Scandalo derivati: Andrew Cuomo attacca UBS

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di Redazione 25 Luglio 2008 | 09:50
Dopo 12 mesi di svalutazioni miliardarie, le grandi banche d’affari devono ora fare fronte alle decine di causa collettive che istituzioni pubbliche e privati cittadini stanno intentando loro. L’accusa: aver commercializzato ad ogni tipologia di investitore miliardi di dollari di titoli che ora sono carta straccia. Si comincia da New York ma anche Los Angeles non sta a guardare.

Il procuratore generale dello stato di New York, Andrew M. Cuomo, ha intentato una causa contro UBS, accusata di aver venduto circa 25 miliardi di dollari di “auction-rate securities” a oltre 50.000 investitori privati, sostenendo che si trattasse di investimenti sicuri e liquidi come ‘denaro contante’, cosa che si è poi verificata non vera. Contemporaneamente alcuni alti dirigenti di UBS vendevano oltre 21 milioni di dollari dei medesimi titoli da loro posseduti a livello personale.

Secondo Cuomo UBS ha violato il rapporto fiduciario verso i suoi clienti, prima vendendo prodotti dei quali non spiegava la reale natura e rischi, e poi continuando la vendita anche quando era chiaro che tali prodotti iniziavano a avere grossi problemi di liquidità. Questa consapevolezza è dimostrata da documenti interni, messaggi di posta elettronica scambiati tra dirigenti i quali dimostravano una perfetta conoscenza dei rischi del prodotto, al punto che tali dirigenti in relazione a questo hanno smobilitato le loro posizioni personali.

È per questo che Cuomo a nome dei clienti ‘ingannati’ chiede “their money back”, vuole indietro i soldi.

Stiamo parlando di riacquisto, e non di default, questi titoli non sono liquidabili e hanno perso molto valore, ma non sono tecnicamente ‘defaulted’. In ogni caso parliamo di una somma, per il riacquisto, di oltre 37 miliardi di dollari.

Karina Byrne
, portavoce di UBS, si dice sorpresa per questa mossa di Cuomo (anche perchè era in corso una conciliazione amichevole su questa questione), e respinge con forza ogni accusa rispetto alla volontà della banca di traslare sui suoi clienti il rischio relativo a questi titoli.

Ma se New York attacca, anche Los Angeles non sta a guardare. La metropoli della costa ovest infatti ha già fatto partire una causa contro 30 emittenti dei cosidetti ‘municipal bond’  e banche di investimento, accusate di fronde a danno di milioni di contribuenti.

Queste vicende, che continueremo a seguire, si inserisce in un ampio panorama di azioni che i vari stati USA stanno conducendo nei confronti di numerose case di investimento.

La differenza tra gli Stati Uniti e l’Italia, in situazioni come queste, non sta nel fatto che i risparmiatori USA non corrono il rischio di comportamenti illeciti (se saranno provati), ma che a difenderli ci pensa in prima battuta la magistratura e non qualche più o meno volonterosa associazione di consumatori. E non è una differenza da poco…

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