Mercati: la reazione dopo la riunione della Bce

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di Redazione 16 Dicembre 2021 | 16:05

Le attese riunioni di metà dicembre hanno messo in mostra, da parte di tutte le principali banche centrali, una diffusa preoccupazione sulle dinamiche inflazionistiche. Le decisioni prese in questo contesto possono essere qualificate, senza alcuna eccezione, come più restrittive rispetto alle attese dei mercati.In questo scenario, ecco di seguito la vie di Fabio Castaldi, Investment manager di Pictet Asset Management.

Nel caso della Banca Centrale Europea, viene confermata la progressiva riduzione degli acquisti sotto il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), ampiamente scontata dai mercati, fino alla sua chiusura a fine marzo 2022; un APP (Asset Purchase Program) rinforzato di soli 90 bln complessivi appare deludente rispetto alle attese degli operatori (fra i 120bln e 150 bln). Non solo la riduzione degli acquisti è più brusca rispetto alle attese ma la mancanza di flessibilità del programma del APP nel deviare, negli acquisti da parte della BCE, dal Capital Key Ratio offrirà meno supporto ai titoli governativi dei paesi periferici rispetto alla flessibilità del PEPP o a programmi ponte a cui si poteva pensare per garantire una transizione più ordinata in questo contesto.

La BCE si lascia aperta l’opzione di riattivare il PEPP (e di reinvestire in titoli in scadenza nell’ambito di questo programma in maniera flessibile) se le condizioni di mercato lo dovessero richiedere, ovvero nello scenario di un allargamento eccessivo e ingiustificato degli spread dei paesi periferici.

La reazione dei mercati

Rendimenti più elevati, allargamento degli spread ed Euro in rialzo. E’ comprensibile che il mercato voglia prezzare, in questo contesto, un minor supporto sui titoli governativi dell’area Euro e, in particolare, un premio di rischio più elevato sui titoli governativi italiani anche in considerazione delle incertezze e rischi legate alle elezioni presidenziali di inizio 2022. Meno convincente un recupero significativo dell’Euro laddove la prospettiva di rialzi dei tassi di riferimento da parte della BCE appare ancora lontana rispetto alle dinamiche in atto o prevedibili altrove, Stati Uniti in testa.

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