Asset allocation: correlazioni pericolose

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di Redazione 26 Novembre 2021 | 15:32

La riconferma di Jerome Powell, alla guida della FED per il suo secondo mandato, sembrava ormai scontata. Il Presidente Biden aveva la necessità di dimostrarsi più conciliante nei confronti dei Repubblicani per trovare un accordo sull’approvazione al Senato del ’Build Back Better’, ovvero il maxi piano da 1750 miliardi di dollari su welfare, istruzione e clima. Anche per questa ragione la scelta è ricaduta su Powell, nominato la prima volta a febbraio del 2018 da Trump, mentre Lael Brainard, più vicina alla linea politica democratica, è stata per il momento designata alla vicepresidenza.

In questo scenario, eddo di seguito la view di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR.

Eppure, i mercati finanziari hanno reagito in modo netto e improvviso: rialzo del dollaro, aumento dei tassi di interesse sia sulla parte lunga sia su quella a breve, e debolezza dei titoli tecnologici più sensibili al rialzo dei tassi. Il ragionamento ex post è che Powell viene considerato dal mercato più falco della Brainard e il mercato sta scommettendo su un’accelerazione del tapering che potrebbe essere comunicato nella prossima riunione Fed di dicembre. Nelle stesse ore, al di là dell’oceano, il membro del Comitato Esecutivo della BCE Isabel Schnabel ha dichiarato che il rischio sui prezzi è orientato verso l’alto. L’inflazione effettivamente continua a mordere, mostrando una “transitorietà” più prolungata rispetto a quanto originariamente prospettato dalla Banche Centrali. Il nervosismo sta aumentando soprattutto in Germania, dove anche il quotidiano Bild Zeitung, recentemente, ha attaccato la politica della BCE ritenuta eccessivamente espansiva, non idonea a tutelare i risparmiatori tedeschi.

A nostro avviso però la reazione dei mercati è, come spesso accade in questi casi, eccessiva e, per certi versi, umorale. Non dobbiamo infatti dimenticare che in Europa, in questo momento, è in corso una nuova ondata pandemica. Per quanto non riteniamo che avrà le stesse conseguenze delle precedenti, come evidenziato nella Musa dei Mercati della scorsa settimana (“Onda Anomala”), in questo momento è ancora da valutarne l’impatto, passibile di spostare in avanti qualunque scelta monetaria di ordine più restrittivo. Come mostrato ad esempio dall’indicatore IFO di sentiment, un indebolimento è in corso da qualche mese e potrebbe proseguire in maniera anche più marcata nel caso la pandemia stentasse ad arretrare. Negli Stati Uniti, inoltre, il faro di politica monetaria rimane la “piena occupazione” e, allo stato attuale, questo obiettivo è ancora lontano qualche milione di posti di lavoro.

Di conseguenza, pur riconoscendo gli eventi e i rischi sopra esposti, pensiamo che in qualche misura l’attuale debolezza sui listini possa rientrare progressivamente, anche se una fase correttiva è del tutto fisiologica dopo un movimento al rialzo così impetuoso e prolungato.

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