Asset allocation: il ruole delle tlc nella transazione climatica

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di Redazione 29 Novembre 2021 | 16:02

Lo scorso agosto 2021, l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) delle Nazioni Unite ha pubblicato la prima parte del sesto rapporto AR6 Climate Change 2021: The Physical Science Basis”. Un report che prende in considerazione informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche riguardanti il cambiamento climatico che hanno costituito la base per le negoziazioni intergovernative alla COP26. Queste sono alcune delle conclusioni più importanti:

  • Il pianeta si sta riscaldando più velocemente del previsto, le proiezioni parlano di un riscaldamento di circa 1,5°C-1,6°C nei prossimi vent’anni, fino al 2040.
  • Limitare il riscaldamento globale a 1,5°C risulta improbabile, a meno di riduzioni di emissioni di gas serra “immediate, rapide e su larga scala”. Per far sì che ciò accada, è richiesto un approccio coordinato e congiunto tra tutte le componenti dell’amministrazione pubblica, che reindirizzi le economie e gli investimenti verso obiettivi di sostenibilità, inclusi quelli riguardanti il clima.

Il report è stato chiamato “codice rosso per l’umanità” dal segretario Generale dell’ONU. È incontrovertibile che sia l’influenza degli esseri umani ad aver riscaldato l’atmosfera, l’oceano e la terra, e il cambiamento climatico dovuto all’impatto umano sta già dispiegando i suoi effetti con eventi climatici e atmosferici estremi che si verificano in tutto il mondo. Complessivamente, le aziende globali quotate emettono quasi 11 giga-tonnellate di emissioni di gas serra all’anno. Se la situazione dovesse rimanere invariata, supereranno la loro quota del bilancio globale di emissioni di carbonio già nel 2026.

Secondo l’IPCC, anche qualora si raggiungessero gli obiettivi delle emissioni zero entro il 2050, c’è solamente un 50% di possibilità di restare al di sotto degli 1,5°C. Risulta perciò imperativo che tutte le parti in gioco (governi, aziende e persone) di tutte le aree del mondo e di tutti i settori agiscano ora per realizzare il cambiamento necessario.

“In qualità di investitori – avverte Roland Rott, Head of ESG and Sustainable Investment Research de La Française AM –  dobbiamo ampliare i nostri obiettivi relativi al cambiamento climatico e alla richiesta di azioni a favore del clima da parte delle aziende in cui investiamo, al di là dei settori ad alte emissioni”.

Ecco di seguito la view dettagliata di Rott.

Il settore ICT (Information and Communication Technologies) è a lungo sfuggito all’esame degli investitori, dei legislatori e delle altre parti in gioco nel dibattito sul cambiamento climatico a causa del suo basso profilo di emissioni di carbonio. Ma con la crescita esponenziale del consumo di dati, l’impronta di carbonio dell’intero settore potrebbe, con ogni probabilità, aumentare a sua volta. Gli esperti prevedono che l’utilizzo di internet aumenterà del 30-40% all’anno, il che significherebbe che il traffico su internet di oggi aumenterebbe, in soli 10 anni, di 30 volte.

Nell’aggiornamento del suo report annuale, a gennaio 2020, l’ETNO (European Telecommunications Network Operators’ Association), ha affermato che l’intero settore ICT è responsabile di circa il 2-4% delle emissioni mondiali di gas serra. In confronto, il settore dell’aviazione impatta poco meno del 2% sull’impronta globale di emissioni, mentre la produzione di acciaio rappresenta poco meno del 3% – motivo per cui è particolarmente importante esaminare l’ICT con più attenzione.

Il settore ICT è vasto e, sebbene i confini non siano ben delineati, le aziende nella telecomunicazione sono al centro della rivoluzione digitale.

Le società di telecomunicazioni sono responsabili, da sole, di quasi il 40% delle emissioni del settore ICT, rappresentando circa l’1,5/2% delle emissioni globali di gas serra. L’impronta di emissioni di carbonio del settore delle telecomunicazioni proviene quasi interamente dalle reti – sia fisse che mobili. Questa è un’area importante in cui strategie climatiche efficaci per queste aziende si rivelano differenti rispetto alle aziende tecnologiche, per le quali una fonte importante di emissioni di gas serra sono i centri dati. I rischi fisici del cambiamento climatico possono essere significativi per il settore delle telecomunicazioni, in quanto detiene una considerevole quantità di asset infrastrutturali.

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