Asset allocation: Asia sugli scudi l’anno prossimo. Ecco perchè

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di Redazione 17 Novembre 2021 | 16:02

L’Asia dovrebbe crescere più velocemente degli Stati Uniti e dell’Europa anche nel 2022. Le valutazioni sono più basse in tutta la regione e questo crediamo possa offrire buone prospettive di crescita a lungo termine”. Questa la view di Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity di Lemanik.

Il quadro economico asiatico ha avuto un leggero indebolimento durante il mese di ottobre, in particolare in Cina e Giappone. Il Pil cinese del terzo trimestre 2021 è aumentato del 4,9%, in calo rispetto al 7,9% del secondo trimestre. Il settore dei servizi e delle esportazioni continuano a essere positivi, con le esportazioni di settembre in aumento del 28,1% su base annua e l’indice PMI Caixin Service che rimbalza a settembre a 53,4 da 46,7.

La regione continua a soffrire della carenza di semiconduttori e di colli di bottiglia logistici in settori chiave come l’elettronica di consumo e la produzione di automobili e l’industria dell’export di Giappone e Corea del Sud è chiaramente esposta a questi rischi.

Le esportazioni dall’Asean continuano a vedere una crescita a due cifre. La crisi di liquidità che coinvolge il secondo sviluppatore immobiliare cinese, Evergrande, continua a trascinare giù anche altre società del settore: Modern Land China, Sinic Holdings e Fantasia hanno mancato i loro rimborsi. Secondo la China Real Estate Information, inoltre, le vendite di case da parte dei principali costruttori in ottobre sono scese del 32% su base annua. L’incertezza tra gli investitori può essere vista anche sull’indice Hang Seng China Enterprise, che è sceso di nuovo verso il suo minimo del 2020. Lo yen si è indebolito durante ottobre contro la maggior parte delle valute.

Ci aspettiamo che la Federal Reserve tagli presto il sostegno straordinario all’economia, il che dovrebbe portare a un aumento dei rendimenti a lungo termine”, spiega Zimmermannn.

“Per quanto riguarda le nostre posizioni di investimento, rimaniamo coperti sullo yen e sul dollaro di Hong Kong. Abbiamo aumentato leggermente la nostra esposizione in Indonesia, aumentando così ulteriormente il sovrappeso nell’Asean. Gli investimenti in Cina sono orientati verso la new economy, i materiali di base e l’industria dell’export ma la ponderazione assoluta rimane inferiore al benchmark. Il Giappone rimane molto attraente in termini di approccio di valutazione e i rischi d’inflazione sono limitati al segmento aziendale, poiché i loro bilanci hanno una leva molto bassa”.

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