Investimenti: il 2022 sarà un “ritorno al futuro”

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di Redazione 14 Dicembre 2021 | 09:29

Ci aspettiamo che il 2022 sia un buon anno per l’economia reale. La crescita nelle economie avanzate sarà ancora fortemente al di sopra del potenziale, c’è persino la possibilità di alcuni balzi al rialzo”. Ad affermarlo è Philippe Uzan, CIO di iM Global Partner, che di seguito illustra alcuni dei punti principali dell’outlook della società per il prossimo anno.

Gli stimoli legati al Covid sono stati molto più generosi nella maggior parte dei paesi (a parte la Cina) rispetto ai programmi di stimolo messi in atto dopo la Grande Crisi Finanziaria. Pertanto, con gli effetti di stimolo ancora in gran parte in atto, vediamo venti favorevoli per l’economia mondiale.

I fondamentali europei sono migliorati

L’aumento dell’inflazione europea, a un record del 4,9%, è dovuto principalmente alla componente energetica. La carenza di manodopera non è ancora un problema in Europa; quindi, non prevediamo un’inflazione salariale significativa nel 2022.

Ci aspettiamo che la BCE rimanga in attesa per il prossimo anno, ma negli Stati Uniti la Fed deve agire. Il ritmo di inasprimento sarà il parametro chiave per i mercati.

I tassi reali saranno l’indicatore finanziario più importante nel 2022, il 2021 è stato dominato dall’inflazione di break-even”.

2022: Ritorno al futuro

Le economie potrebbero essere attualmente in uno stato transitorio, ma verso quale stato si stanno muovendo? La maggior parte degli investitori ritiene che l’economia statunitense tornerà alla crescita nominale inferiore al 5% vista per la maggior parte degli ultimi 20 anni e che i mercati azionari e obbligazionari continueranno sui loro percorsi familiari e pre-pandemia, ma noi non ne siamo così sicuri. “Riteniamo che i mercati stiano tornando a una situazione simile a quella degli anni ’60/’70“, sostiene Richard Bernstein, CIO e CEO di RBA (società di iM Global Partner), che di seguito spiega la view.

La forza dietro la disinflazione secolare è la globalizzazione, e non le politiche monetarie e fiscali statunitensi. La globalizzazione aumenta la concorrenza, che porta ad un abbassamento dei prezzi. L’economia degli Stati Uniti non era abbastanza efficiente e produttiva per stare al passo con gli altri Paesi; quindi, la produzione ha lasciato gli Stati Uniti e gli USA sono diventati effettivamente un Paese che “subisce” i prezzi piuttosto che un Paese che li decide e fissa.

Le interruzioni delle forniture di oggi sono già durate più a lungo dell’embargo petrolifero del 1973/74. L’embargo è stato un’interruzione dell’offerta, sebbene indotta politicamente, e ha sostanzialmente alterato le aspettative di inflazione per il decennio successivo.

Inoltre, il mercato del lavoro statunitense è storicamente “in tensione” a causa di molte misure che esercitano pressioni al rialzo sui salari. La produttività degli Stati Uniti non si è rafforzata per compensare gli effetti negativi dell’aumento dei prezzi dei fattori di produzione e dell’aumento del costo del lavoro; quindi, le aziende trasferiscono sempre più l’aumento dei costi ai consumatori.

Il 2022 potrebbe essere l’inizio di un nuovo periodo secolare di crescita nominale più forte del previsto. Gli investitori sembrano mal preparati per un tale ambiente e questo presenta opportunità.

L’asset allocation

Preferiamo i settori che storicamente hanno sovraperformato quando la crescita nominale si è rafforzata: energia, finanza e industria. I beni di prima necessità potrebbero essere una buona “ruota di scorta” all’interno dei portafogli nel caso in cui la crescita rallenti inaspettatamente. Anche le azioni non statunitensi di paesi sensibili alla crescita statunitense sembrano interessanti. Le asset class favorevoli all’inflazione come materie prime, oro e immobili potrebbero presentare opportunità.

Per il reddito fisso, riteniamo che la gestione attiva sarà vantaggiosa rispetto alle strategie passive. Le strategie flessibili che hanno la capacità di spostarsi tra qualità/durata/credito potrebbero essere più efficaci. Il tradizionale portafoglio 60/40 potrebbe essere messo in discussione. I Treasury sono stati le peggiori asset class sia negli anni ’60 che negli anni ’70. I rendimenti sono stati bassi e la volatilità elevata.

Le strategie a lungo termine legate a tecnologia, innovazione, investimenti disruptive e venture capital, potrebbero essere le classi di attivi più rischiose. Quando i tassi di interesse salgono, le strategie di lunga durata sia nel mercato azionario che in quello obbligazionario tendono a sottoperformare. Le strategie azionarie di lunga durata sono però attualmente anche le strategie più popolari.

 

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