Asset allocation: quattro trend cruciali per l’Eurozona

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di Redazione 5 Novembre 2021 | 16:02

Dopo dieci anni di sottoperformance, l’azionario dell’Eurozona sta tornando alla ribalta. L’indice MSCI EMU quest’anno è in rialzo del 16% in dollari, rispetto al 9,7% dell’Indice MSCI All-Country World ex US.

Infatti, in valuta locale, l’azionario dell’Eurozona ha avuto un rally simile a quello statunitense. Perché quindi il sentiment degli investitori è diventato così rialzista sulla regione? Abbiamo individuato quattro trend che potrebbero spiegarlo in modo sorprendente. Ecco di seguito la view di Sean Markowicz, Strategist, Research and Analytics di Schroders.

  1. I settori della ‘old economy’ non guidano più l’economia europea

L’Eurozona viene spesso percepita come un mercato molto esposto ai settori della ‘old economy’, come quello finanziario, e poco esposto a quelli growth, come quello tecnologico.

Questo assunto tuttavia non è più vero. Negli ultimi 10 anni la capitalizzazione dei titoli IT nell’Eurozona è più che triplicata, dal 4,5% al 14,3%, rendendo questo settore il terzo più grande della regione. Nel frattempo, il settore finanziario ha visto il suo peso ridursi dell’11,1%, passando dal 25,2% del 2010 al 14,1% di oggi.

  1. L’Eurozona è sempre più orientata al growth

Una conseguenza dei cambiamenti a livello settoriale dell’Eurozona è che i titoli growth sono diventati una fonte di rendimenti più importante.

Per esempio, il 78% dei titoli azionari nel settore dei consumi discrezionali (il secondo per capitalizzazione di mercato) viene classificato come growth da MSCI, e anche quello IT ha una forte componente growth.

Dall’altro lato i settori che hanno minore esposizione allo stile growth (finanziario, utility, energia) sono anche quelli che si sono ridotti maggiormente a livello di peso sul mercato.

Si tratta di un cambiamento importante, dato che la sottoperformance dell’Eurozona nel corso degli ultimi 10 anni è stata legata in gran parte alla bassa esposizione alle aziende con una crescita più rapida.

  1. Il sentiment degli analisti sta diventando più rialzista

Dopo un 2020 complesso, l’Eurozona sta vedendo un rimbalzo nelle aspettative sui profitti.

Storicamente, quando gli analisti diventano relativamente più ottimisti nelle loro aspettative sugli utili futuri, le azioni della zona euro tendono a sovraperformare rispetto alle azioni globali.

  1. Le valutazioni dell’Eurozona sono state riviste al rialzo

Con le attese sui profitti riviste al rialzo e una composizione settoriale in miglioramento, gli investitori stanno lentamente rivalutando l’Eurozona.

Ad esempio, a livello di forward P/E, l’Indice MSCI EMU ora scambia su livelli superiori rispetto agli altri indici non USA (MSCI All-Country World ex US/EMU Index). Si tratta di un cambiamento positivo, dato che migliori prospettive di crescita dovrebbero garantire valutazioni più elevate.

Tuttavia, se guardiamo le aspettative sugli utili per il 2022 e 2023, vediamo che si stima che l’Eurozona crescerà a un tasso simile a quello statunitense (9% circa), e ciò implica che potrebbe esserci spazio per un’ulteriore crescita delle valutazioni.

L’Eurozona merita di essere guardata da una nuova prospettiva

Dopo anni di sottoperformance, il sentiment del mercato nei confronti dell’Eurozona si è finalmente capovolto.

La composizione settoriale è molto più diversificata oggi rispetto al passato, l’esposizione ai settori growth è cresciuta e il sentiment sugli utili è molto più solido rispetto al resto del mondo.

Nell’insieme, ciò implica un futuro più luminoso per la regione. Grazie al momentum sul lato delle valutazioni, gli investitori dovrebbero riconsiderare il loro scetticismo verso l’area euro.

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