Mercati, le nuove regolamentazioni sui titoli cinesi quotati a Wall St.

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di Redazione 21 Dicembre 2021 | 16:01

“A seguito della revisione sulla cybersecurity lanciata dal governo cinese poco dopo l’IPO di Didi Global negli Stati Uniti, molti investitori hanno iniziato a domandarsi se le aziende cinesi quotate negli USA siano state prese di mira in modo specifico“. A farlo notare sono gli analisti di KraneShares, che di seguito illustrano nel dettaglio la loro visione in merito.

La risposta è no. Ciò che sta accadendo a Didi è una questione a parte, simile a quando il governo ha fermato l’IPO di Ant Group nel novembre 2020. La differenza chiave è che per Ant i regolatori hanno potuto impedire la quotazione a Hong Kong: il prospetto dell’IPO di Ant includeva dati finanziari compilati prima dell’introduzione delle nuove norme sul fin-tech e se Ant si fosse quotata prima dell’annuncio di questi nuovi regolamenti ci sarebbe stato probabilmente un impatto negativo sul titolo, che è esattamente quello che è successo a Didi.

Sebbene i regolatori cinesi avessero chiesto a Didi di non procedere con l’IPO prima dell’entrata in vigore delle nuove leggi sulla sicurezza informatica, la società lo ha fatto comunque. Per poter continuare a operare in Cina, Didi deve rispettare tali norme, di conseguenza ha recentemente annunciato che effettuerà un delisting dalla Borsa di New York e avvierà una nuova quotazione a Hong Kong.

Dopo lo shock iniziale che ha coinvolto Didi, ora è chiaro che la China Security Regulatory Commission sta lavorando attivamente con le aziende cinesi quotate negli Stati Uniti per migliorarne la conformità alla regolamentazione statunitense. Ad agosto la CSRC ha ribadito il sostegno alle quotazioni negli USA, affermando che le aziende cinesi dovrebbero essere libere di quotarsi ovunque vogliano, nel rispetto delle leggi di entrambe le giurisdizioni.

Crediamo che i regolatori di entrambi i Paesi siano propensi a permettere alle aziende cinesi di quotarsi negli Stati Uniti, ma abbiano allo stesso tempo un desiderio reciproco di assicurare che ci sia trasparenza e che queste aziende rispettino le rispettive regolamentazioni.

A dicembre 2020, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Foreign Companies Accountable ACT, che prevede che le società estere quotate sulle Borse degli US permettano al PCAOB (il regolatore delle società di auditing) di ispezionarne i libri contabili, e richiede che le aziende dichiarino se sono possedute o controllate da governi stranieri. Non ottemperare a questi obblighi potrebbe portare al delisting delle società cinesi dalle Borse statunitensi.

Va tenuto presente che la strada è ancora lunga prima che queste regolamentazioni possano diventare vere fonti di preoccupazione. La legge attuale, infatti, prevede che le aziende coinvolte abbiano una finestra di tre anni per diventare compliant. A settembre, attraverso un articolo a firma sul Financial Times, il Presidente della SEC Gary Gensler ha indicato il 2021 come anno di partenza per i tre anni. Le aziende hanno l’opportunità di ottemperare all’interno dei bilanci per gli anni fiscali 2022, 2023 e 2024. Eventuali delisting si verificheranno solo nel 2025.

Recentemente, il Senato ha approvato l’“Accelerating Holding Foreign Companies Accountable Act”, che dovrebbe ridurre la finestra di compliance a soli due anni, disegno di legge che non è stato però ancora accolto dalla Camera[2]. La finestra temporale è pertanto abbastanza ampia, e riteniamo che un maggior coordinamento tra SEC e CSRC sia possibile, viste le recenti dichiarazioni. Il 17 Dicembre la CSRC ha affermato che è in corso un dialogo con i regolatori US, che sta facendo progressi significativi, e che ritiene sarà possibile trovare una soluzione che soddisfi le esigenze di entrambe le parti, nell’interesse degli investitori globali e dello sviluppo sano dei mercati dei capitali di entrambi i Paesi.

Per quanto riguarda l’audit da parte della PCAOB, la SEC ha proposto una soluzione secondo cui potrebbe essere ammessa una co-audit in cui revisori americani e aziende cinesi quotate negli USA validerebbero l’operato delle controllate in Cina continentale.

Tuttavia, gli investitori istituzionali possono prepararsi analizzando le possibili strade da percorrere in caso di un delisting dai mercati USA. L’opzione principale è la conversione delle posizioni in titoli quotati negli Stati Uniti con i loro omologhi quotati a Hong Kong. Per esempio, per quanto riguarda il portafoglio dell’ETF KraneShares KWEB, le società Alibaba, JD.com, NetEase, Baozun, Baidu, Autohome, Bilibili e Trip.com hanno tutte quotazioni secondarie presso la Hong Kong Stock Exchange (HKSE) e sono già stati effettuati dei test di conversione con esito positivo.

In questo caso specifico, quindi, se dovessimo convertire tutte le aziende quotate su due diverse piazze, ridurremmo il peso dei titoli quotati negli USA dal 64% al 24%. Inoltre, da gennaio 2022 entreranno in vigore per l’HKSE nuovi criteri di quotazione che permetteranno alle società cinesi listate a NY di quotarsi facilmente anche a HK, incrementando ulteriormente il numero di azioni cinesi facilmente convertibili tra le due Borse.

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