Investimenti, Omicron: micro variabile ma maxi impatto

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di Redazione 27 Dicembre 2021 | 16:01

“Gli investitori finanziari non sono virologi, ma sfortunatamente hanno le loro opinioni, esplicite o meno. Per riutilizzare un vecchio esempio, nell’aprile 2020, con i mercati sull’altalena, le decisioni degli investitori rispecchiavano di fatto il sentiment rispetto all’andamento del Covid, almeno in termini economici”. Ad affermarlo è Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, che di seguito illustra nel dettaglio la propria view.

Quando acquistavano attività rischiose, credevano che l’impatto economico sarebbe stato in qualche modo gestito. Se vendevano voleva dire che erano pessimisti riguardo all’evoluzione dell’epidemia. Un investitore potrebbe ragionevolmente sostenere che, senza un’idea chiara sull’evoluzione della pandemia, la cosa giusta da fare sia vendere. Ma relativamente pochi investitori hanno la possibilità di liquidare tutti i propri asset e la Storia insegna che intercettare il momento giusto per rientrare sui mercati è tutt’altro che facile. Quindi, che piaccia o no, la maggior parte degli investitori dovrà esprimere un’opinione sulla variante Omicron.

Cosa dobbiamo pensare, dunque, pur non essendo virologi? La prima certezza è che i dati sono ancora molto prematuri. La variante è troppo nuova, i dati sono insufficienti. Ma, smarcata questa precisazione non secondaria, ci sono alcuni punti che vale la pena toccare. Innanzitutto, il consenso sembra abbastanza chiaro sul fatto che la trasmissibilità sia superiore rispetto alle varianti precedenti. In secondo luogo, la letalità della variante è meno chiara, anche a causa degli interventi sanitari (vaccinazioni o richiami) e della prevalenza dei casi tra i giovani che rendono complesso valutare l’effettiva rischiosità della malattia sulle fasce più a rischio. In terzo luogo, una combinazione di alta trasmissibilità e bassa gravità può ancora causare danni economici e sociali significativi, almeno a breve termine, poiché vari servizi possono faticare a causa della scarsità di risorse. Si pensi che nei Paesi dove il contagio di Omicron è più avanzato gli ospedali stanno andando sotto pressione non tanto per il numero di pazienti troppo elevato, quanto per le numerose defezioni per malattia del personale medico e sanitario.

Sempre guardando al Regno Unito, i grafici sottostanti, che provengono da Our World in Data, suggeriscono alcuni nodi interessanti. I nuovi casi sono aumentati, così come il numero di test. Il tasso di test positivi non si è spostato molto, il che potrebbe suggerire che l’aumento dei test sia alla base di almeno una parte dell’aumento dei casi.

Il grafico successivo mostra i ricoveri ospedalieri nel Regno Unito. Si tratta di un dato fondamentale: la capacità del sistema sanitario nazionale è l’osservato speciale che potrebbe far scattare eventuali misure restrittive. Fortunatamente, finora non abbiamo notato un grande aumento del numero di ricoveri ospedalieri. Potrebbe essere una questione di tempistica (come suggerisce l’Imperial College) o un segno che l’impatto di Omicron non sarà così grave come quello delle varianti precedenti.

Infine, per chi si sente ottimista, si potrebbe guardare al numero di casi confermati in Sud Africa, uno dei primi Paesi a identificare la variante Omicron. I primi dati ci dicono che il numero di casi confermati per milione di persone, pur partendo da un livello molto elevato, ha iniziato a diminuire.

È presto per esprimere un verdetto, ma ci sono alcuni segnali di cauto ottimismo. I mercati si concentreranno non tanto sul dato dei nuovi casi, quanto sulla capacità degli ospedali, e questa è la metrica su cui bisogna concentrarsi. Per ora riteniamo che l’impatto sui mercati finanziari della stessa Omicron sarà di durata relativamente breve e quindi non abbiamo sentito la necessità di apportare modifiche al posizionamento dei nostri portafogli. Continueremo a monitorare i dati nelle prossime settimane.

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