Mercati, la view per il 2022 di T. Rowe Price

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di Redazione 18 Novembre 2021 | 16:01

T. Rowe Price ha svolto il 39° press briefing annuale di outlook per i mercati globali, con gli esperti della casa ad illustrare gli outlook per l’azionario e l’obbligazionario globale, le principali tematiche che emergeranno nella stagione del voto per delega 2022, e la crescente importanza dell’allocazione del capitale per una performance finanziaria aziendale di successo in un’era di ridotta crescita economica globale.

I gestori di portafoglio David Eiswert e Christopher Brown hanno condiviso le proprie riflessioni su, rispettivamente, i mercati azionari e obbligazionari. Donna Anderson, Head of Corporate Governance, ha anticipato l’outlook per la stagione del proxy voting del prossimo anno, includendo la continua ascesa delle risoluzioni legate ai criteri ESG da parte degli azionisti. Infine, David Giroux, Chief Investment Officer per l’equity e il multi-asset, ha illustrato la crescente importanza di un’efficace allocazione del capitale.

Le principali evidenze dell’outlook

Azionario globale

  • Tra le molte variabili che l’anno prossimo probabilmente avranno un impatto sulla performance dell’azionario globale, Eiswert ha segnalato tre distorsioni mondiali che potrebbero costituire i driver principali: il cambiamento dei comportamenti in seguito alla pandemia di COVID-19, le distorsioni di politica monetaria e fiscale, e le continue riforme politiche in Cina.
  • In un mondo dove permane il COVID-19 e la minaccia di pandemie future resta presente, Eiswert ha evidenziato l’affermazione di un contesto lavorativo nuovo, ibrido, il grande impatto sulla forza lavoro e sui servizi per l’infanzia, e l’affidabilità delle catene di approvvigionamento globali. Tra le aziende, ce ne saranno alcune che si adatteranno con successo al nuovo mondo e altre che non lo faranno, il che offrirà interessanti opportunità per i gestori attivi per identificare le società che cavalcano positivamente questi cambiamenti.
  • Gli stimoli monetari e fiscali senza precedenti immessi nell’economia a livello globale – tra i quali i tassi di interesse netti a zero, il quantitative easing, l’allentamento delle norme sul buffer di capitale bancario per facilitare l’aumento dei prestiti, e le migliaia di miliardi di dollari di stimolo fiscale – alla fine scemeranno, portando a un contesto di tassi di interesse più normalizzato. Ma questo richiederà del tempo.
  • Per quanto riguarda la Cina, i cicli normativi non sono una novità. Storicamente, il Governo ha attuato riforme quando le condizioni economiche nel Paese erano favorevoli. Si tratta di “riparare il tetto mentre splende il sole”. Eiswert ritiene che l’attuale ciclo normativo probabilmente abbia raggiunto il suo massimo e che le azioni intraprese dal Presidente Xi dovrebbero rendere l’economia più resiliente nel lungo periodo. Tuttavia, l’incertezza sul breve periodo in Cina presenta delle opportunità per gli stock picker attivi poiché gli investitori possono spostarsi sulle aziende fuori dal mirino della regolamentazione e su quelle che beneficeranno dai cambiamenti.
  • Mentre la società e l’economia globale si adattano a queste distorsioni, Eiswert prevede un’inflazione in rallentamento rispetto agli elevati livelli di oggi, tassi di interesse in crescita, sebbene ancora al di sotto della media storica, una curva dei rendimenti più ripida, una stabilizzazione economica col ritorno all’opera della forza lavoro, e un allentamento delle interruzioni alle catene di approvvigionamento.

 Obbligazionario globale

  • Dato che l’allentamento delle politiche monetarie ha raggiunto il picco, Brown si aspetta un aumento della volatilità per tassi di interesse, spread sul credito e dollaro statunitense
  • La Federal Reserve dovrà riuscire a convincere gli investitori che il tapering non è in via di inasprimento e che il prospetto di un target flessibile sull’inflazione media (FAIT, flexible average inflation targeting) verrà implementato in modo efficace. Nell’ambito del progetto, l’intenzione della Fed è quella di permettere temporaneamente all’inflazione di rimanere al di sopra del 2%, per compensare i rallentamenti passati e per far fronte al contesto strutturalmente disinflazionistico che ha caratterizzato il periodo seguito alla crisi finanziaria globale.
  • Sebbene di recente l’inflazione sia stata “persistentemente transitoria” e su livelli relativamente elevati, Brown si aspetta che la pressione sui prezzi si allenti nel 2022. I gestori obbligazionari del Gruppo ritengono sia possibile che la Fed inizi ad alzare i tassi nella seconda metà dell’anno prossimo.
  • Dibattito sull’inflazione a parte, altre problematiche chiave che gli investitori obbligazionari dovranno affrontare nel 2022 includono diverse incognite. Ad esempio, se i business continueranno a investire nonostante la crescita più lenta di utili ed economia; se i risparmi personali e l’aumento dei consumi potranno compensare l’imminente strapiombo fiscale, dato che gli stimoli negli USA caleranno per un ammontare stimato a US $1.800 miliardi l’anno prossimo rispetto a quest’anno. Infine, un’altra sfida sarà l’impatto del rallentamento dell’economia cinese.
  • In conclusione, Brown si aspetta che il 2022 sia un anno di transizione, con il Covid che evolverà da pandemico a endemico, e le politiche – sia monetarie che fiscali – che inizieranno a normalizzarsi. L’esperto si aspetta un allentamento delle pressioni sui prezzi e un rallentamento, ma pur sempre su livelli superiori al trend, della crescita globale, che condurrà a tassi di interesse moderatamente più alti e un dollaro USA altalenante. Sebbene Brown ritenga che la Fed sia in grado di conseguire un soft landing, gli investitori obbligazionari dovrebbero adottare una posizione difensiva sul credito, poiché gli spread sui Treasury sono ora sotto le medie storiche praticamente in quasi tutti i settori e lasceranno poco margine di errore.
  • In questo contesto di spread ristretti, ma fondamentali in salute, i gestori obbligazionari di T. Rowe Price favoriscono mercati cartolarizzati e prestiti bancari a tasso variabile.

 Outlook sull’azionariato attivo

  • Nella stagione del proxy voting appena terminata, l’interesse già forte per le problematiche ESG si è intensificato rapidamente, incentrandosi sulle ingiustizie razziali sistemiche, il trattamento dei dipendenti, la sicurezza dei lavoratori in relazione al Covid e la parità salariale.
  • Nonostante le risoluzioni degli azionisti sulle questioni ESG attirino molto l’attenzione, rappresentano solo una frazione ridotta di tutte le proposte. Delle oltre 63.000 risoluzioni votate quest’anno, solo 294 sono state legate a problematiche ambientali e sociali. Più della metà ha riguardato l’elezione dei Director.
  • Nel 2022, un rapido aumento nel sostegno alle risoluzioni ambientali e sociali da parte di alcuni investitori probabilmente incrementerà il numero di proposte e farà calare la propensione degli attivisti a negoziare.
  • È improbabile che esperimenti come le campagne climatiche “Vota NO” e “Say on Climate” (modellate sui voti annuali per approvare i compensi) guadagnino terreno in Nordamerica. Il focus si sposterà invece sull’elezione dei Director.
  • Sebbene gli attivisti sociali siano stati fomentati dal cambiamento di posizione di alcuni grossi investitori, probabilmente le società inizieranno a tracciare una linea su queste proposte.

Allocazione del capitale

  • La bravura nell’allocazione del capitale costituisce una fonte sempre più importante di vantaggio competitivo. Eppure, viene ampiamente trascurata da Consigli di Amministrazione, investitori e media.
  • Con la maggioranza delle aziende che sta generando più flussi di cassa e ha incrementato la capacità di debito, l’impiego efficiente del capitale in eccesso sta diventando un driver sempre più rilevante per i rendimenti di lungo termine degli azionisti.
  • La maggioranza delle aziende non impiega il proprio capitale in modo adeguato. Le società spendono più di US $2.000 miliardi ogni anno in fusioni e acquisizioni, ma il tasso di fallimento di queste unioni è tra il 70% e il 90%[i]. Inoltre non impiegano il capitale in eccesso, oppure non eseguono dei riacquisti di azioni con la massima efficienza possibile.
  • Tuttavia, le aziende che impiegano bene il proprio capitale dovrebbero crescere molto più rapidamente dei competitor, registrare un’espansione dei multipli, e giovare a tutti gli azionisti nel lungo termine.

 

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