Asset allocation: le criptovalute per i cassettisti

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di Gianluigi Raimondi 17 Novembre 2021 | 13:02

“Il Bitcoin, ovvero la criptovaluta più famosa e dalla maggiore capitalizzazione nel mondo, nel corso di una decade è passata dall’essere considerata un asset puramente speculativo a un vero e proprio bene rifugio, come il dollaro o l’oro, preparandosi addirittura a sostituire questi ultimi nel corso del prossimo secolo. A sostegno di questa tesi, i dati di mercato dimostrano come gli investitori stiano passando da una strategia di trading molto rapido a una strategia “buy-and-hold” di lungo, o addirittura lunghissimo, periodo“. A farlo notare è Massimo Siano, Head of Southern Europe di 21Shares, che di seguito spiega nel dettaglio la propria view e il propriop outlook.

I motivi che hanno portato a questa rapida istituzionalizzazione sono abbastanza evidenti e si ricollegano ai maggiori punti di forza del Bitcoin. Innanzitutto, come tutte le criptovalute, è una risorsa decentralizzata (non esiste un istituto di credito centrale che controlla l’offerta di Bitcoin) e la quantità sul mercato è limitata.

In secondo luogo, gode di un track record positivo, in quanto, negli ultimi 10 anni, solo 2 hanno fatto registrare performance negative, mentre gli altri 8 non solo si sono chiusi con il segno “più”, ma hanno visto una crescita talmente elevata da rendere il Bitcoin l’asset class più performante in assoluto. Inoltre, gli andamenti attuali ci rendono convinti che questi risultati si ripeteranno anche nel 2021 e nel 2022.

Tuttavia, molti investitori sono ancora spaventati dal Bitcoin e preferiscono starne alla larga, a causa principalmente della sua elevata volatilità. Su questo punto, non si può dire che siano in torto, infatti il settore delle criptovalute presenta una volatilità molto alta, che lo rende inadatto a chi è poco propenso al rischio. Prima di escludere a priori questa opportunità, però, è bene considerare lo scenario attuale, caratterizzato dall’inflazione in crescita e dalla debolezza del dollaro e del sistema delle banche centrali in generale, che, mantenendo i tassi reali negativi, negli ultimi anni hanno impedito agli investitori di ottenere rendimenti elevati non solo dal dollaro, ma da tutte le principali valute nel mondo, siano queste Euro, Sterlina, Yen o Franco Svizzero.

In molti pensano che questa problematica possa essere risolta dalle valute digitali, ma noi di 21SHARES non concordiamo. Infatti, la quantità di moneta circolante sarà comunque decisa discrezionalmente dagli istituti di credito.

Infine, è bene ricordare che, sebbene sia la criptovaluta più nota e con la capitalizzazione di mercato più grande, il Bitcoin non è l’unico asset digitale disponibile. Per questo in 21SHARES raccomandiamo sempre di non differenziare solamente “con” le criptovalute (si è osservato che un portafoglio composto dal 5% di asset digitali ha dato significativi vantaggi in termini di performance negli ultimi 5 anni), ma anche “tra” le criptovalute.

Ecco perché abbiamo sviluppato la gamma di prodotti più grande del mondo specifica su questa asset class, composta da 10 ETP su criptovalute singole, 6 ETP basket e 1 ETP short.

 

Anche la scelta di puntare sugli ETP non è casuale. Infatti, la mission di 21SHARES è sempre stata quella di ampliare e facilitare l’accesso al mercato delle criptovalute agli investitori e gli ETP si adattano perfettamente allo scopo, in quanto sono strumenti dalla struttura nota, a replica fisica (tranne l’ETP short) e UCITS V eligible. Non solo; un ETP permette agli investitori di accedere alle criptovalute in modo semplice ed efficiente nei costi, attraverso la propria banca o il proprio broker, evitando quindi problematiche connesse alla custodia, alla sicurezza, alla perdita delle password, alla mancanza di informazioni attendibili, all’apertura di portafogli virtuali e molto altro ancora. È opportuno far notare anche che i prodotti di 21SHARES sono al 100% replicati fisicamente, segregati e depositati in un portafoglio offline, noto anche come Cold Storage.

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