Asset allocation: ecco i driver dell’azionario nel 2022

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di Redazione 3 Dicembre 2021 | 10:01

Siamo in chiusura d’anno ed è quindi tempo di chiedersi che mercati finanziari ci saranno nel 2022. Lo scenario attuale può a ragione essere definito complicato (del resto quando non lo è) e gran parte degli economisti è concorde nel ritenere il 2022 come un anno a due velocità.

La prima parte dovrebbe essere una sorta di prolungamento di questo ultimo scorcio del 2021 con livelli di crescita e di inflazione entrambi elevati, mentre nella seconda metà dell’anno, con il pieno dispiegarsi degli effetti delle politiche economiche e la ripresa dei commerci internazionali, i dati dovrebbero gradualmente stabilizzarsi verso una maggiore sostenibilità.

Siamo dunque nella fase di passaggio da una ripresa di inizio ciclo ad una di espansione di metà ciclo, cui normalmente i mercati finanziari reagiscono con un aumento della volatilità. L’ottimismo che ha caratterizzato buona parte del 2021 non è sparito, solo che gli investitori sono diventati più prudenti. Ma neppure l’inflazione e soprattutto i suoi effetti spariranno magicamente.

Semplicemente cambieranno i driver, che non saranno più riflessi negli aggiustamenti una tantum dovuti alle strozzature dell’offerta e della domanda repressa dei consumatori, ma faranno riferimento a salari ed affitti.

La questione fondamentale rimarrà a tutti gli effetti l’inflazione, che secondo la BCE impiegherà tutto il 2022 prima di tornare intorno a livelli compatibili con la crescita economica. Le attese indicano una flessione rispetto ai picchi del 2021, ma in ogni caso sopra la media di lungo termine. Con la riduzione dei rischi inflazionistici negli USA e l’affievolirsi della variante Omicron è inoltre possibile attendersi un dollaro più debole.

Sul fronte dei tassi d’interesse, crediamo che il rendimento del Treasury decennale raggiungerà il 2% nel 2022. Il contesto generale sembra quindi favorevole per i mercati azionari, anche se ci aspettiamo performance meno brillanti del 2021 e una maggiore volatilità.

Detto questo, vediamo quali potrebbero essere i drivers del mercato azionario nel prossimo anno. Tra questi, ci sentiamo di sostenerne alcuni:

La green transition

Entro il 2050, l’Europa punta a raggiungere l’impatto zero sul clima. Ovviamente, il tema ecologico è una delle priorità anche dell’agenda italiana. Tanto è vero che il PNRR dedica il 31% dell’intero pacchetto alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica. E lecito quindi attendersi che nel 2022 l’Economia Circolare sarà un asset strategico per la crescita delle imprese. Le opportunità legate al mondo green sono in buona parte ancora inesplorate e le aziende che decidono di integrare nei loro modelli di business le logiche di recupero circolare (riciclo e riuso) verranno premiate non solo dal mercato e dai consumatori, ma anche dagli investimenti pubblici del PNRR.

La sostenibilità

Mai come negli ultimi anni la crescente consapevolezza dell’impatto delle attività umane ha favorito la diffusione di comportamenti finalizzati alla tutela e valorizzazione ambientale. Riteniamo che nel 2022 i pilastri dell’attività d’impresa sostenibile saranno fondati sulla revisione delle catene di fornitura, l’evoluzione della progettazione di prodotti e servizi secondo i principi dell’Ecodesign e l’adozione di tecnologie pulite nel processo produttivo. Questi, insieme all’adozione di un sistema di risk management che monitori il cammino delle imprese verso la sostenibilità (i.e ESG compliant), sono quindi destinati ad assorbire investimenti crescenti.

L’innovazione

Gli investimenti nell’innovazione di processo e di prodotto sono il sale della crescita di ogni azienda. Gli investimenti che consentono di industrializzare i nuovi prodotti e quindi ridurre le tempistiche di go-to-market, dovranno necessariamente essere favoriti dell’Open Innovation, la sola in grado di gestire la complessità dello scenario globale attraverso un processo interfunzionale e multidimensionale teso a consentire la convergenza di tutti i portatori di interessi, sia pubblici che privati.

La digitalizzazione

Oggi il 97% di tutti i dati prodotti sono digitali (nel 2000 erano il 35%) e quindi sfruttabili al fine di prendere decisioni consapevoli. Il sistema di produzione aziendale è sempre più ibrido con una interazione uomo-macchina che si fa sempre più spinta. Dare significato e valore ai dati (smart data) consentirà lo sfruttamento dell’Industrial Internet of Things , aumentando l’efficienza globale dell’impresa.

La Cyber Security

Alla fine del 2021 ci saranno circa 20 miliardi di dispositivi connessi ad internet e le stime indicano che entro il 2024 saranno circa 90 miliardi. La pandemia mondiale ha accelerato la digitalizzazione dei modelli di business e di consumo, amplificando però i potenziali attacchi (nei primi sei mesi del 2021 gli attacchi di hacker sono stati 1,5 miliardi). Il controllo e il monitoraggio dei dati (Cyber Risk) è un tema che ha assunto anche una valenza politica strategica, come dimostra la recente risoluzione del Parlamento Europeo. A cominciare dal 2022 diventerà indispensabile integrare le logiche del “Cyber Security by Design”, ovvero ripensare l’operatività della Digital Transformation allo scopo di integrare l’approccio alla sicurezza già nelle fasi iniziali di progettazione.

Human to human

La strada è tracciata. non più B2C o B2B, ma molto più semplicemente Heart to Heart. La rivoluzione della comunicazione (la cui parola è formata da comunica e azione) Human to Human dovrà necessariamente passare dalla centralità dell’essere umano nel processo di acquisto. La strategia dell’e-commerce è quindi destinata a cambiare radicalmente evolvendo verso il touchpoint, privilegiando l’utente nel viaggio verso l’acquisto. Ed è su questa piattaforma che si determinerà la vera capacità attrattiva del Brand.

Il food & beverage

Sembra banale, ma le aziende che investono in sostenibilità e lo comunicano secondo una strategia efficace hanno ricavi superiori della media del 7% annuo. E’ facile immaginare che le protagoniste del mercato nel 2022 saranno le aziende in grado di soddisfare i nuovi stili di vita dei consumatori, introducendo nuovi prodotti (anche attivando sistemi di blockchain) e comunicando con la massima trasparenza in etichetta i valori nutrizionali e ambientali dei prodotti.

Grazie alle risorse messe in campo dalle Banche Centrali e dai Governi, siamo oggi all’alba di una sfida globale che dobbiamo vincere. Le armi, il know how e l’intelligenza per farlo le abbiamo. La voglia di rendere concreti i progetti, la vedremo presto. Nel frattempo, mi sembra che per il 2022 il lavoro non manchi.

A cura di Antonio Tognoli, Head of Research di Integrae Sim

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