorno al 3,8% l’anno. Considerando che più del 90% dell’aumento è imputabile a versamenti di fondi liquidi, si può concludere che nei 16 anni dell’era Merkel il benessere della popolazione è effettivamente aumentato.

 

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