Investimenti, 2022: un anno di ordinaria incertezza

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di Redazione 21 Dicembre 2021 | 09:29

Lo scenario macro continua a svilupparsi in linea con le nostre aspettative“. Ad affermarlo è Fabio Fois, Head of Investment Research & Advisory di Anima, che di seguito illustra nel dettaglio l’outlook per il 2022.

Dopo la fase di debolezza vissuta nel terzo trimestre, l’attività economica ha iniziato a guadagnare slancio su scala globale. La domanda interna si è rafforzata notevolmente, con la spesa per consumi che ha trovato nuovo vigore, l’occupazione in aumento e segnali dagli indici di fiducia delle imprese e dalla produzione industriale che il calo dei contagi ha allentato le tensioni su tempi di consegna e prezzi dei fattori produttivi, dando nuovo impulso alla rotazione della spesa verso il settore dei servizi. Ci aspettiamo un rimbalzo della crescita nel quarto trimestre, con il contributo determinante di Stati Uniti e Cina, seguito da un rallentamento graduale verso il potenziale nel 2022. In aggregato, prevediamo che il PIL reale globale si espanda a un ritmo del 4,4% nel 2022, dopo il 5,8% registrato nel 2021.

Nonostante alcune indicazioni incoraggianti in merito agli sviluppi sul fronte dell’offerta, gli indici dei prezzi al consumo continuano ad accelerare. Manteniamo la convinzione che l’inversione degli effetti di base, la flessione dei prezzi dell’energia e l’allentamento delle pressioni sui prezzi dei beni core alimenteranno un calo dell’inflazione dal secondo trimestre, seppur graduale, sia negli Stati Uniti che in Area Euro. A nostro avviso, gli investitori continueranno a evitare di prezzare uno spostamento verso l’alto della dinamica inflattiva di lungo periodo fino a quando ci saranno narrative macro plausibili che giustifichino le dinamiche in corso. Specie quella per cui gli squilibri emersi in questi mesi sono provocati da forze temporanee che frenano l’offerta in un contesto di domanda eccezionalmente solida, sostenuta da stimoli monetari e fiscali senza precedenti.

Nessuno di questi sviluppi riflette l’insorgenza della variante Omicron. Le notizie sulla sua infettività, gravità e resistenza ai vaccini sono contrastanti, e fino a quando i test di laboratorio non forniranno evidenze scientifiche più solide l’incertezza rimarrà elevata. È cruciale sottolineare che i timori per la diffusione di Omicron si innestano in un contesto già preoccupante per la recrudescenza della pandemia indotta dalla variante Delta. Al momento, le restrizioni annunciate per contrastare il fenomeno sono limitate, ma fino a quando saranno presenti i mercati dovranno continuare a prenderne nota.

È innegabile che l’incertezza sulle prospettive della crescita globale e dell’inflazione sia aumentata con l’impennata delle infezioni provocate dalla variante Delta, tuttora in corso, e il potenziale aggravamento del problema per la diffusione di Omicron. Tuttavia, è interessante notare che le banche centrali hanno reagito in modo diverso a questi sviluppi, specie per quanto riguarda il percorso di normalizzazione della politica monetaria.

Mentre infatti la Federal Reserve ha adottato un orientamento più restrittivo, la BCE potrebbe posizionarsi a metà strada, essendo disposta a offrire ulteriore supporto solo nel breve termine, mentre la People’s Bank of China è diventata nettamente più accomodante, vista la perdita di slancio dell’attività economica e lo scenario per l’inflazione.

Macro Asset Allocation. In questo contesto, rimaniamo strategicamente costruttivi sulle asset class rischiose, ma ci aspettiamo che la volatilità resti elevata nelle prossime settimane, fino a quando la visibilità sulla natura della variante Omicron non sarà aumentata. Manteniamo la convinzione che le correzioni rappresentino opportunità di acquisto, ma devono essere valutate con attenzione alla luce delle crescenti divergenze tra i policy makers con riferimento alle implicazioni dei recenti sviluppi pandemici per la crescita e soprattutto per l’inflazione. Reazioni non lineari delle banche centrali non si possono escludere, e gli investitori potrebbero esserne confusi. Con riferimento ai mercati obbligazionari, manteniamo una esposizione prudente al rischio tasso in chiave strategica, più negli Stati Uniti che in Area Euro, dove i rischi legati al COVID sono in aumento e la BCE resterà più accomodante della Fed. Per quanto riguarda il dollaro, infine, la view resta tatticamente positiva e strategicamente neutrale.

L’asset allocation

Azionario globale. Il giudizio sui mercati azionari resta strategicamente costruttivo in virtù della solidità del quadro macro/ fondamentale, anche se il flusso di notizie sulla pandemia e l’incertezza sulle scelte delle banche centrali potrebbero alimentare fasi di volatilità e perdita di direzionalità. L’allocazione settoriale è bilanciata e caratterizzata da un sovrappeso selettivo su alcuni comparti ciclici (energia in particolare) e sulla tecnologia. I mercati emergenti potrebbero sottoperformare gli indici globali per un mix di fattori, tra cui l’apprezzamento di breve termine del dollaro USA.

Obbligazionario Paesi sviluppati. Il trend di rialzo dei rendimenti obbligazionari potrebbe proseguire, seppure non in modo disordinato e violento, complici gli sviluppi sul fronte macro, la normalizzazione del le politiche monetarie e l’aumento dei premi al rischio derivante dall’incertezza sulle prospettive di crescita e inflazione e sulla funzione di reazione delle banche centrali. Ci aspettiamo che la risalita dei redimenti sia guidata in via prioritaria dalla componente dei tassi reali e che il repricing sia più pronunciato negli Stati Uniti che in Area Euro.

Obbligazionario Paesi emergenti. Il primo semestre del 2022 potrebbe essere sfidante per i mercati emergenti e un aumento dei premi al rischio è probabile, vista la combinazione di una molteplicità di venti contrari: la stretta della Federal Reserve, l’apprezzamento del dollaro, un restringimento del differenziale di crescita rispetto ai Paesi sviluppati e l’aumento dei rischi idiosincratici.

Obbligazionario corporate. Il quadro macro, l’orientamento accomodante dei policy makers e le ridotte necessità di finanziamento delle imprese sono fattori di supporto per il debito societario in euro, ma il potenziale di restringimento degli spread è limitato e un approccio tattico è fondamentale per estrarre valore dall’asset class. Permane una preferenza per le emissioni subordinate nel settore non finanziario (ibridi), mentre in ambito high yield cresce il focus sulla selezione degli emittenti.

Valute. La divergenza fra le politiche monetarie sarà un fattore determinante per l’andamento dei tassi di cambio nel 2022. Ci aspettiamo che l’avvio di un ciclo di politica monetaria restrittiva da parte della Fed alimenti un rafforzamento del dollaro nella prima parte dell’anno. Lo yen dovrebbe continuare a indebolirsi e la sterlina a guadagnare terreno, mentre i margini di ulteriore apprezzamento del franco svizzero appaiono limitati.

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