Fannie Mae e Freddie Mac, attenti a quei due…

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di Manuela Tagliani 24 Luglio 2008 | 08:00
L’ultima crisi di fiducia in ordine di tempo è nata dall’insolvenza di “Indy Mac”, un erogatore di mutui statunitense, e dalla conseguente crisi di fiducia sulle due entità “para-statali”, Fannie Mae e Freddie Mac, che di fatto garantiscono la liquidità ed il funzionamento del mercato dei prestiti legati all’acquisto di immobili.A questo punto è importante capire cosa sono e perchè possono avere un peso rilevante per i mercati

Fannie Mae e Freddie Mac (nickname che stanno per Federal National Mortgage Association e Federal Home Loan Mortgage Corporation) che sono due istituzioni a metà tra un ente governativo e una società privata e  godevano fino ad ora di una sorta di garanzia implicita del Governo USA, consentono una “via di uscita” in quanto acquisiscono “pacchetti” di centinaia di migliaia di singoli mutui dalle società che sono in diretto contatto con il cliente finale e che erogano fisicamente il finanziamento.

Durante la crisi di questi mesi il ruolo di questi due enti è ulteriormente aumentato, dato che (ovviamente) nessuno sembra più volere titoli di debito legati ai mutui.
Altrettanto ovviamente un loro collasso sarebbe l’ulteriore “tegola” sul mercato delle cartolarizzazioni, con conseguenze estremamente gravi sia sul valore dei titoli, sia sull’attività di erogazione dei mutui in USA (che di fatto rischierebbe di bloccarsi completamente).

Per evitare queste indesiderabili conseguenze e rassicurare i mercati finanziari, [p]Hank Paulson[p] (Segretario al Tesoro USA) il 13 luglio scorso ha dichiarato che le due entità avranno accesso a speciali linee di credito governative e potranno portare allo sconto della FED le proprie attività, cioè scambiare certuni titoli e investimenti del proprio attivo con liquidità. Dato però che la FED accetta per questo scambio anche titoli emessi dalle due entità, le concessioni di Paulson equivalgono di fatto ad una garanzia esplicita del Governo USA (seppure temporanea); Fannie Mae e Freddie Mac infatti potrebbero emettere liberamente proprie obbligazioni, certe che la FED le “scambierà” con liquidità.

Da quanto precede si capisce che l’attuale crisi ha “scoperchiato” una sorta di anomalia del mercato obbligazionario USA: Fannie Mae e Freddie Mac godevano del rating di Aaa/AAA grazie alla garanzia implicita del Governo USA; quest’ultimo però nel calcolare il suo debito non ha mai considerato le due entità, considerandole di fatto società private. In effetti alla prova dei fatti si è potuto verificare che nelle situazioni di difficoltà (come quella attuale) il Governo deve intervenire e quindi, in un modo o nell’altro, i debiti di Fannie Mae e Freddie Mac devono essere esplicitamente garantiti.
Riguardo a quest’ultimo punto, l’entità del debito di queste due istituzioni è veramente enorme, pari a circa 5,3 trilioni (miliardi di miliardi) di USD; più o meno quanto tutto il debito pubblico (ufficiale) statunitense. In pratica quindi, includendo la posizione debitoria delle due “F”, il debito pubblico degli USA raddoppierebbe e si arriverebbe ad un rapporto debito/PIL simile a quello italiano.

A parziale contenimento del problema, c’è tuttavia da specificare che i debiti, Fannie Mae e Freddie Mac sono garantiti in massima parte dalle proprietà immobiliari sottostanti i finanziamenti, non possono quindi essere equiparati ad una posizione debitoria netta senza alcuna garanzia.
Ciò nonostante, se la crisi del settore immobiliare dovesse peggiorare, con il capitale dei due istituti che copre poco più dell’1,50% dell’esposizione, non si può escludere a priori la possibilità un intervento ancora più diretto del Governo USA con il conseguente aumento del Debito Pubblico statunitense di diversi punti percentuali.

Le conseguenze dirette di un tale scenario sarebbero sicuramente: un aumento dei rendimenti dei titoli di stato USA (per incorporare il peggiore merito di credito) e/o la necessità della FED di stampare più dollari (per pagare le passività di Fannie Mae e Fredie Mac), con il conseguente indebolimento del dollaro e aumento dell’inflazione. Le conseguenze indirette invece, anche sul mercato obbligazionario europeo, potrebbero essere le più diverse (e difficilmente prevedibili) ma non certo positive.

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