Investimenti: occhio allo scatto azionario

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di Redazione 22 Novembre 2021 | 14:31

“Ultimamente, sia confrontandomi con i miei colleghi, sia per esperienza diretta, non posso non notare che le numerose richieste dei clienti di aumentare l’investimento sulla parte azionaria del portafoglio provengano anche da parte di quegli investitori che si sono sempre rivelati super-cauti”. A farlo notare è Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame AM, che di seguito spiega nel dettaglio la propria visione.

Gli stessi che durante la crisi del marzo 2020 erano completamente terrorizzati e il cui unico pensiero era quello di rimanere protetti, mentre sul mercato era invece il momento di acquistare, considerati i prezzi “da saldi” cui erano scese le Borse. Oggi invece, vediamo situazioni come Rivian Automotive che, nonostante sia poco più di una start-up, si quota sul mercato e raggiunge in pochi giorni di contrattazione quasi 160 miliardi di dollari di capitalizzazione quando la Volkswagen vale poco meno di 140 miliardi di euro con un fatturato di quasi 230 miliardi e utili di oltre 10 miliardi nel 2020 (e con prospettive in miglioramento per il 2021).

Eppure questi intrepidi investitori che adesso vengono solleticati dalle storie di quelli che hanno fatto performance mirabolanti non si rendono conto che i guadagni li hanno fatti proprio coloro che hanno investito quando il rischio era al massimo e i mercati erano sui minimi.

Infatti, per limitarsi a raccontare un film che abbiamo già visto innumerevoli volte, quello che troppo spesso ci si dimentica è come funziona il mercato. Se un indice azionario perde il 30 o il 40% di valore, certamente è perché qualcosa di grave è successo e quindi il fatto di togliere i soldi dal banco sembra la mossa più corretta da fare per salvare almeno parte del proprio patrimonio. Peccato che i grandi operatori internazionali (che rappresentano il cosiddetto smart money) si muovano sempre in controtendenza, uscendo  per primi quando i prezzi sono ancora decenti e poi, nel momento in cui avviene l’inevitabile panic selling,  mettendosi in acquisto  e ricomprando a prezzi più bassi quello che avevano venduto solo poco tempo prima.

Tra l’altro mi sono andato a rivedere il grafico dello S&P 500 dal primo novembre 1999 fino al 30 marzo 2000 e ho notato subito che la volatilità giornaliera, anche in quell’ultima gamba di rialzo, era molto più alta di oggi e infatti il VIX si era mosso solo tra 22 e 27 in quei cinque mesi.

Questa è l’ulteriore dimostrazione che ormai non siamo più “allenati” allo scatto decisivo e necessario per poter affrontare scenari negativi improvvisi. Un po’ come se Rambo si trovasse catapultato nella giungla del Vietnam dopo essere stato oltre un anno e mezzo sul divano a gozzovigliare trascurando i muscoli e facendosi venire la pancetta, oltre ad aver perso l’attitudine psicologica alla lotta.

Cari investitori, questa situazione di euforia potrebbe andare avanti per parecchio tempo e farvi sentire bene, oppure fermarsi all’improvviso. Onestamente non ne ho idea. Ma quello che dovete sapere è che se si ha il 50 % del proprio portafoglio sul mercato azionario e questo perde il 30 %,  è pur vero che vendendo si consolida la perdita e se scende ancora di più si ha la sensazione di avere fatto la cosa giusta. Ma è altrettanto vero che, utilizzando quel 50 % che non è ancora stato investito per comprare, si abbassano i prezzi medi di carico, con la conseguenza che, quando il mercato torna sui vecchi livelli, si guadagnano tanti soldi. A volte, certi indici tornano sui massimi in poco tempo, altre volte ci vogliono anni e altre ancora non ci tornano proprio. Ecco perchè rimane sempre fondamentale diversificare ed occorre evitare rischi specifici.

Oltre a questo, è buona regola non comprare titoli che hanno valutazioni assurde e multipli sopra le stelle solo perchè promettono di cambiare il mondo. Al contrario, potrebbe valere la pena analizzare proprio quelle aziende che portano già innovazione ma vengono evitate perchè considerate noiose oppure obsolete da teste poco attente o male informate.

Un tempo si diceva che il compito delle banche centrali fosse quello di mettere l’alcol sui tavoli quando la festa era spenta e di portarlo via piano piano quando invece l’ambiente si stava surriscaldando.

Sarà ancora così? Io lo spero proprio.

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