Asset allocation, bond: le divergenze tra banche centrali creano opportunità

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di Redazione 15 Novembre 2021 | 15:02

“L’aumento dei prezzi è evidente in quasi tutti i Paesi, ma ciò non ha portato a una reazione standard da parte delle banche centrali. In realtà, sono emersi due approcci”. Ad affermarlo è Quentin Fitzsimmons, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Global Aggregate Bond Fund di T. Rowe Price, che di seguito spiega nel dettaglio la view.

Il primo è quello degli “advanced hikers” – cioè le banche centrali che hanno già risposto all’inflazione inasprendo la politica monetaria e rialzando i tassi. Questo gruppo comprende la Norvegia e i Paesi dei mercati emergenti che hanno più volte aumentato i tassi quest’anno, come la Russia, il Brasile e il Cile.

Il secondo gruppo è quello che chiamiamo “reluctant hikers” – cioè le banche centrali che hanno intrapreso poche o nessuna azione finora e mantengono risolutamente un atteggiamento da colombe, perché si aspettano che le pressioni sui prezzi siano temporanee. In questa categoria includiamo la BCE, la Banca del Giappone, la Riksbank svedese e la Federal Reserve degli Stati Uniti.

Il mercato obbligazionario è molto attento al modo in cui le banche centrali stanno rispondendo all’inflazione, e ci aspettiamo che questa tendenza continui. È probabile che questo tipo di contesto crei una dispersione nelle opportunità di valore relativo che dovrebbero giovare ai gestori attivi come T. Rowe Price.

Le opportunità derivanti dai “falchi”

Di recente, le obbligazioni hanno sovraperformato nella maggior parte dei mercati dei “reluctant hikers. Tuttavia, con i rendimenti che rimangono bassi, crediamo che le valutazioni siano sopravvalutate. Inoltre, le curve di questi mercati sono tipicamente piatte, il che li rende potenzialmente più vulnerabili al repricing di lungo periodo.

Al contrario, i mercati obbligazionari degli “advanced hikers”, in particolare quelli dei mercati emergenti, hanno subito una forte pressione alla vendita. Questo sta creando una situazione in cui iniziano ad emergere potenziali opportunità in alcuni mercati dei titoli di stato in valuta locale.

I bond di alcuni mercati emergenti selezionati cominciano a sembrare attraenti, grazie sia al livello assoluto di rendimento sia alla forma della curva. Ne sono un esempio la Russia e il Messico.

È anche importante ricordare che un periodo di inasprimento nei mercati emergenti è tipicamente seguito da un allentamento, il che significa che i falchi potrebbero scegliere di tagliare i tassi di interesse in futuro, se la crescita dovesse rallentare e le preoccupazioni per l’inflazione dissiparsi. Se ciò accadesse, potrebbe presentarsi un’opportunità di beneficiare dei capital gain. È difficile prevedere quando potrebbe verificarsi il punto di flesso nei mercati emergenti, ma stiamo monitorando da vicino gli sviluppi.

L’enigma del rallentamento della crescita

Nei mercati sviluppati, la Nuova Zelanda si distingue come un “advanced hiker” potenzialmente interessante perché riteniamo che un inasprimento sufficiente sia stato prezzato nella curva, con la parte lunga che ci sembra più attraente. In generale, però, ci sono meno falchi nello spazio dei mercati sviluppati, perché le banche centrali sono preoccupate che rialzi o tapering troppo veloci possano soffocare la ripresa.

Il paradosso del rallentamento della crescita in un momento in cui l’inflazione aumenta sta rendendo difficile per le banche centrali nei mercati sviluppati decidere quale strada intraprendere. La BoE, ad esempio, è “bloccata tra l’incudine e il martello” poiché la crescita del Regno Unito sta rallentando mentre i salari e l’inflazione in generale stanno aumentando rapidamente. Al momento, sembra probabile che la Bank of England deciderà per un rialzo prima della fine dell’anno. Resta da vedere se questa si rivelerà una decisione saggia, dato il rallentamento della crescita.

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