Asset allocation: molte le transazioni dietro l’angolo

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di Redazione 29 Novembre 2021 | 10:01

Le principali economie mondiali hanno superato il livello di PIL pre-coronavirus. Considerando che la pandemia non si è ancora conclusa, come si evince dalle notizie di questi giorni, e la severità della crisi nella quale erano sprofondate nella primavera dello scorso anno, si tratta di un risultato formidabile. In questo scenario, ecco di seguito la view e l’outlook di Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM in Italia.

Bisogna dare atto a governi e istituzioni internazionali di aver saputo gestire bene gli effetti economici del COVID-19. La rapidità e l’imponenza degli stimoli fiscali hanno consentito di attenuare gli impatti diretti, mentre le garanzie sul credito bacardi hanno evitato un credit crunch che avrebbe potuto avere conseguenze pesanti e durature.

Probabilmente si è fatto tesoro dell’esperienza maturata durante la crisi finanziaria globale del 2008 e quella successiva dei debiti pubblici europei nel 2010. Tra le lezioni che ci hanno lasciato c’è certamente l’importanza di coordinare le politiche monetarie e fiscali.

Infatti, a partire dalla primavera dello scorso anno le banche centrali hanno assorbito la maggior parte dell’ingente debito pubblico emesso per contrastare gli effetti economici della pandemia, mantenendo i tassi bassi e facilitando il compito dei governi. Questo modus operandi potrebbe tornare utile nei prossimi anni per affrontare molte transizioni epocali, in molti casi accelerate dal COVID-19. Quest’ultimo ci ha difatti obbligato ad adottare più rapidamente le nuove tecnologie, ma le risorse messe in campo dai governi sotto forma di investimenti pubblici e incentivi fiscali sono state una scintilla che ha fatto ripartire gli investimenti in conto capitale.

Il primo risultato di questa impostazione è stato un forte aumento della produttività, che era al palo da decenni. Gli investimenti pubblici continueranno a essere un volano per le spese in conto capitale nonché un pilastro per il concreto impiego di nuove tecnologie e la creazione di modelli produttivi più efficienti.

Per esempio, il Recovery fund dell’Unione europea dispiegherà i suoi effetti per anni ed è dedicato per almeno il 37% alla transizione verde e per almeno il 27% alla digitalizzazione. Obiettivi simili si riscontrano a livello globale.

Il contrasto ai cambiamenti climatici e, quindi, l’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica rappresentano una vera emergenza e una priorità delle istituzioni internazionali. Questa sfida è stata raccolta da Paesi che cumulativamente rappresentano oltre il 70% del PIL globale e necessita di enormi capitali per poter cambiare il mix energetico a favore delle rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica, rendere più sostenibili trasporti e produzione.

Altrettanto importante è l’andamento demografico: per via dell’invecchiamento della popolazione, nelle economie avanzate e in prospettiva anche in alcune economie emergenti, la popolazione attiva si sta infatti riducendo rapidamente. Si tratta di un trend che limita il potenziale di crescita e l’inflazione, contribuendo a mantenere bassi i tassi d’interesse rispetto al passato. L’impatto dell’invecchiamento della popolazione viene potenziato dalla polarizzazione della ricchezza. I dati economici suggeriscono infatti che, sia in Europa che negli Stati Uniti, vi siano crescenti disuguaglianze. La globalizzazione, l’automazione e la rivalutazione delle attività finanziarie e immobiliari, grazie alle immissioni di liquidità, hanno creato una maggiore distanza tra le classi sociali.

Proprio quest’ultima viene identificata come una delle radici del populismo, ma si tratta anche di un problema economico: se la popolazione non cresce e la classe media non beneficia di maggiori redditi nel tempo, la domanda interna ristagna.

La revisione delle aliquote fiscali proposta dal Presidente statunitense Biden, la «prosperità comune» cinese (un insieme di misure per favorire una maggiore equità) e la tassazione minima per le imprese del 15% a livello globale sono tra i numerosi tentativi di aumentare il potere di acquisto della classe media. Questo impulso verso una maggior redistribuzione della ricchezza probabilmente è destinato a continuare e potrebbe portare a un incremento della domanda, fornendo ulteriore spinta a questo ciclo economico.

Un’altra transizione sempre più evidente è quella della deglobalizzazione. Ormai da molti anni i volumi del commercio internazionale risultano stabili, a fronte di un PIL globale in crescita. Questo non è dovuto alle misure protezionistiche varate da Trump, ma a un processo di rilocalizzazione delle attività produttive favorito dalla robotica e mirato anche ad accorciare filiere produttive che sono diventate troppo lunghe, vulnerabili e poco sostenibili da un punto di vista ambientale.

Ad oggi è impossibile stimare in modo preciso come queste trasformazioni potranno cambiare l’economia e quali impatti avranno per i mercati. La nostra aspettativa è che la crescita economica si mantenga sostenuta per alcuni anni per poi rallentare, in un contesto di tassi d’interesse cronicamente bassi.

L’asset allocation in questo scenario

Per questo preferiamo il mercato azionario che, al di là di shock temporanei, dovrebbe offrire anche una parziale protezione contro l’inflazione. In particolar modo, puntiamo su aree e settori ciclici come eurozona, Giappone, energia e finanza.

Non si possono però scartare a priori scenari più positivi – alcuni economisti parlano di nuovi anni ruggenti, come gli anni ’20 del secolo scorso – grazie alla forte ripresa degli investimenti in conto capitale e alla redistribuzione. Ci sembra invece meno probabile uno scenario di continui rincari delle materie prime e dei salari, che culminerebbe con politiche monetarie fortemente restrittive a danno della crescita.

A livello strategico, il settore sanitario dovrebbe consentire di intercettare i trend demografici. Inoltre vi sono opportunità nel campo tecnologico, sia per quanto riguarda le nuove tecniche per ridurre le emissioni di CO2 (il cosiddetto greentech) che le aree come intelligenza artificiale, big data e cybersecurity.

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