Asset allocation: l’azionario dell’Eurozona resterà sugli scudi nonostante Omicron

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di Redazione 24 Dicembre 2021 | 09:15

Vigilia di Natale senza dati. Quale impatto economico aspettarsi dalla variante Omicron, visto che secondo gli scienziati sono circa 30 le variazioni nella proteina spike di Omicron che potrebbero eludere le difese immunitarie? Diversi sono gli scenari.

In quello negativo, la maggiore contagiosità di Omicron si traduce in un rallentamento della crescita globale nel periodo gennaio-marzo 2022 (pari al 2%), mentre per l’intero anno l’impatto potrebbe essere negativo per lo 0,4% di PIL ma consentire comunque una crescita dello stesso del 4,2%. Meno chiare appaio invece le prospettive di inflazione. In quello positivo invece, Omicron si diffonderebbe più lentamente e non avrebbe un significativo effetto sulla crescita globale e sull’inflazione.

Quello che invece sembra lo scenario più vicino alla realtà vede Omicron più trasmissibile di Delta, ma molto meno grave. In questo contesto di quasi normalizzazione, una riduzione netta degli effetti della malattia potrebbe anche consentire una crescita globale superiore alle previsioni attuali delle banche centrali.

L’inflazione sarebbe comunque più bassa dal momento che la domanda e l’offerta tenderebbero comunque verso un riequilibrio. Per il momento l’effetto certo di Omicron è quello di aver aumentato l’incertezza, che sui mercati azionari si traduce in volatilità.

Per il resto, nonostante la nuova variante e i suoi possibili effetti, le banche centrali hanno reso noto quali saranno le rispettive mosse di politica monetaria. Tutto sommato, la stessa variante Delta non ha impedito la diffusione dei vaccini già prodotti, né ha spinto le economie di nuovo in recessione. Piuttosto è stata aggiunta una terza inoculazione per rafforzare l’effetto dei medicinali contro la pandemia.

Nello scenario di incertezza relativa, riteniamo che le aziende sulle quali puntare nel 2022 siano quelle in cui la forte domanda di beni e servizi in uscita dalla pandemia permetta di aumentare i prezzi per compensare l’aumento dei costi. La riduzione delle aspettative inflattive dovrebbe permettere loro di aumentare in modo significativo i profitti, che nell’Eurozona stimiamo possano crescere il prossimo anno di circa il 40%. Questo, nonostante la pandemia abbia portato ad una riconfigurazione delle catene di approvvigionamento che potrebbe portare a costi più elevati: le aziende cercano fornitori più vicini geograficamente, ma che potrebbero non essere così efficienti.

L’Europa è ben posizionata per beneficiare della riorganizzazione delle catene di approvvigionamento, in particolare nel settore dei beni capitali e in quello tecnologico. Tra i leader di quest’ultimo settore, spiccano le aziende europee di attrezzature per semiconduttori che stanno sperimentando un’impennata della domanda, mentre il mondo si digitalizza e i produttori di chip costruiscono capacità extra.

Riteniamo inoltre che i titoli finanziari e soprattutto quelli bancari, possano beneficiare della ripresa dell’inflazione e dei tassi in tendenziale aumento. I titoli legati ai consumi potrebbero invece rivelarsi vulnerabili qualora gli aumenti salariali non riuscissero a compensare l’inflazione più alta (difficile valutare il ruolo del risparmio nel mantenimento dei consumi).

Siamo convinti che la forza dei mercati azionari europei possa continuare anche nella prima parte del 2022, che potrebbero inoltre beneficiare di fusioni e/o acquisizioni che aggiungerebbero ulteriore benzina. Oltre all’incertezza legata ad una variabile non controllabile (Omicron), lo scenario potrebbe complicarsi sul geopolitico (tensioni tra Stati Uniti e Cina, questione dei migranti tra Bielorussia e Unione Europea, etc).

Le valutazioni dei mercati azionari hanno raggiunto livelli elevati e uno shock geopolitico potrebbe facilmente essere l’innesco di una flessione. Vedremo. Le banche europee e in particolare gran parte di quelle italiane, sono in buona salute per affrontare un contesto che potrebbe diventare più difficile.

Nonostante le azioni dell’Eurozona abbiano avuto una performance molto positiva rispetto ai minimi della primavera 2020, riteniamo che i mercati azionari Europei (e quello italiano in particolare) possano emergere come vincitori relativi in quello che probabilmente si rivelerà un anno in generale più difficile di quello che sta finendo.

A cura di Antonio Tognoli Head of Research di Integrae Sim

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