Investimenti: mercati emergenti alla prova dell’inflazione

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di Redazione 1 Dicembre 2021 | 15:32

L’inflazione più elevata e, in alcuni casi, le crescenti aspettative inflazionistiche sono state gli aspetti su cui gli investitori si sono concentrati maggiormente quest’anno, sia nei mercati emergenti sia in quelli sviluppati, alla luce di un contesto caratterizzato dagli importanti stimoli monetari e fiscali promossi dai governi di tutto il mondo, dalle molteplici varianti di COVID e dalla distribuzione graduale dei vaccini.

I fattori alla base dell’accelerazione dell’inflazione sono diversi e includono effetti base legati allo shock della pandemia, strozzature sul fronte dell’offerta, prezzi delle materie prime elevati, tassi di cambio deboli (in alcuni casi) e ripresa della domanda interna.

Questo ha portato a chiedersi se il rialzo dell’inflazione sarà temporaneo o più duraturo. Gli effetti base e le strozzature sul fronte dell’offerta dovrebbero attenuarsi con il tempo, ma i prezzi delle materie prime o il pass-through del tasso di cambio all’inflazione core ed eventuali rafforzamenti della domanda interna potrebbero determinare effetti più duraturi, in particolare se hanno un impatto sulle aspettative di inflazione.

In questro scenario, ecco si seguito i fattori che guidano l’inflazione nei mercati emergenti secondo Arjun Madan, Fixed income global portfolio strategist di Capital Group.

  1. Prezzi di alimentari ed energia

Prezzi dei prodotti alimentari: I prezzi degli alimenti rappresentano una componente dell’inflazione PCI (Indice dei prezzi al consumo) molto più ampia nelle economie emergenti rispetto ai mercati sviluppati; pertanto, tali economie sono più sensibili agli shock dell’offerta, a livello sia globale che locale. È probabile che molti di questi fattori siano transitori, quindi è ragionevole aspettarsi che l’inflazione degli alimenti si stabilizzi con l’apertura delle economie emergenti. Detto questo, dovremo prestare attenzione all’impatto a lungo termine che le condizioni meteorologiche e il prezzo dell’energia genereranno sui prezzi dei prodotti alimentari. Nel paniere PCI mediano di un’economia emergente i generi alimentari rappresentano il 25% circa, mentre questa quota è inferiore al 15% per il paniere mediano di un’economia sviluppata e inferiore al 10% per gli USA.

L’inflazione dei generi alimentari è generalmente cresciuta nei ME a partire dalla pandemia, ma le cause non sono state le stesse nei diversi Paesi e anche le prospettive variano in base a fattori locali. Paesi come il Brasile e la Russia hanno visto l’inflazione dei prodotti alimentari alzarsi ben oltre l’inflazione primaria, mentre nell’Europa orientale e in Medio Oriente si sono registrate variazioni maggiori. In Asia, l’inflazione alimentare è stata elevata solo in alcuni Paesi, ad esempio in India, mentre altri come Thailandia e Cina hanno osservato una deflazione dei prezzi.

Prezzi dell’energia: Tendenzialmente i prezzi dell’energia hanno un effetto particolarmente significativo sui ME, nonostante l’effetto finale sui consumatori vari dal momento che i prezzi dei combustibili rappresentano una questione politica in molti paesi emergenti. Di conseguenza, sono stati messi in atto numerosi interventi normativi per ridurre la volatilità dei prezzi dei carburanti. Inoltre, molti paesi emergenti sono importanti esportatori di petrolio; pertanto, traggono vantaggio dal miglioramento della bilancia commerciale e fiscale dovuto a un aumento del prezzo del petrolio. I prezzi del petrolio hanno registrato una ripresa dall’inizio dell’anno, trainati da fattori sia dal lato dell’offerta sia da quello della domanda. Sul fronte della domanda abbiamo assistito a una forte ripresa, mentre l’offerta è rimasta limitata. Ora i prezzi del petrolio riflettono meglio i fondamentali ed è ragionevole aspettarsi almeno un po’ di stabilità nei prossimi 12-24 mesi, con i prezzi più alti che innescano una reazione nella domanda e nell’offerta. Anche gli effetti base dovuti all’aumento dei prezzi del petrolio dovrebbero normalizzarsi il prossimo anno, aiutando ad attenuare l’inflazione dei prezzi dell’energia.

  1. Pass-through del tasso di cambio (ERPT)

Il pass-through (trasmissione) di tassi di cambio più deboli all’inflazione può essere piuttosto elevato nei ME, in particolare nei Paesi che sono grandi importatori e dove quindi qualsiasi debolezza valutaria esercita una pressione al rialzo sull’inflazione.

Una ricerca di Goldman Sachs evidenzia come il pass-through del tasso di cambio (ERPT) sia calato a livello generale nei Paesi emergenti negli ultimi due decenni. Le economie aperte hanno pass-thorugh più elevati, mentre le economie che godono di credibilità della politica monetaria hanno pass-through inferiori. I calcoli eseguiti mostrano gli ERPT più alti in Turchia, Romania e Ungheria, i più bassi in Indonesia, Corea del Sud e Messico. Inoltre, la ricerca rivela risultati asimmetrici negli ERPT, con una valuta debole che ha un impatto maggiore rispetto a una valuta forte.

In generale, i nostri quadri di riferimento mostrano che le valute dei ME sono prossime a livelli eccezionalmente bassi. Sebbene questo sia parzialmente giustificato dal deterioramento della crescita e delle condizioni fiscali, è ragionevole aspettarsi che il prossimo decennio porti maggiore stabilità valutaria per i ME.

  1. Creazione di credito nei ME

La creazione di credito nelle economie emergenti è rimasta modesta. Qualora persista, una creazione di credito debole dovrebbe contribuire all’attenuazione delle dinamiche inflazionistiche.

  1. Ripresa economica debole/output gap nei ME

 I Paesi emergenti, così come quelli sviluppati, hanno registrato contrazioni notevoli del prodotto interno lordo (PIL) causate dalla pandemia, che a loro volta hanno generato ampi output gap. Per di più, la ripresa dei ME ha decisamente arrancato rispetto a quella dei MS, in parte a causa della spesa fiscale inferiore e ai tassi di vaccinazione ridotti. Anche se le tempistiche sono difficili da prevedere, una ripresa dalle strozzature sul fronte dell’offerta nei ME dovrebbe contribuire al calo dell’inflazione.

  1. Funzione di reazione delle banche centrali e differenziali dei tassi di interesse

La politica monetaria ricopre un ruolo importante nelle dinamiche inflazionistiche a lungo termine, soprattutto nelle aspettative d’inflazione. In media, rispetto alle banche centrali dei MS le banche centrali dei ME sono intervenute più proattivamente aumentando i tassi, nonostante le deboli condizioni interne. L’inasprimento delle condizioni finanziarie locali dovrebbe aiutare a tenere a freno l’inflazione deprimendo la domanda interna e difendendo da un deprezzamento valutario.

Più in generale, con la globalizzazione delle filiere l’inflazione sta diventando sempre di più una dinamica globale. I Paesi emergenti dovranno continuare a prestare attenzione all’inflazione elevata e alle politiche di MMT dei Paesi sviluppati, soprattutto se queste ultime determinano un aumento della domanda aggregata nei MS senza incrementare l’offerta. Riteniamo che probabilmente i mercati ricompenseranno le banche centrali proattive.

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